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Le affacciate, la recensione

Le affacciate, recensione

Le affacciate, la recensione di Corrado Ravaioli del romanzo di Caterina Perali pubblicato da Neo Edizioni.

  • Titolo: Le affacciate
  • Autrice: Caterina Perali
  • Editore: Neo Edizioni
  • PP: 168

Da quando è stata licenziata Nina ha smarrito la bussola che orientava la sua vita. Il lavoro dettava tempi e modi della sua esistenza.

La reazione immediata è stata quella di nascondere a tutti la novità, facendo finta che nulla sia cambiato. Sui social scrive di progetti stressanti e racconta ad Anna, l’unica vera amica che sente spesso via chat, di non riuscire a raggiungerla per impegni inderogabili.

Una realtà difficile da affrontare

In realtà, passa le sue giornate chiusa nell’appartamento che un tempo condivideva con l’ex fidanzato, di fronte al bosco verticale di Milano, e si trastulla contando i chiodi che giuntano le travi sul soffitto. 

Mi accorgo che il mondo va avanti, che tutto ha un ritmo, tranne me. Costruisco, allora, una scatola di cartone immaginaria per nascondermi dentro e spiare tutti da vicino senza farmi vedere. 

Quando il lettore si avvicina al nuovo libro di Caterina Perali, Le affacciate (edito da Neo edizioni), trova la protagonista stesa a letto, con gli occhi rivolti alle travi, mentre racconta l’ennesima bugia all’amica.

Sono dialoghi all’apparenza ordinari, di circostanza, tra il gossip e l’opinione da bar sul fatto del giorno. Come se le due recitassero una parte, imprigionate in un ruolo di convenienza. 

Nina ne è affondato un altro. 

Di cosa? 

Di barcone, davanti a Lampedusa. Un sacco di morti. Anche donne e bambini.

Ci vediamo dopo?

Non ce la faccio. Finisco tardi. #ancheoggifiniscodomani

Ogni giorno la stessa storia. Nina finge che nulla sia cambiato nella sua vita e inventa scuse per non uscire. Prima era una stacanovista incrollabile, ora vegeta in casa.

Pensa al passato senza soluzione di continuità. Alla ricerca di un po’ di calore umano compie gesti impulsivi, come quando cerca conforto nella coppia di filippini che le tengono pulita casa oppure tenta di adottare sei cuccioli di cane senza preoccuparsi delle loro necessità.

Perché Nina è una macchina da guerra sul lavoro ma insicura sul lato privato. I suoi gesti spesso azzardati, frutto dell’istinto, spingono il lettore a tifare per lei. E poi ha uno sguardo sul mondo così ironico da strappare spesso una risata.

C’è una sorta di incantesimo nei numeri dai panettieri. Ho appena preso il quarantatré, anche se dentro al negozio ci sono solo quattro persone e il display segna ancora il 22. 

Nina ha una paura tremenda di affrontare la realtà dopo il licenziamento. Per questo decide di mettere in pausa la sua vita. I giorni scorrono lenti e sempre uguali fino a quando, nel muro che la protagonista ha creato intorno a sé, si apre una crepa.

L’incontro fortuito con una vicina di casa, la signora Adele, raffinata 70enne, accende la curiosità di Nina sul passato della donna. Dietro la porta di casa scoprirà un mondo nuovo, fatto di persone che come lei hanno sofferto ma sono state capaci di reagire, in maniera diversa. Persone che porteranno nuova luce nel grigiore della sua vita.

Un romanzo senza retorica

Come potremmo definire Le affacciate? Sicuramente un libro sulla generazione dei precari, quelli che non hanno più certezze in ambito lavorativo. Un romanzo che affronta il tema senza retorica o intenti sociologici, raccontando una storia brillante, carica di umorismo caustico e riflessioni malinconiche, che lasciano il segno.  

Allo stesso tempo “Le affacciate” tocca un’altra patologia del nostro tempo, la dipendenza dalla tecnologia. Nina vive con lo smartphone perennemente in mano. Al punto da dimenticare anche in presenza di altre persone, qualsiasi regola alla base della convivenza sociale.

Il telefono per lei rappresenta un punto di contatto con il mondo, per stare aggiornata su ciò che accade e chattare con l’amica più cara. Leggete con attenzione le chat tra le due amiche. È interessante il modo in cui si mescolano argomenti drammatici e frivoli, senza nessuna separazione.

Come se nel flusso continuo di comunicazione non fossero più abituate a dare il giusto peso alle cose. E forse il problema non riguarda solo loro. 

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