Limitless, la recensione

Limitless è una serie che, a dispetto del titolo, mostra presto tutti i suoi limiti: un ennesimo, superfluo procedural, nonostante la partecipazione di Bradley Cooper.

In principio Limitless fu un interessante thriller (fanta)scientifico diretto da Neil Burger, basato sul romanzo Territori oscuri di Alan Glynn

Protagonisti: Bradley Cooper e Robert De Niro. Bradley vide che era cosa buona e decise di farsi coproduttore di un’omonima serie che avrebbe dovuto continuare la storia narrata nella pellicola.

Il divo dagli occhi azzurri non fece però i conti con una semplice verità: quella di sviluppare una tv show a partire da un film è un’idea tanto intrigante quanto pericolosa. Bisogna finire nelle mani giuste, se no, ahimè, si rischia la fare la fine di Minority Report.

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Cooper ha trovato in CBS un partner davvero speciale: l’unico in grado di ridurre un universo narrativo dalla infinite possibilità in un innocuo crime procedural sulla scia di altri suoi prodotti come Elementary e The Mentalist o, guardando ancora più indietro, il sempreverde CSI.

Da Limitless, in tutta onesta, mi aspettavo ben altro. Il coinvolgimento di una star del calibro di Cooper, l’ottimo cast e, soprattutto, il buon episodio pilota (girato da Marc Webb) mi avevano fatto ben sperare. Invece, già dalle seconda puntata, ho realizzato con rammarico che le cose stavano prendendo una bruttissima piega.

Per amor di masochismo ho però deciso di continuare: così ora posso smontarvi per bene questa prima (e spero unica) stagione tuttora in corso.

Ma andiamo con ordine.

Il pilot lascia piacevolmente spiazzati: un inizio in medias res, con un bel inseguimento tra il traffico caotico di New York; una regia dinamicissima impreziosita da interessanti idee visive e scelte stilistiche originali; l’ottima prova del protagonista Jake McDorman ed il cameo, in chiusura, di Cooper.

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La storia ricalca fondamentalmente quella del film. Un mezzo fallito si imbatte per caso in un nuova droga chiamata NZT, la quale permette di sfruttare al massimo le capacità del cervello umano, e fa di lui un genio dalla capacità intellettive sovraumane. Peccato che la pillola provochi devastanti effetti collaterali che possono essere evitati solo grazie ad un potente medicinale in mano a pochi.

Il mezzo fallito è Brian Finch (Jake McDorman), un ventottenne sfaccendato al quale un vecchio amico fornisce la prima miracolosa pasticca. Neanche a dirlo il suddetto amico viene quasi immediatamente ammazzato e Finch diventa il principale sospettato dell’omicidio.

A levarlo dall’impiccio sarà il misterioso senatore Edward Morra (Bradley Cooper), il quale, oltre a fornire ulteriore NZT utile a Brian per scagionarsi, provvederà anche a somministrargli un’iniezione in grado di inibire completamente qualsiasi effetto collaterale.

In cambio, il giovane dovrà infiltrarsi nel FBI e fare esattamente ciò che Morra gli chiede, pena una terribile vendetta sulla sua famiglia…

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Ed è qui che gli sceneggiatori, dopo un paio di whisky di troppo, si devono essere detti: ragazzi, perché non mandiamo tutto in vacca?

Dal secondo episodio, infatti, questa trama “verticale” (chi è in realtà Morra? che cosa vuole veramente?) si andrà ad incastrare con i casi che Finch sarà chiamato a risolvere in qualità di consulente speciale del FBI. Da qui, ogni puntata sarà segnata da un nuovo, noiosissimo (ed improbabile) mistero da svelare.

Questa formula stile Fringe si rivelerà ben presto tediosa ed inutile: Brian Finch si trasforma in un nuovo crime solver superdotato di cui nessuno sentiva il bisogno.

E a poco serve il buon cast assoldato a supporto di McDorman, che comprende Jennifer Carpenter (la Debra Morgan di Dexter), Mary Elizabeth Mastrantonio ed Hill Harper.

La serie inizia inoltre a prendere un tono comico che poco si sposa con quelli che erano i risvolti drammatici, scientifici ed etici intravisti nel pilota (e presenti nel film).

Peccato, perché McDorman ce la mette tutta e sa anche essere divertente ma la sua verve e il suo insistito sarcasmo, così come la regia da videogame, finiscono presto con lo stufare.

Lo stesso Cooper, nelle sue pur brevi comparsate, pare sempre più disinteressato e timbra in modo distratto il cartellino.

Anche lui, poveraccio, deve essersi accorto che gli autori hanno sbagliato pillola: invece del NZT qualcuno deve aver rifilato loro la pasticca di Giulio Verme. Quella del 2% .

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