La notte di Roma, recensione

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La notte di Roma, seguito di Suburra, racconta la capitale del 2015. Tra scandali, schermaglie politiche e l’imminente Giubileo.

la-notte-di-roma-bonini-de-cataldo-recensione-sugarpulpTitolo: La notte di Roma
Autore: Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo
Editore: Einaudi
Pagine: 314
Prezzo: € 19.50 cartaceo, ebook € 9.99

“Questa è una città che ogni minuto accende una passione e ne spegne mille. Roma ti riconosce finché ti guarda dal basso in alto. Quando scendi dal piedistallo, sei uno come tanti, e avanti un altro“.

Sull’onda del meritato successo di Suburra, il lungometraggio tratto dal loro omonimo romanzo, Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo tornano in libreria con La notte di Roma, un nuovo intrigante affresco del malaffare capitolino.

Se Suburra aveva anticipato gli scandali di Mafia capitale (di cui si è aperto proprio in questi giorni il processo), La notte di Roma si rivela sin dalle prime battute una fotografia deformata delle vicissitudini che hanno interessato la città eterna negli ultimi mesi.

Dico deformata perché le vicende narrate, benché saldamente ancorate alla realtà, sono pur sempre opera di fantasia: una fantasia mai così pericolosamente vicina all’attualità.

Un sindaco pugnalato alle spalle dal suo stesso partito; un Giubileo sul quale tutti vorrebbero mettere le mani; la chiusura di conti scottanti dello Ior; e ancora, una Papa deciso a riformare radicalmente il Vaticano; un governo pronto ad accettare i più squallidi compromessi pur di restare in sella e un mondo di mezzo che, cangiante come un camaleonte, continua a dettare, silenzioso, le sue regole.

La notte di Roma è quello che potremmo definire una instant novel, un racconto nero e pungente dei giorni che la Città Eterna sta attraversando.

Se Suburra si era chiuso con un “apocalittico” vuoto di potere, questa nuova storia si apre spiegandoci come e da chi quel vuoto sia stato riempito: un governo di centrosinistra ha rimpiazzato il vecchio ed impresentabile centrodestra, cambiando a colpi di tweet la forma e il linguaggio della politica italiana; l’entusiasmo e la volontà di rinnovamento di Papa Francesco hanno dato una scossa vitale ad una Chiesa ormai arroccata su stessa; Sebastiano Laurenti, infine, è diventato il successore designato dal Samurai, l’ex componente della Banda della Magliana costretto a scontare una lunga pena in regime di massima sicurezza in un carcere del nord Italia.

Di mezzo c’è il Giubileo con il suo carrozzone di opere da realizzare. Un’occasione ghiotta, un sacco di soldi. Ma non per tutti.

Come abbiamo imparato dai tempi di Romanzo criminale Roma non vuole padroni e Sebastiano si trova a dover fare i conti, oltre che con la sua voglia di cambiare vita, con Fabio Desideri, un delinquente di nuova generazione pronto a tutto pur di entrare nel giro che conta e mettere la parola fine al regno del Samurai.

La scintilla si trasforma presto in un incendio: comincia una lunga serie di tradimenti, alleanze, agguati e lotte intestine che vanno, ovviamente, ad alterare gli equilibri della politica.

Una politica che continua ad essere succube di personaggi la cui facciata presentabile nasconde spesso brutte sorprese, a partire da Temistocle Malgradi, vicesindaco di Roma e braccio destro di Sebastiano.

A complicare il quadro c’è Chiara Visone, astro nascente del partito, con la quale Laurenti instaura una relazione fatta di bugie, ricatti e ambiguità, destinata a cambiare le vite di entrambi.

Chiara rappresenta la nuova sinistra, quella vincente che ha voltato le spalle al passato in contrapposizione ai valori incarnati dal senatore Adriano Polimeni, che decide di giocare il tutto e per tutto pur di riportare la città e la Visone (sua vecchia fiamma) sulla retta via.

La scrittura è avvincete, feroce, tesa e punta molto sui dialoghi; questi ultimi sono sempre azzeccati, mai eccessivi, spesso irresistibili, specie quando spunta qualche battuta in dialetto.

Bonini e De Cataldo si dimostrano maestri non solo nel catturare in un’istantanea i mali del nostro tempo, ma anche nel tratteggiare con un tocco brillante il sottobosco criminale e la variegata (dis)umanità che lo popola: palazzinari, neonazisti, coatti ripuliti, zingari e tirapiedi pronti a vendersi a chiunque.

Un senso di decadimento permea l’intera storia, aleggiando come un ombra minacciosa sui personaggi e sui loro destini già scritti.

Che ne sarà di loro? La risposta è una sola e vale per tutti: nella lunga notte di Roma non c’è possibilità di redenzione.

 

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