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Le montagne della Follia, la recensione

Le montagne della Follia è un romanzo difficile da approcciare senza la giusta esperienza e i giusti paratesti, ma il valore dell’opera resta smisurato.

le-montagne-della-follia-lovecraft-recensioneTitolo: Le Montagne della Follia
Autore: H.P. Lovecraft
Editore: Il Saggiato
PP: 188
Prezzo: cartaceo 14,90 euro – ebook 6,99 euo

Le Montagne della Follia è un romanzo weird a opera di H.P. Lovecraft, autore che non ha certo bisogno di presentazioni.

Artefice di numerosi racconti, come Dagon, Il Colore venuto dallo Spazio, L’orrore di Dunwitch e Il Richiamo di Cthulhu, e di romanzi, tra cui il Il Caso di Charles Dexter Ward e La Maschera di Innsmouth, è quasi universalmente riconosciuto come il capostipite dell’evoluzione moderna del genere horror, che ha assunto maggior autonomia ed una dignità letteraria anche grazie al tormentato genio dello scrittore di Providence.

Difficile collocare Le Montagne della Follia all’interno di un genere specifico. Le scelte stilistiche operate da Lovecraft sono estreme, eccessive, persino folli a ben pensarci; eppure vengono portate avanti con una coerenza incrollabile.

In questo suo prendere le distanze dai precedenti scritti, attraversati da una bellezza sfiorita ma ancora percebile, sta il primo elemento di originalità dell’opera. Non c’è, in questo romanzo, un briciolo di bellezza, uno sfuggente guizzo di lirismo: non c’è speranza o riscatto, e tutto viene trascinato nel gorgo di una follia infestante.

Più che una trama, ne Le Montagne della Follia, ci sono delle suggestioni, un’esposizione criptica, ermetica fino all’estremo.

Lovecraft non sembra intenzionato ad inventare una storia dai ritmi serrati, ma vuole invece costruire un immaginario: a tratti sibilino, sicuramente mai esplicto nella sua esposizione, e forse proprio per questo così intrigante.

Il romanzo racconta insomma delle peripezie di sedici speleologi in viaggio per il polo sud. Lì, dopo varie scoperte di carattere gelogico-scientifico, si imbattono in una caverna che contiene diversi esseri mostruosi, congelati da milioni di anni, molti dei quali in uno stato di conservazione sostanzialmente perfetto.

La ritorta caverna si trova alle pendici di una catena montuosa, probabilmente la più alta esistente sul pianeta, ammantata da un’atmosfera paranormale ed in grado di provocare allucinazioni.

Giunti alla fine del viaggio è dura credere che ci sia una sola verità; e come al termine dei racconti brevi è facile lasciarsi tentare da dubbi e ipotesi.

Nonostante manchi il trasporto di una trama solida e ben scandita, in ogni caso, la parabola de Le Montagne della Follia resta indelebile, capace – come la malattia di cui racconta – d’infettare il lettore

Testimoni di un martirio che può condurre solo all’inferno, si resta ammaliati dalle perversioni che ci si parano innanzi: esplorerete il disfrenamento di una divinità antica, che procede per mutazioni successive a spaccare le spoglie mortali dell’uomo, a deviarne la morale, contorcerlo, spremerlo, e gettarlo poi in quella trappola comatosa che è la malattia mentale.

È un libro di fruizione non immediata, difficile da approcciare senza la giusta esperienza e i giusti paratesti, ma il valore dell’opera resta francamente smisurato.

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