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La morte in pentola

COPERTINApiccolaPrendete la Franca, settantenne tutto pepe, vedova col pallino delle parole crociate e dallo spiccato fiuto investigativo. Aggiungete la Iole, l’amica di una vita, sorda, brontolona e spassionatamente amante di tutto ciò che è zuccherato. Mettetele insieme ad altri malcapitati su un pullman gran turismo che ha visto tempi migliori, di quelli che col pretesto delle visite in città d’arte – in questo caso la nostra Ferrara – cercano di rifilare ai gitanti mancati pentolame vario e per lo più inutile.
Come contorno, un omicidio insolito e brumoso quanto una giornata d’inverno nella bassa ferrarese, in cui si inseriscono tanti personaggi esilaranti e strampalati, tutti potenziali assassini, capaci di mandare all’aria le più intaccabili teorie lombrosiane.
Insomma, un delitto saporito al pari di una buona salamina.

Sono questi gli ingredienti esplosivi di “La morte in pentola” (Forme Libere – Ed. Tangram), romanzo vincitore del concorso letterario nazionale “Passi nel buio 2009”, uscito dalla prolifica penna di Gaia Conventi, pluripremiata scrittrice gorese di nascita, ferrarese d’elezione e copparese d’adozione.
L’Arźdóra scrívidóra, come ama definirsi, da anni si cimenta con ottimi risultati col noir umoristico, genere letterario finora di nicchia in Italia, ma che siamo certi non stenterà a decollare grazie a lei. Basti ricordare la sua vittoria all’ultima edizione del MystFest – Gran Giallo Città di Cattolica, che le è valsa la pubblicazione sulle pagine del Giallo Mondadori del dicembre scorso. Che dire, un sogno realizzato che ha tutta l’aria di essere un presagio.
“La morte in pentola” è ironico dall’inizio sino alla fine, godibilissimo, a riprova che la Conventi ha sempre ben alta l’asticella della verve comica.
Tra le righe della narrazione, lascia qua e là tasselli della sua poliedrica personalità a mo’ di puzzle, che compongono l’identità di una scrittrice mai uguale a se stessa.
Una scrittrice che trae ispirazione dalla sua adorata Ferrara che, a discapito della fama di paciosa città di provincia, è teatro dei suoi omicidi, dandole in prestito le prelibatezze culinarie ed i gioielli d’arte.
Proprio quei gioielli d’arte e quegli scorci che trovano spazio nel suggestivo scatto di copertina di Andrea Fortini (marito e primo sostenitore di Gaia Conventi – n.d.r.), elaborato magistralmente da un gruppo d’artisti veneziani cresciuti alla scuola di Oliviero Toscani.
Un libro assolutamente da consigliare, e magari da regalare proprio a chi crede che nella patria dell’Ariosto non possano capitare certe cose.


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2 Comments

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  1. […] Recensione su Sugarpulp. […]

  2. […] Jane Austen Book Club – sarò a Mirandola, alle 18, per un aperitivo letterario. Racconterò “La morte in pentola” e, grazie alle domande scomode di Sabrina Sasso, riuscirò a farvi andare lo spritz di traverso. In […]

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