La traiettoria della neve

La traiettoria della neve, il primo romanzo della Trilogia di Stoccolma è un riuscito mix tra la migliore tradizione noir americana e la scuola svedese. Una storia priva di eroi e di redenzione.

Titolo: La traiettoria della neveLa traiettoria della neve
Autore: Jens Lapidus
Editore: Mondadori
PP: 607
Prezzo: 20 euro

Ok, lo ammetto. Ho acquistato questo libro con una certa reticenza. Spero che Jens Lapidus non me ne voglia, ma avevo i miei buoni motivi. Mi spiego: un autore svedese che se ne esce con una trilogia noir ambientata a Stoccolma poco dopo il successo planetario di Stieg Larsson non può certo ispirare, di primo acchito, una grande fiducia. Se poi l’ autore in questione ha l’aspetto di un tizio appena venuto fuori da una rivista di moda, i pregiudizi non possono che aumentare.

Nonostante la fortissima sensazione di trovarmi di fronte all’ennesima operazione commerciale, con tanto di squilli di tromba e richiami in copertina, ho deciso di cimentarmi in questa lettura, spinto più dall’istinto che dalla ragione.

La traiettoria della neve si è rivelata sin dall’inizio una vera sorpresa. Primo perché i protagonisti sono tre criminali che, seppur molto diversi tra di loro, non perseguono altro che soldi, potere e vendetta. Secondo perché la narrazione, che segue al ritmo di un capitolo a testa le gesta dei tre personaggi, da la sensazione di una cronaca fredda e distaccata dei fatti raccontati, con uno stile che richiama e si avvicina a quello del grande James Ellroy.

“Sono svedese, ma non scrivo esattamente come un noirista svedese”. E’ questo ciò che Lapidus sembra volerci comunicare all’inizio del romanzo quando, prima di dar fuoco alla polveri, caccia in prima pagina le citazioni di due maestri americani: il primo è proprio James Ellroy, il secondo Dennis Lehane.

L’autore mantiene la premessa adottando uno stile scarno, sincopato e molto cinematografico, utilizzando abilmente le sue conoscenze di avvocato penalista (attività che esercita tutt’oggi) negli incisi riguardanti le parti processuali.

La cocaina (sarà lei la “neve” citata nel titolo?) è il collante bianco che unisce i destini dei tre protagonisti: lo scaltro Jorge Salinas Barrio, il truce Mrado Slovovic e l’astuto JW. Il primo è un giovane sudamericano che dopo una rocambolesca fuga dal carcere vuole vendicarsi di chi lo ha tradito e cerca un futuro migliore per la sua famiglia. Il secondo è un gorilla della mafia slava con seri problemi lavorativi e famigliari. Mrado si vede infatti messo all’angolo da Radovan, il nuovo capo dell’organizzazione criminale proprio mentre tenta in ogni modo di costruire un rapporto con la propria giovanissima figlia. JW, infine, è uno studente di economia disposto a tutto pur di poter entrare nel jet set e vivere tra la gente che conta. Per mantenere un certo stile di vita inizia a lavorare come taxista abusivo, ma passa ben presto a spacciare negli ambienti più elitari di Stoccolma. Questa nuova e redditizia attività lo porta a scoprire particolari inquietanti circa la scomparsa della sorella, misteriosamente svanita un paio di anni prima.

Il romanzo, oltre ad essere un’ottima crime novel, offre diversi spunti di riflessione sulla nuova criminalità organizzata e sulle svariate attività ad essa legate: dallo spaccio di droga alla prostituzione, dalla corruzione al riciclaggio di denaro sporco sino all’immigrazione clandestina.

Lapidus traccia l’affresco di una Stoccolma cupa e desolante e di una società cinica e spietata. Le parti che riguardano l’arrivista JW e la sua vita mondana non possono non ricordare Brett Easton Ellis ed i suoi indimenticabili personaggi “vuoti” di sentimenti. Così come la citazione continua di locali, brand e marchi commerciali.

Mentre molti autori svedesi hanno messo al centro delle loro opere il delitto (sempre più sadico e terribile) e la sua risoluzione, Lapidus percorre una strada del tutto diversa raccontando la malavita e tutto ciò che essa comporta (furti, scontri, tradimenti, rapine, omicidi…) dal punto di vista della malavita stessa, sfruttando magistralmente le conoscenze acquisite nei tribunali.

Gli antieroi creati da Lapidus non hanno nessuna possibilità (né volontà) di redenzione. Le uniche alternative percorribili sono il successo, la fuga, il carcere o la morte. Ed è esattamente questa incapacità intrinseca di pentirsi e di espiare i propri peccati a fare di Jorge, Mrado e JW protagonisti accattivanti, insoliti e tristemente reali.

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