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L’apprendista di Goya, la recensione

L’apprendista di Goya, la recensione di Pierluigi Porazzi del romanzo di Sara Di Furia pubblicato da La Corte Editore.

Titolo: L’apprendista di Goya
Autore: Sara Di Furia
Pagine: 304
Prezzo: 18,90 euro
Editore: La Corte Editore

Nella Madrid del 1791, Manuél Alvéra, un ragazzo che lavora nel colorificio del padre, viene assunto come assistente dal celebre pittore di corte Francisco Goya, colpito dall’abilità del giovane nel creare i colori, ottenendo tonalità di stupefacente bellezza.

Il sogno di Manuél è sempre stato quello di diventare anche lui un pittore, e inizia con entusiasmo il nuovo incarico presso il famoso Goya, tentando di studiarne i quadri e l’arte per carpire i segreti della pittura del maestro.

Intanto, Madrid è sconvolta da una serie di efferati omicidi, le cui vittime sono tutti pittori, colpevoli, secondo l’Inquisizione, di aver alimentato lussuria e vanità, ritraendo giovani donne in pose, per l’epoca, scandalose.

Manuél teme per la vita del suo mentore, essendo il più noto pittore dell’epoca, anche perché Goya sta lavorando in segreto a un quadro che ritrae la sua musa, la misteriosa Betsabé, completamente nuda, che, se fosse visto da qualcuno, creerebbe scandalo. Ma, al tempo stesso, alcuni indizi portano Manuél a pensare che possa essere proprio lo stesso Goya l’autore degli orrendi delitti.

Attraverso il racconto in prima persona del protagonista, L’apprendista di Goya proietta il lettore nella Madrid di fine Settecento, immergendolo nella realtà dell’epoca, facendogli inoltre conoscere le angosce e i turbamenti del ragazzo.

L’apprendista di Goya è un romanzo di grande spessore, allo stesso tempo un affresco della Madrid di fine Settecento, un mystery-thriller e un romanzo sull’Arte.

Sara Di Furia, con una scrittura perfetta e raffinata, riesce a far convivere le diverse anime della storia, e a dare vita a un Francisco Goya di cui, alla fine della lettura, si desidera approfondire la conoscenza. L’Arte è uno dei fulcri del romanzo, scopo di vita di Goya e del suo giovane allievo e movente degli omicidi.

L’arte come mezzo per raggiungere l’agognata immortalità, ma anche per raccontare attraverso essa la verità. La verità era tollerata solo nelle opere d’arte, considerate finzione, soleva dire il padre di Manuél, con una frase sempre attuale: l’unica maniera per raccontare la realtà, in modo trasfigurato, per evitare le ire censorie della società o della religione.

Uno straordinario romanzo, consigliato non solo agli amanti di thriller o di letture storiche, ma a chiunque apprezzi la letteratura e l’arte.

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