Looper

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Looper [attenzione spoiler]

Gli uomini sono tutti uguali. L’affermazione non viene dalla Costituzione americana o da qualche altra Carta illuminata partorita a fatica dalle democrazie occidentali nei due secoli successivi. La pronuncia, in Looper, il Joe “giovane” del 2044, interpretato da un perfetto Joseph Gordon-Levitt, ed è una sentenza in negativo, che estende a ciascun essere umano, come un marchio generalizzato, le peggiori caratteristiche che contraddistinguono la nostra indole e il nostro agire.

Egoismo, individualismo, bieco e basilare istinto di conservazione, di sé e della propria sfera di interessi diretti, tutto a scapito di chiunque e di qualunque cosa si trovi a mettersi in mezzo.

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In una realtà morale di questo genere, una volta che la si metta bene a fuoco, la fantascienza va a collocarsi in controluce, le sue regole, i suoi riferimenti e codici classici, pur rimanendo sostanzialmente sempre uguali a sé stessi, schizzano via verso un pianeta lontano, pronti a raccontare una storia diversa, che pianta le sue radici sovversive e inascoltate nella corteccia cerebrale della specie animale più brutale, gretta e inumana che ci sia, la nostra.

Il film, scritto e diretto dal brillante Rian Johnson, schiera un cast di interpreti di primo piano ottimamente calati nei rispettivi personaggi come, oltre al già citato Levitt, un sofferto Bruce Willis, il cui Joe del 2074 si avvinghia feroce alla speranza ritrovata proprio dopo averla appena perduta, e la grintosa Emily Blunt, madre pronta a tutto pur di difendere un figlio che è anche, però, una scheggia impazzita pericolosissima per il presente e il futuro di un mondo alla deriva.

Secondo il sapiente script di Johnson, la criminalità organizzata attraversa le epoche e le nazioni per sfruttare le opportunità che, da sempre, le debolezze degli uomini le consentono di tramutare in ricchezza e potere, e il viaggio nel tempo, inventato ad una trentina d’anni dal presente del Joe di Levitt, fornisce una carta preziosa per far sparire nel nulla i cadaveri dei bersagli spediti nel passato.

Quando dal futuro cominciano ad arrivare anche gli stessi assassini, e i killer, i Looper, si ritrovano obiettivi di sé stessi, la vorticosa giostra della morte rilascia pian piano i primi scricchiolii, dando inizio al suo giro finale.

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In Looper l’effetto speciale è la presa di coscienza. Il viaggio fantastico avviene all’interno della natura umana, un percorso che impone uno sguardo all’indietro per scavarsi dentro e ripensare agli strascichi e alle ripercussioni delle proprie azioni terribili su di sé e sugli altri.

Il passato si crea, col suo continuo dimenarsi in avanti, il proprio incerto, mutevole futuro, un maledetto passo alla volta, mentre il futuro, in gran parte divenuto gigantesca, incolmabile voragine di rimpianti, annaspa tra gli errori trascorsi nel vano tentativo di non far più accadere domani quanto è già successo ieri.

E’ un processo doloroso, lo sa bene, ormai, il Joe del 2074, e in fondo non ha importanza sapere le ragioni tutte di un qualcosa di così oscuro e di così complicato. Quello che conta è intraprendere la corsa decisiva verso la soluzione del problema; prima che sia troppo tardi, prima che il problema muti, di nuovo, la sua essenza e le sue origini, e renda inutilizzabile una soluzione che di fatto non ha mai avuto davvero.

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O forse, come impara il Joe del 2044, guardandosi indietro verso il suo futuro di tossicodipendente arrogante, folle e omicida, la soluzione non va trovata, preda impossibile e sfuggente, fonte di più imprevedibili problemi di quanti ne possa mai risolvere. La soluzione non serve a nessuno, se la si cerca sempre al di fuori, guardando agli altri, perdendo di vista il quadro generale nel maldestro tentativo di abbracciarlo da un punto di vista perennemente sbagliato e partigiano.

Il coraggio e la speranza vengono dalla scelta del sacrificio di una vita già compromessa, dalla consapevolezza che l’unico modo di fottere il problema non consiste nello sfasciare le esistenze altrui per preservare la propria, ma nel chiudere il cerchio su un secolare meccanismo di violenza e cupidigia congenite, per lasciare spazio alle possibilità rinnovate di un vivere libero da ogni condizionamento pregresso. Un’occasione da donare al futuro di qualcun altro.

Se l’umanità riuscirà un giorno a chiudere il proprio Loop, come fanno i killer del film, magari con la stessa, contorta lotta interiore del lacerato personaggio dei due speculari Joe di Levitt e Willis, è una domanda antica, la cui agognata, urgente risposta risiede paziente in un pericolante domani ancora mai scritto.

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