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L’amore finché resta, recensione

L’amore finché resta, la recensione di Maila Cavaliere del romanzo di Giulio Perrone pubblicato da Harper Collins.

Titolo: L’amore finché resta
Autore: Giulio Perrone
Editore: Harper Collins
PP: 280 pagine

Sono strani questi anni in cui un quarantenne precario può ancora pensare di essere un giovane professionista. Ma ognuno ha le sue gabbie e alcune sono invisibili e senza sbarre.

Tommaso, il protagonista del romanzo L’amore finché resta, è così. Quarant’anni, lavoro saltuario e di facciata, matrimonio d’interesse, non si fa scrupoli di vivere facendosi mantenere dalla famiglia della moglie, figlia di un notaio.

Nemmeno essere padre lo ha reso più maturo e la sua prigione è il pregiudizio. L’impostura è la cella con cui si ripara da responsabilità e sofferenza.

La poca fiducia nell’amore lo fa vivere di passioncelle a tempo determinato e di tifo tormentato per la Roma. Con la sfera femminile interagisce secondo un decalogo discutibile e maschilista che svela ben presto il suo limite.

Giulio Perrone, in questo romanzo scritto con lucida leggerezza, punta dritto a smascherare l’uomo medio della sua generazione, sempre fuori da sé, supereroe di facciata e fragile preda delle conseguenze dell’amore, per dirla con echi che pescano nell’immaginario di Sorrentino.

Ma la vita è azzardo. E nella doppia accezione di questo lemma, Tommaso scopre che la vita può cambiare in un attimo. Giulio Perrone ci racconta fino a che punto un uomo può aderire alla rappresentazione che gli altri ne fanno e fino a che punto, quando si sta per perdere tutto, e uno sguardo indietro rischia di pietrificare, si può scegliere di guardare la vita nello sguardo rifratto del coraggio e del sentimento d’amore.

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