The Leisure Seeker, la recensione

The Leisure Seeker di Paolo Virzì, la recensione di Matteo Strukul

The Leisure Seeker di Paolo Virzì è davvero un gran film. La recensione di Matteo Strukul dalla Mostra del Cinema di Venezia.

The Leisure Seeker di Paolo Virzì è un film magnifico sulla libertà, l’autodeterminazione, la ribellione di due persone ormai avanti negli anni. Ella e John, questi i nomi dei due protagonisti, sono interpretati in modo superlativo da Donald Sutherland e Helen Mirren. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Michael Zadoorian.

Scrivo questo pezzo con ancora nella mente le tante critiche vergognose piovute contro questa pellicola da parte della critica internazionale se è vero che Screen International e Le Monde lo hanno giudicato meritevole di una sola stella su cinque. Assurdo.

Ora, al di là del fatto che i gusti sono gusti, c’è un dato positivo in tutto questo. E cioè la sensazione chiara che il cinema italiano torni finalmente a “far paura” alla critica internazionale. Perché – come già con Nico, 1988 – ma con ben altra potenza promozionale e distributiva, questo film si prepara a conquistare, con la sua infinita bellezza, il pubblico di 90 Paesi nel mondo, tanti sono i territori nei quali è stato venduto prima dell’uscita.

È un dato importante e incoraggiante che potrebbe aprire finalmente una prospettiva vera all’industria cinematografica del Belpaese fuori dai confini nazionali. Senza contare che con film come Veloce come il vento e Lo chiamavano Jeeg Robot, anch’essi venduti in parecchi Paesi, e serie tv come I Medici e The Young Pope – idem come sopra – l’offerta italiana sta finalmente cominciando a farsi variegata e non solo consegnata all’eterna riproposizione di una brutta copia del neorealismo.

Venendo al film, penso che sia la scrittura, oltre alla regia ispirata e intelligente di Paolo Virzì, a renderlo così straordinario. I dialoghi di Ella e John – in fuga per l’ultima volta, in un viaggio dal Massachusets alle Florida Keys, verso la casa di Hemingway – sono costruiti con infinita cura, sensibilità e un’attenzione rara alla vita che fugge, senza rinunciare per questo a costruire situazioni ora grottesche ora tenere e struggenti, ora perfino avventurose.

Il team di scrittura composto da Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, Stephen Amidon e lo stesso Paolo Virzì ha saputo catturare con le parole il senso profondo della vita e della sua ultima stazione senza scadere mai nel pietismo o nel buonismo pericoloso e posticcio ma invece sottolineando con una sceneggiatura asciutta, efficace, brillante, la bellezza di un amore che non muore, che vive fino alla fine, che si nutre della dolcezza degli ultimi istanti, delle ultime giornate insieme, dell’ultimo viaggio.

In The Leisure Seeker, fra i molti meriti, Virzì ha quello di aver saputo affrontare in modo sincero, profondo e gentile l’età della vecchiaia senza nasconderne difficoltà e malattie ma mostrando piuttosto la spavalda saggezza di John che forse non ricorda, per via dell’Alzheimer, il nome di sua moglie o il volto di sua figlia ma che pure adotta la letteratura di Hemingway e Melville come astrolabio per orientarsi in un mondo che gli sfugge di mano e di cui egli conosce però il segreto più profondo, grazie alla vita trascorsa e all’amore di Ella.

Ed è proprio quest’ultima uno dei grandi personaggi femminili portati a questa mostra, con Helen Mirren, candidata numero uno alla Coppa Volpi. Lei, così semplice, coraggiosa, pragmatica, devota al marito anche quando fra dimenticanze e confessioni inconsapevoli scopre quello che non avrebbe mai voluto sapere. Lei in grado di risolvere situazioni comiche e tragiche a un tempo, lei che farebbe qualsiasi cosa per l’uomo che ama, anche dimenticandosi di se stessa, con quella generosità che sembra non farle mai difetto.

Splendide infine le immagini degli States, il mutare del paesaggio, le ambientazioni, filmate da Virzì con autorevolezza e capacità rara di coglierne le suggestioni.

The Leisure Seeker è davvero un gran road movie che sembra continuare, dunque, la bellissima prova dei film italiani a questa mostra, dopo Nico, 1988, una prova che trova conferma anche nel durissimo e toccante Una famiglia di Sebastiano Riso.

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