Lontano dallo stato di veglia, la recensione

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Dodici racconti neri, per un giovane esordiente padovano. “Lontano dallo stato di veglia” è una bella sorpresa

lontano dallo stato di vegliaTitolo: Lontano dallo stato di veglia
Autore: Alessandro Giuriati
Editore: selfpublishing
Pagine: 164
Prezzo: 2,99

Alessandro Giuriati è un giovane padovano, architetto, fotografo, poeta e scrittore, vincitore del premio di poesia G. Morselli 2015 di Abano Terme con la sua raccolta Quadri di autore sconosciuto.

Con Lontano dallo stato di veglia, tuttavia, parliamo di narrativa. Narrativa noir.
Il noir, come il grigio, ha molte sfumature, forse più di cinquanta.

Il nero, materia difficile da maneggiare, si presta ad essere plasmato: ad esempio, c’è quello classicamente crime che diventa a volte un hard-boiled all’americana o un glaciale polar alla francese; c’è quello che grazie a toni scanzonati e situazioni paradossali diventa pulp; c’è quello, ancora, che – enfatizzando grottescamente personaggi e circostanze – assume toni più umoristici, graffianti, dissacranti o di vera e propria satira/critica sociale.

Infine, ultimo ma non ultimo, c’è quello che, personalmente, definisco più “esistenzialista”, se mi si permette la definizione.

Lontano dallo stato di veglia appartiene a questa categoria di racconto noir, che va alla ricerca di quel nero che sta annidato in fondo all’animo umano e che talvolta emerge, per un attimo o per sempre.

Giuriati tenta l’esperimento di descrivere dodici esistenze che galleggiano ai margini della Vita, in una isolata e spesso dolorosa realtà artefatta che spinge, teleologicamente, verso un unico fine: la morte, interiore e fisica, propria od altrui, come liberazione definitiva dalla difficoltà di vivere una vita tormentata dall’incapacità di gestire quelli che sembrano soffocanti sentimenti, affetti, emozioni, privazioni, desideri, illusioni, pulsioni.

I personaggi dei dodici racconti di Lontano dallo stato di veglia sono persone comuni, che vivono (in)consapevoli in un’effimera bolla di sapone che chiamano vita reale, ma che invero è solo un “lontano stato di veglia”.

Una bolla che quando scoppia, fa esplodere in tutta la sua crudezza la realtà delle cose, un lampo accecante di luce che nel tempo di un attimo diventa il buio totale.

Un esperimento, dicevo, che Giuriati tenta e supera, seppure non a pieni voti, ma la materia su cui lavorare c’è senza dubbio.

Ciò che forse traspare e, a mio personale parere (e potrei benissimo sbagliarmi), infastidisce un po’ la lettura è l’apparente empatia dello scrittore con i propri personaggi. Ciò che manca a Giuriati, in questo tipo di noir, è lo sguardo distaccato, quello che potrebbe avere uno scienziato dall’alto della focale del suo microscopio.

Al contrario, lo stile di scrittura di Lontano dallo stato di veglia appare fluido, appropriato e non troppo ricercato. Alcuni dialoghi, tuttavia, mi sono sembrati leggermente didascalici.

Nel complesso, comunque, nulla che una buona pratica ed un buon allenamento alla scrittura non possa essere raffinato.

Intelligente e colta l’idea di chiudere ogni racconto con una citazione di famosi autori di epoche differenti, con l’intenzione di aiutare il lettore a comprendere un significato non sempre immediato, chiaro, con una forma più metalinguistica di sottolineatura e completamento dei messaggi inseriti nella narrazione (passo preso dall’introduzione dell’autore).

Lontano dallo stato di veglia ed Alessandro Giuriati, in conclusione, si meritano la, mia personale, piena sufficienza. Il libro è auto-pubblicato dall’autore e lo trovate facilmente in e-book su Amazon.it.

Buona lettura!

 

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