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Lazzaro felice e la possibilità del bene | Cannes71

Lazzaro Felice, la conferenza stampa a Cannes

Lazzaro felice e la possibilità del bene. Silvia Gorgi ci racconta il film di Alice Rorhwacher e la conferenza stampa direttamente dal Festival del Cinema di Cannes.

Lazzaro felice si interroga su una possibilità che potremmo darci, una possibilità che muore e nasce continuamente, quella della bontà.

Lazzaro lo fa. Sceglie il bene. È felice quando aiuta gli altri, quando vede gli altri felici. Il personaggio plasmato da Alice Rohrwacher ha conquistato Cannes, al di là di qualche critico non così entusiasta, il film si è guadagnato ben 10 minuti d’applausi.

È proprio Lazzaro, il protagonista, interpretato da Adriano Tardiolo, per la prima volta sullo schermo ad aver rapito i cuori degli spettatori. Eppure racconta Alice in press conference è nata per la verità prima la storia, da lì è partita la nostra regista italiana, che, appena passata a Berlino, torna di nuovo in un festival internazionale:

L’idea era quella di raccontare la fine di un mondo feudale, della mezzadria, di un Medioevo storico da una parte e post-apocalittico dall’altra. Ma poi arriva Lazzaro, il buono, e alla fine è lui che diviene più importante della storia stessa. Lui racconta un modo di essere, è un contadino che aiuta, ma rappresenta anche un modo di stare al mondo diverso, la possibilità della bontà, che ciclicamente ritorna, come l’Araba Fenice, che rinasce dalle proprie ceneri. Lazzaro è indenne al tempo, e continua a tornare per interrogarci su quanto potremmo scegliere, e alla fine non scegliamo.

Un film, quello della Rohrwacher che, accanto ad attori non professionisti, i contadini della comunità, ha nel cast la sorella Alice, Luca Chikovani, Agnese Graziani, Sergi Lopez, Tommaso Ragno, il veneto Natalino Balasso, e la partecipazione di Nicoletta Braschi.

Una fiaba realissima seconda Alice e i suoi attori

Alice Rohrwacher ha sottolineato che

La scelta degli attori è sempre una scelta d’amore, un colpo di fulmine, per me è stato molto importante pure che gli attori avessero una provenienze diversa, e che si lavorasse verso un linguaggio comune; nel film l’innocenza è possibile nello sguardo verso l’altro, lo straniero che arriva, anche se dallo stesso paese, è forestiero rispetto a quella città, a quella comunità, provoca paura e rifiuto: è quello che accade a Lazzaro.

Sergi Lopez, che interpreta Ultimo, ha aggiunto che

Questo è un film poetico, intelligente e pure politico

La regista ha poi ha continuato con queste parole:

Se posso aggiungere è una realissima fiaba, direi, che ha le sue radici nella realtà, c’è un mondo fiabesco, una divisione fra buoni e cattivi, che il protagonista, non conosce, in tal senso lo definirei quasi religioso, ma di una religione della preistoria, si’ i riferimenti dei contadini sono cattolici, ma lavora sulla spiritualità dell’essere umano.

Nicoletta Braschi ha un personaggio durissimo: 

Non so se tutti sfruttano tutti, sono una spettatrice in tal senso, ho amato molto la figura di Lazzaro, e ieri (premiere del 13 maggio, n.d.r.)  ho visto il film per la prima volta. Per la verità ho un grande disgusto per la Marchesa Alfonsina De Luna, che interpreto non ha pietà per la vita degli altri, è un personaggio orribile.

Il lavoro del protagonista, Adriano Tardiolo

Adriano Tardiolo, quasi intimidito da tutta questa attenzione che gli è piovuta addosso, ha raccontato che

Il lavoro di preparazione è stato lungo, un mese di prove, ho conosciuto il personaggio in modo progressivo, direi che l’ho scoperto interpretandolo.

A questo proposito Alice Rohrwacher ha ricordato che

Adriano mi ha detto, dopo alcune settimane, “ok, credo ora d’aver capito tutto, ma dove c’è scritto nella sceneggiatura, come si fa?” Quel giorno si è messo a piovere”.

Paragoni importanti

In conferenza la regista cita come possibili riferimenti per questo lavoro nomi come quelli di Fellini e Pasolini:

Sono nel sangue e nella memoria, direi, cui aggiungerei i Fratelli Taviani ed Ermanno Olmi, che è mancato da poco, certo è il cinema che amo, e credo sia entrato nella mia memoria, per cui penso che non siano riferimenti coscienti, ritornano, lo scopro anche mentre il film lo facciamo. E per me è  un onore pensare a questi riferimenti

La produzione e le location

La produzione è quella di Tempesta di Carlo Cresto-Dina, insieme a Rai Cinema, come precisa lo stesso Cresto:

È una piccola società  ma siamo stati in grado di mettere assieme una coproduzione di 4 nazioni, è dunque un film internazionale, del resto non poteva che essere cosi’ con una regista internazionale come Alice

Rai Cinema segue il percorso artistico della Rohrwacher dal suo inizio. Il film girato nell’estate e nell’inverno 2017, e finito poco prima di Cannes, ha come location, per la prima parte il territorio tra Vetriolo e Bagnoregio, nel viterbese, terra del protagonista, e Castel Giorgio, nella provincia di Terni; mentre nella seconda tra Milano, Torino e Civitavecchia:

Volevamo inventare luoghi mitologici per le campagne, ci servivano luoghi con una fortissima identità, solitamente dividiamo l’Italia in Nord e Sud ma credo che le grandi differenze non stiano più su quell’asse, ma tra i paesi dell’interno e quelli dell’esterno, le migrazioni e gli spostamenti dei popoli riguardano questo passaggio da una realtà isolata ad una aperta, e non sono più solo verticali, ma vanno in tutte le direzioni, tracciando un paesaggio sempre più ampio e complesso. I paesaggi di Alice mi ricordano la storia della pittura italiana, avete presente i dipinti di Giotto nella Basilica di Assisi?

Lazzaro felice, il film

Quella di Lazzaro, un contadino che non ha ancora vent’anni ed è talmente buono da poter sembrare stupido, e Tancredi, giovane come lui, ma viziato dalla sua immaginazione, è la storia di un’amicizia. Un’amicizia che, luminosa e giovane, è la prima, per Lazzaro. E attraverserà intatta il tempo che passa e le conseguenze dirompenti della fine di un Grande Inganno, portando Lazzaro nella città, enorme e vuota, alla ricerca di Tancredi.

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