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L’uomo che uccide, la recensione

L’uomo che uccide di Stephen Leather è un gran thriller. Una storia in cui capire chi rappresenta il bene e chi il male diventa più difficile pagina dopo pagina.

L'uomo che uccide, la recensioneTitolo: L’uomo che uccide (Tango One)
Autore: Stephen Leather
Editore: Piemme
PP: 505
Prezzo: cartaceo 6.90, ebook 2.99 euro

Era legato a quella sedia da così tanto tempo, che ormai aveva perso la sensibilità delle mani e dei piedi.

Da quando scrivo in molti mi hanno ripetuto più volte che l’incipit di un libro riporta la firma dell’autore, fotografa quello che accadrà nella storia.

Queste sono le prime due righe de L’uomo che uccide. Se questo è l’inizio, vi assicuro che il seguito non tradisce.

C’è un trafficante di droga internazionale. Uno spietato, privo di qualsiasi tipo di morale o di scrupolo. Ma non lo stereotipato violento narcos colombiano. È un inglese che, quando può, ricorre al cervello più che alla violenza.

E ci sono tre ragazzi, dal passato non proprio ligio, che si arruolano in Polizia. Entrano, però, a far parte di uno specifico programma di infiltrazione nel crimine, per la lotta alla droga. Ok, niente di nuovo, vero?

Ma immaginate che i tre incontrino il trafficante. Immaginate che ci prendano gusto. E, soprattutto, immaginate che ad un certo punto scoprano che la loro operazione in realtà non esiste…

L’uomo che uccide è un romanzo di altissimo livello. Perché Leather è un autore di altissimo livello. Qualche tempo fa ho criticato il suo Il sotterraneo ma si è trattato solo di un episodio. I thriller di questo autore britannico sono eccellenti. Una dose di violenza mai gratuita, che si incrocia ad un nozionismo quasi scolastico nel dipingere l’ambito in cui questa si sviluppa.

In L’uomo che uccide il sangue scorre a fiumi. Ed è un romanzo in cui i morti non muoiono mai velocemente.
Un libro in cui si ama e si odia. Molto spesso la stessa persona. Una storia in cui si capisce quanto facile sia, nella vita, prendere la decisione sbagliata. E, a causa del celebre butterfly effect, ritrovarsi nei casini fino al collo.

Un libro da leggere tutto d’un fiato, preparandosi ai colpi bassi. Una storia in cui capire chi rappresenta il bene e chi il male diventa più difficile pagina dopo pagina.

E allora via, manca poco ad aprire l’ombrellone. Nel frattempo consiglio davvero di aprire questo romanzo. Ecco, magari evitate di farvi ispirare…

VOTO: 4 Barbabietole su 5

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