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La testimone del fuoco

Se La testimone del fuoco vi è piaciuto, ditelo agli amici. Se non vi è piaciuto, raccomandatelo lo stesso: perché essere gli unici a restare fregati?

La testimone del fuocoTitolo: La testimone del fuoco
Autore: Lars Kepler
Editore: Longanesi
PP: 586
Prezzo: euro 18,60

Non ve la racconto la trama, amici miei: se volete farvi del male, non sarò io il vostro carnefice.

I Lars Kepler colpiscono ancora. Uso il plurale poiché tutti ormai sanno che dietro allo pseudonimo ci sono ben due scrittori, e ci si sono messi entrambi per produrre un romanzo che non va da nessuna parte. O meglio, come il suo protagonista Joona Linna, sempre lui, va dappertutto senza arrivare, però, in alcun posto.

L’incipit, già di per sé fa cascare le braccia. Gli autori ci danno una spiegazione enciclopedica della figura del medium, così chi andava in cerca di un thriller con i piedi per terra già si mette l’anima in pace e si attende la cagata paranormale. In realtà così (paranormale) non è: la medium è finta, ma ricopre il ruolo chiave del romanzo.

In altre parole, rappresenta l’assolutamente ingiustificato colpo di culo di Joona Linna per risolvere il caso. Lui, infatti, e gli altri poliziotti sono gli unici a non aver capito chi è il colpevole, mentre noi, lettori scafati, lo identificheremo già prima della metà del libro. Risibili anche le motivazioni psicologiche che spingono il killer a perpetrare il suo crimine.

La storia si trascina per tre quarti del libro da un posto all’altro della Svezia senza particolari colpi di scena, due palle! Poi, tutto succede in un lampo: la soluzione spiattellata così, come una frittatina cotta senza amore.

Per restare in tema culinario, La testimone del fuoco è un brodo insipido in cui, per tentare di insaporirlo, i Kepler buttano di tutto, persino dei trafficanti di bambini (presenze del tutto incidentali nella storia, peraltro), sperando di confondere e depistare il lettore che, invece, procede nella lettura per inerzia.

Parlando dello stile narrativo, la scrittura al presente sembra essere diventata la cifra stilistica del “fantastico duo”: sia il loro primo libro L’ipnotista, sia questo loro terzo (il secondo, L’esecutore, non l’ho letto, ma immagino valga lo stesso discorso) sono scritti così, con l’intento evidente di rendere più partecipe il lettore (un po’ come la tecnica del POV nel cinema). E l’operazione, qui, riesce alla grande: vogliono farci credere di essere sul Blu Tornado, ma ci si rompe le palle come a fare un giro sul Bruco-mela.

E poi, ‘sta cosa del tempo presente è sospetta: che i Kepler siano mezzo analfabeti?

Insomma, se L’ipnotista risultava tutto sommato un libro godibile ed avvincente (a parte l’inutilmente lungo flash-back/spiegone), con i ripetuti (forse un po’ troppo) twist ed anche un occhio sensibile e critico alle tematiche minorili, invece La testimone del fuoco è un libro che prende per il culo il lettore, un libro che promette e non mantiene. E questo è disonesto.

Infine, le ultime pagine del libro contengono un cliff-hanger al prossimo capitolo delle avventure di Joona Linna, con un serial killer che assomiglia troppo ad Hannibal Lecter. Cosa ci riserveranno i Kepler nel loro nuovo “L’uomo della sabbia”? Speriamo non sia la sabbia del gatto…

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