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Lolita, uno spettacolo teatrale di Giuseppe Zironi

Lolita, uno spettacolo teatrale di Giuseppe Zironi

Lolita, uno spettacolo teatrale di Giuseppe Zironi, con Paolo Calabresi e Violetta Zironi. La recensione di Giorgio Cracco per Sugarpulp MAGAZINE.

Il vibrante adattamento per il palcoscenico, ad opera di Giuseppe Zironi, del capolavoro letterario di Vladimir Nabokov, consegnato ancor più alla leggenda dalla versione cinematografica di uno dei più grandi registi di tutti i tempi, Stanley Kubrick, centra con maestria il suo obiettivo (apparentemente) impossibile. E cioè dire la sua di fronte a precedenti tanto illustri.

Giuseppe Zironi seleziona i passaggi chiave del romanzo di Nabokov e li adatta ai tempi e ai linguaggi dello spettacolo teatrale, sostenuto da interpreti, Paolo Calabresi e Violetta Zironi, in stato di grazia.

Lo spettatore si lascia volentieri attrarre e quindi travolgere dagli intimi tormenti e dai desideri proibiti del professor Humbert Humbert, ritmati, spezzati e ripresi, in un gioco dalla malizia pura e innocente, dalle canzoni, emozionanti e bellissime, di una sempre superba Violetta Zironi.

Per circa un’ora, piacevolissima, intensa, di una tale purezza di contenuti artistici da restare senza fiato, assistiamo all’appassionata tragedia di un uomo aggrappato al suo amore impossibile come alla più crudele delle chimere.

Una tragedia illuminata a sprazzi dal risplendere effimero e beffardo della sua giovanissima ninfa/sirena, destinata tanto quanto lui ad una fine triste e cattiva, vittima di un destino cinico e allo stesso tempo della propria imperfetta natura umana.

La storia

Humbert Humbert, un maturo professore di letteratura si innamora perdutamente della dodicenne Lolita, figlia della donna che poi sposa solo per poter rimanere accanto all’unico, vero amore della sua vita.

Gli eventi che seguono sono, in base ai capricci del fato, sia complici che nemici dell’amore di Humbert per la sua Lolita, in un susseguirsi di pericolosi segreti, inevitabili rivalità e gelosie amorose, e difficili, a volte violente, scelte di vita.

Scelte che consegneranno ad un finale tragico i vari protagonisti fragili di una vicenda dal fascino perfido fin dai suoi albori.

Paolo Calabresi, che presta parole e fisicità al protagonista dei testi che interpreta e ai suoi lancinanti, irrealizzabili desideri, è un Humbert Humbert sofferto e convincente.

Violetta Zironi, voce e chitarra dalla classe nota e col passare degli anni sempre più maestosamente cristallina, dà corpo, con il suo splendido modo di fare musica, al concetto irraggiungibile e meraviglioso, nella sua perfezione senza tempo, rappresentato dalla figura di Lolita.

La stupefacente leggerezza dell’arte

L’amore, pur qui sbagliato e colpevole, per una bellezza pura ed innocente che forse non ha mai avuto neppure la possibilità di trasformarsi da sogno in realtà, divorata, travolta e in fretta dimenticata da una società adulta e nata già vecchia.

Che anela furibonda e disperata ad una felicità mai fino in fondo posseduta e che è comunque incapace di godersi, ma riesce solamente a fare a brandelli. E senza neanche rendersi conto di averlo fatto.

A Giuseppe e Violetta Zironi e a Paolo Calabresi va il plauso per essere riusciti a trasmettere tutto questo dal palco con stupefacente leggerezza di artisti. Bravi tutti.

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