La scimmia pensa, la scimmia fa

La scimmia pensa, la scimmia fa

La scimmia pensa la scimmia fa

Titolo: La scimmia pensa, la scimmia fa
Autore: Chuck Palahniuk
Editore: Mondadori – Strade Blu
PP: 268
Prezzo: 15,00

Tutte le storie raccontate in questo volume parlano dello stare tra la gente. Di me in mezzo alla gente o di gente che si raduna

E da ogni persona Palahniuk trae una storia, e da ogni storia un gioiello. L’opera è composta da ventitré tra brani e saggi. Con questo libro Palahniuk, prende per mano il lettore, e con il bisturi nell’altra lo accompagna a vivisezionare realtà, storie, persone.

Storie storte, singolari, dagli aspetti talvolta sconcertanti, presentate con la solida lucidità dell’acciaio chirurgico.

Non conta che si tratti di fiere dove cazzi di toro diventano bastoni da passeggio, di Demolition derby per mietitrebbie, di Marilyn Manson, del tizio che è stato condannato per parricidio o di persone che costruiscono assurdi castelli per abitarvi. Palahniuk è lì, con lo spillone del suo sguardo impietoso pronto ad inchiodare la realtà al foglio e porgercela.

Se prendiamo come esempio il brano intitolato “La scimmia pensa, la scimmia fa” ci si rende subito conto di avere a che fare con qualcosa di più di una storia ben raccontata.

Il lettore si trova subito a dover fare i conti con il gusto che Palahniuk ha per le situazioni bizzarre (border-line direbbe qualcuno) quando racconta di proiezionisti di cinema che si divertono ad inserire fotogrammi di film pornografici in film per famiglie. Di soggetti che trasformano delle innocue palle da tennis in ordigni pronti a mietere vittime.

Poi muove oltre, e fa un’ analisi sociologica che funziona come una dose di Caol Ila in un bicchiere ampio e basso. Partendo dalla nozione che Kirkegaard dà dell’angoscia, Palahniuk fa la fotografia di un’umanità maniacale e in subbuglio, e chiude caustico con uno degli enunciati fondanti della sua produzione letteraria: “l’uomo è il peggiore nemico di se stesso.”

Ecco, Palahniuk è qualcosa di più che la meticolosa cura per il dettaglio e il magistrale allestimento di situazioni che prendono in ostaggio il lettore. Chuck Palahniuk è quella dose di Caol Ila: arriva dritto allo stomaco senza tralasciare la scorciatoia per il cervello. Dopo che hai “bevuto” Palahniuk non sei più lo stesso che ha “stappato” il libro.

I brani sono frutto del materiale che il grande scrittore di Portland ha raccolto nel corso della sua vita e che ha talvolta utilizzato per realizzare le sue opere. Materiale che ci dimostra quanto sia viva la capacità che la realtà ha di superare la più sfrenata delle fantasie,(non a caso il titolo del libro in lingua originale è: Stranger than Fiction) e con un narratore come Palahniuk… Beh, come si fa a resistere?

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