La saga di The Witcher

The Witcher Saga on Netflix

La saga di The Witcher. Daniele Cutali ci racconta l’epica saga dello strigo più amato della storia dei videogmaes e del fantasy.

Il grande botto videoludico del 2015 è di sicuro polacco, non americano, ed è The Witcher 3: Wild Hunt. CD Projekt Red, la software house dietro alla realizzazione della trilogia di videogames dedicata allo Strigo Geralt di Rivia, ha percorso una strada che definire lastricata d’oro è poco, ha incarnato alla perfezione il sogno americano più classico pur rimanendo in pianta stabile in Europa.

Dalla Polonia con furore

Soprattuto nell’Europa dell’est, in Polonia. Quella stessa Polonia uscita a fine anni Ottanta del secolo scorso dalla dittatura di Jaruzelski, dai movimenti di protesta operaia e dalle lotte portate avanti a spron battuto dalla Solidarność di Lech Wałęsa. In quel contesto e da quel contesto che profumava di libertà, nonostante le grandissime difficoltà economiche del dopo-dittatura, nel 1994 viene fondata la CD Projekt da due promettenti giovanotti, Marcin Iwiński e Michał Kiciński, prima e unica software house polacca specializzata in videogiochi.

Nel 2002 la costola RED, invece, nasceva soltanto per lo sviluppo su PC. Mai mossa fu più azzeccata. Polonia, letteratura fantasy, personaggio e trama forti, come può il pensiero non andare ad Andrzej Sapkowski? CD Projekt RED punta tutto su questo, unendo la passione per la letteratura fantasy e per il gioco di ruolo. Dopo l’acquisto dei diritti di sfruttamento dell’Aurora Engine, motore grafico creato dalla canadese Bioware che muoveva un certo Neverwinter Nights ambientato nei Forgotten Realms di Dungeons & Dragons, CD Projekt RED si mette al lavoro sul famoso personaggio creato da Sapkoswki: Geralt di Rivia, cacciatore di mostri a pagamento in un mondo cupo, sanguinario e pericolosissimo. Il passaggio dai romanzi di Sapkowski al media ludico fu naturale perché la letteratura fantasy presta il fianco al gioco di ruolo in maniera ideale, su carta o monitor qualunque esso sia. Interpretare poi un personaggio forte come Geralt di Rivia è l’apoteosi per l’appassionato.

Il primo racconto con protagonista lo strigo viene pubblicato nel 1986 sulle pagine della rivista polacca Fantastyka, prima rivista dedicata completamente alla letteratura fantasy. Il racconto s’intitola proprio Lo Strigo e ha un successo tale che Sapkowski pubblica in seguito diversi romanzi e raccolte di racconti e diventa uno scrittore di successo.

The Witcher, il primo videogame

La CD Projekt RED invece pubblica The Witcher nel 2007 e incomincia a far parlare di sé tra gli addetti ai lavori. Il videogame raccoglie numerosi premi e per essere il primo gioco tripla A di una software house indipendente polacca, con un motore grafico in licenza, è davvero un bel traguardo. A dispetto di chi ha sempre asserito che il gioco per PC sta morendo, i numeri sono impressioanti: oltre un milione di copie vendute in un anno, nonostante la pirateria. Non siamo sulle cifre di altre serie fantasy e di ruolo, ma il gioco per PC non mi pare affatto morto. Il primo The Witcher ci introduce al carismatico, malinconico, solitario personaggio di Geralt di Rivia, al suo mondo oscuro, crudele, cattivo. Non tutto e tutti sono come sembrano e anche gli strighi hanno sfumature profonde.

L’addestramento dei cacciatori di mostri, mutanti e superumani, avviene dopo l’ingresso da bambini in una gilda specifica, nella quale non tutti sopravvivono e della quale fa parte anche Geralt. Insomma, grazie alla penna di Sapkowski anche il videogame trasuda mostri, personaggi e ambientazioni pulsanti, vivi, tridimensionali. La trama del gioco non è però parto dello scrittore polacco, il quale supervisiona soltanto che sia tutto coerente, ma totalmente originale nonostante ci siano molti richiami ai suoi romanzi, e si dipanerà attraverso una trilogia. La mitologia dell’universo creato da Sapkowski prevede che un gruppo di spettri potenti di origine ultraterrena, i quali dall’aspetto ricordano un po’ i Nazgul di Tolkien, siano presagio di sventura per coloro con cui vengono a contatto.

La Caccia Selvaggia ha inseguito Geralt all’inizio di The Witcher, il quale rimane a terra senza memoria. Le vicende si dipaneranno in un prologo, cinque capitoli e un epilogo con finali differenti, a seconda delle scelte che si compiranno. Il gioco è ambientato a Vizima, la capitale del Regno di Temeria guidato da re Foltest, e nei luoghi circostanti. Geralt dovrà vederla con gli Elfi Scoia’tael e attraverso varie vicissitudini, dovrà salvare Re Foltest da un misterioso assassino insieme a Triss Merigold, una maga molto attratta da lui. Dopo la battaglia finale con l’assassino, si scopre che anch’egli è un witcher. Tale evento porterà direttamente al seguito del gioco. Cd Projekt RED a questo è pronta a fare il grande salto nel mondo dei videogame e, forte delle vendite del primo The Witcher, investe tempo e denaro nella lavorazione del secondo capitolo della trilogia, completamente nuovo sia nella veste grafica che in quella del motore di gioco.

Intanto il successo mondiale di The Witcher trascina con sé anche i romanzi di Sapkowski, prima conosciuti soltanto in patria. In Italia è l’Editrice Nord ad accaparrarsi i diritti di traduzione e pubblicazione. Il marchio della Nord, del Gruppo editoriale Mauri & Spagnol e famoso in passato per le lussuose edizioni di fantascienza Cosmo Argento e Oro, fa uscire nel 2010 Il Guardiano degli Innocenti, nel quale sono raccolti i primi sette racconti di Sapkowski mai apparsi nel nostro Paese.

The Witcher 2: Assassins of Kings

CD Projekt RED capitalizza lo strepitoso successo ottenuto nel 2007 con il primo gioco The Witcher dedicato allo strigo Geralt di Rivia, cacciatore di mostri a pagamento nato dalla mente geniale dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski. Abbandona la licenza del motore grafico Aurora, un po’ datato, e si getta nel mare nostrum della programmazione in proprio, partendo da zero con un nuovo gioco che farà da seguito al primo e da propellente per un trilogia, come nei più classici dei crismi fantasy. La software house polacca si allarga, diventa al pari delle grandi case americane e, tramite una politica di trasparenza, passione e assenza di DRM acquista la fiducia più stretta dei giocatori, e quindi del mercato.

Insomma, CD Projekt RED si mette a lavorare ancora più duramente e ci da dentro.  Internamente agli studi polacchi viene sviluppato il RED Engine, motore grafico open world totalmente nuovo, nel quale si può esplorare in lungo e in largo la mappa di gioco senza interruzioni, caricamenti o filmati d’intermezzo. Nel maggio 2011 sugli scaffali dei negozi di videogames arriva per PC The Witcher 2: Assassins of Kings, attesissimo seguito del primo gioco, che balza subito ai primi posti di tutte le classifiche mondiali. Il RED Engine spinge all’estremo i processori e le schede grafiche del periodo, diventando termine di paragone. Il mondo in cui si muove Geralt di Rivia è ancora più vivo e con uno spessore senza precedenti.

Durante l’esplorazione degli ambienti, l’avanzare nelle main quest (perché sono più di una, a seconda delle scelte effettuate dal giocatore come vivido esempio di trama non lineare) e il portare a termine le centinaia di missioni secondarie, il regno di Temeria è lì sotto i nostri occhi come ce lo siamo immaginati e, molto probabile, come se lo è immaginato anche Andrzej Sapkowski. Nel frattempo l’Editrice Nord prosegue con successo nella pubblicazione delle opere dello scrittore polacco e fa uscire, a cavallo della release del gioco, la seconda raccolta di racconti intitolata La Spada del Destino. Ormai per lo strigo Geralt di Rivia la strada è spianata sia nel media videoludico, quello con maggior volume di vendita e che ha fatto conoscere l’universo creato da Sapkowski al grande pubblico, che in quello narrativo, alla base del personaggio e di tutto quello che gli gira intorno.

La complessa trama del gioco, invece, prosegue nel ricostruire la memoria di Geralt, perduta durante l’inseguimento degli spiriti della Caccia Selvaggia. In The Witcher, Geralt aveva salvato Foltest da un attentato ma il Re qui viene invece ucciso e Geralt stesso pare implicato nell’omicidio, nonostante non si ricordi nulla. Per riscattare la propria innocenza, fugge di prigione e con l’aiuto della maga dai capelli rossi Triss Merigold e del nano Zoltan, si mette sulle tracce degli elfi Scoia’tael. Scopre l’identità dell’assassino, un witcher rinnegato che ha utilizzato tutto e tutti per i propri scopi personali, i quali coincidono con quelli dell’Impero di Nilfgaard a sud.

L’unica ragione è quella di far scoppiare una guerra tra i Regni del Nord in modo che Nilfgaard riesca infine a conquistare tutto il mondo conosciuto.

Tutto il gioco viene narrato dal punto di vista del bardo amico e compagno d’avventure di Geralt, qui chiamato con il suo nome originale Dandelion mentre nei romanzi è Ranuncolo. Successo globale e strepitoso anche per The Witcher 2: Assassins of Kings e, mentre la CD Projekt RED fa annunci che fanno balzare sulla sedia gli appassionati, come quello in cui rivela la lavorazione del videogame di ruolo basato su Cyberpunk 2020, sogno bagnato di tantissimi che vi hanno giocato su carta, lavora in gran segreto sul capitolo finale della trilogia. L’Editrice Nord, nel frattempo, sforna gli altri lavori di Sapkowski e non fa raffreddare il ferro sull’incudine. Il 2012, 2013 e 2014 vede l’uscita in ordine cronologico della saga di romanzi veri e propri: Il Sangue Degli Elfi, Il Tempo Della Guerra e Il Battesimo Del Fuoco. Il 2015 è invece l’anno fatidico dell’ultimo gioco.

The Witcher 3: Wild Hunt

In precedenza annunciata per febbraio 2015, l’uscita di The Witcher 3: Wild Hunt viene posticipata al 19 maggio per permettere a CD Projekt RED di rifinire e smussare al meglio i dettagli del gioco. La software house polacca, nonostante sia ormai diventata una big del mercato mondiale, ci tiene a rimanere ancorata alle proprie origini, ovvero fare le cose per bene e non deludere gli aficionados dimostrando per l’ennesima volta serietà, professionalità e grande passione per il proprio lavoro.

The Witcher 3, fa ancora un grande salto in avanti e rende il mondo dello strigo ancora più profondo, più “vivibile”, da giocare, esplorare, vivere e combattere. Il RED Engine, con enormi rinnovamenti tecnici a partire dal metodo di combattimento, dal lancio dei segni magici, dalla gestione dell’inventario e altre cosucce del genere, arriva alla versione 3 e punta i piedi sull’acceleratore. Tecnicamente diventa il termine di paragone, nonostante la presenza sul mercato del motore grafico Frostbite 3 di Dragon Age: Inquisiton (crpg open world di Bioware, gioco concorrente-amico).

Quest’ultimo però viene dato in licenza da DICE, sviluppato per la famosissima serie di guerra Battlefield, fps tutto da guardare (first person shooter, “sparatutto in prima persona” per chi non ama gli acronimi inglesi), e non programmato internamente da Bioware stessa. Ecco che The Witcher 3 diventa “IL” gioco di ruolo per computer del 2015. La trama prende il via poco tempo dopo gli avvenimenti di The Witcher 2: Assassins of Kings e troviamo un Geralt di Rivia più maturo non soltanto a causa della barba che lo contraddistingue in questo capitolo, bianca come i suoi capelli, ma più ferito nel corpo e anche nell’anima.

Ormai l’Impero Meridionale di Nilfgaard ha attaccato e conquistato i Regni Settentrionali grazie alle lotte intestine innescate da Letho di Guleta, lo strigo rinnegato che aveva assassinato Re Foltest di Temeria nel secondo capitolo. C’è però qualcosa di più grande e oscuro in ballo: la Caccia Selvaggia, l’armata di spiriti elfici portatori di sventura, è tornata.

Yennefer di Vengerberg, la maga dalla quale Geralt si è separato da tempo e di cui è ancora innamorato, torna a cercarlo perché gli spiriti della Caccia stanno inseguendo Ciri, la ragazzina a cui lo strigo è legato a causa degli insegnamenti che le ha impartito alla scuola di Kaer Morhen, sede della gilda degli strighi nei romanzi di Sapkowski. Attraverso una miriade di missioni secondarie, c’è talmente tanto da fare in questo gioco che a volte si può perdere la bussola, se si è neofiti del genere open world. Si può avere la stessa sensazione per Dragon Age: Inquisition, appunto, e per il capolavoro di riferimento The Elder Scrolls V: Skyrim.

Ma la soddisfazione di esplorare scenari che altrimenti vedremmo soltanto nella nostra testa è impagabile. Nella nostra testa o tra le righe delle pagine scritte da Andrzej Sapkowski. L’Editrice Nord continua con successo, infatti, la pubblicazione dell’opera completa del genio polacco.

È recente l’uscita de La Torre della Rondine, quarto romanzo della pentalogia dedicata a Geralt di Rivia. Quale migliore occasione, di nuovo, dell’uscita di The Witcher 3: Wild Hunt per far impennare le vendite? In attesa di vedere cosa accadrà allo strigo in futuro, sia sul monitor del PC che su carta, intanto ci tuffiamo nelle lande virtuali e infinite di Temeria, ché ci sono dei mostri da cacciare laggiù, eh?

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