Le colline hanno gli occhi

Le colline hanno gli occhi di Alexandre Aja è uno dei pochissimi casi di remake così perfettamente riuscito da  risultare migliore dell’originale. Con buona pace di Wes Craven

Quando Wes Craven, dopo aver visto l’ottimo Alta tensione, decise di contattarne gli autori, Alexandre Aja e Gregory Levasseur, per affidare loro il remake del suo classico Le colline hanno gli occhi del 1977, con ogni probabilità non si aspettava altro se non un un solido successo commerciale.

Il film infati è stato piuttosto fortunato al box-office, ma quello che forse il buon Wes non aveva previsto, era che il lavoro del talentuoso Aja riuscisse così bene da cannibalizzare l’originale risultandone, caso più unico che raro, nettamente superiore.

Le colline hanno gli occhi

La trama si incentra su una famiglia americana in viaggio verso la California, in occasione del venticinquesimo anniversario di matrimonio dei genitori. Dopo una deviazione nel deserto, i nostri eroi si trovano faccia a faccia con l’orrore e sono costretti ad ingaggiare una disperata lotta per la sopravvivenza.

Fin dall’indovinato incipit, con i titoli di testa che scorrono sulle immagini dei test nucleari – e dei loro lugubri effetti – condotti negli anni ’50 dall’esercito USA, appare evidente che le intenzioni di Aja e Levasseur sono indirizzate verso la realizzazione di un’opera diversa dai tanti dozzinali b-movies già visti sul tema.

Quello che segue, infatti, dopo il sanguinario prologo che mette subito le cose in chiaro, è un film estremamente curato e, certo, brutale. Un viaggio allucinante e (quasi) senza sconti nella paura viscerale della perdita violenta dei propri cari, con la riscoperta del nostro lato più oscuro come unica arma contro il Male.

Le colline hanno gli occhi

Lo script di Aja e Levasseur segue abbastanza fedelmente il soggetto originale di Wes Craven, con alcune fondamentali correzioni che, unite allo stile unico della tagliente regia di Aja, conferiscono al remake lo status di opera matura, vitale e sinistramente realistica, status che il film del 1977 di certo non aveva.

La famiglia terribile di cannibali mutati dalle radiazioni ha qui un giusto e maggiore spazio (Robert Joy – Lizard e Desmond Askew – Big Brain sono personaggi difficili da dimenticare), soprattutto grazie al prolungato e suggestivo scontro finale nel villaggio ricostruito, un vecchio sito in disuso per i test atomici.

Il nuovo The hills have eyes non è originalissimo nella trama, e non solo perché pur sempre di remake si tratta, ma anche perché il filone cannibalistico all’interno del cinema horror, dalla sua “invenzione” ad oggi, è stato, bisogna ammetterlo, abbastanza abusato.

Inevitabile, dunque, avere dei deja vù di fronte a certe sequenze o situazioni, o davanti ad alcuni trucchi di regia un po’ consunti, utilizzati per provocare facili sobbalzi nello spettatore. Ma non è questo il punto.

Le colline hanno gli occhi

Il pregio del film sta nella capacità di Aja di rielaborare una storia e dei cliché già noti in un’opera personale, capace di un impatto emotivo ben più efficace e dirompente di quello di tanti prodotti dello stesso genere. Sfruttando la bella prova di un cast di valore (Ted Levine, il killer de Il silenzio degli innocenti, qui nel ruolo del capo famiglia Bob, poliziotto in pensione, Kathleen Quinlan, la madre, Emilie – Lost – De Ravin, una delle figlie, Vinessa Shaw, sorella della prima, sposata con il mite Aaron Stanford, e Dan Byrd, il fratellino minore adolescente) e con l’aiuto dell’azzeccata colonna sonora firmata Tomandandy (“snervante” il giusto), Alexandre Aja confeziona un horror che fa del cupo realismo delle sue scene “forti”, e degli strazianti strascichi psicologici che le stesse hanno sui protagonisti, i suoi principali punti di forza.

Qualità che, unite alla sapienza della messa in scena – fotografia di Maxime Alexandre, montaggio di Baxter, direzione artistica dello stesso Levasseur (senza dimenticare l’ottimo lavoro svolto dalla celeberrima KNB nel dare – orribile – volto ai mutati membri della famigliola cannibale) – contribuiscono a fare di Le colline hanno gli occhi (prodotto da Craven con Marianne Maddalena, Peter Locke e Frank Hildebrand) un buon horror moderno, che sa essere, allo stesso tempo, viscerale e psicologico.

Guarda il trailer de Le colline hanno gli occhi su Youtube

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