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Lavoratore atipico

A dire il vero proprio qualche mesetto fa avevo letto sul giornale che un matto stava scoperchiando le tombe. Una notizia parlava di un ragazzo era stato fermato dalla polizia perché, secondo gli investigatori, aveva riesumato il cadavere della sua ragazza. Era morta da poco e lui passava tutto il giorno al cimitero a piangere. Quindi l’avevano accusato di occultamento di cadavere, e l’hanno arrestato. Ora il corpo della sua morosa è stato gettato in pasto ai cari vecchi pervertiti che servo, anzi servivo, io. E loro se la sono fatta in ogni buco. Poveretto, ‘sto ragazzo è come se è stato inculato tre volte: non ha più un corpo da piangere e la salma della sua femmina ora è bruciata in un campo di pannocchie dopo che uno spostato l’ha tacconata. E lui deve pure dimostrare di essere innocente agli occhi della legge. Io dico che non è stato lui.

Una sera decido di spiare questi infami. Stanno lavorando molto, e vado al cimitero di San Vito per scoprire chi sono. Devo per forza rimettere in piedi la mia attività, questa gente va tolta di mezzo alla svelta. Passo tre notti all’addiaccio senza vederli, attento a ogni rumore. Fa un freddo bastardo, già la seconda sera sono pieno di raffreddore. Con la sfiga che mi ritrovo, il casino mi doveva capitare in pieno inverno, ve’.

La quarta sera, imbottito di aspirine e con una coperta addosso, sistemato dietro una tomba, sento provenire dei passi dal cancello. Mi alzo dal mio nascondiglio, e vedo tre ombre nel buio che si aggirano. Hanno una torcia alogena lunga, e tra loro parlano con un tono normale. Di notte è lo stesso che gridare. Fanno troppo rumore e troppa luce. Professionalità zero. A me queste cose mi fanno subito girare le balle.

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