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Malice – La Guerra degli Dei, La recensione

Malice – La Guerra degli Dei di John Gwynne è un fantasy che fatica a decollare anche se nella seconda metà le cose si fanno decisamente più interessanti.

Malice - La Guerra degli Dei, la recensione di Michele MarinelTitolo: Malice – La Guerra Degli Dei
Autore: John Gwynne
Editore: Fanucci Editore
PP: 752
Prezzo: cartaceo 25,00 euro –  ebook 4,99 e-euro

Esordio impegnativo quello di John Gwynne che con questo Malice – La Guerra Degli Dei dà il via alla sua personalissima saga intitolata La Fede e l’Inganno (in originale The Faithful and the Fallen).

L’impianto di base della storia è abbastanza semplice: le forze del Bene e quelle del Male si stanno risvegliando e si preparano per lo scontro finale, due campioni le incarneranno e collideranno inevitabilmente in una battaglia che determinerà le sorti del mondo.

L’Alto Re Aquilus raduna i sovrani delle Terre dell’Esilio per stringere un’alleanza che si schieri dalla parte giusta. Un’alleanza non troppo semplice da costituire dato che i regni delle Terre dell’Esilio sono divisi da antiche rivalità e gelosie, nonché minacciati dal ritorno dei giganti, un tempo sconfitti ma ora di nuovo sul piede di guerra.

In questo scenario si muovono i diversi personaggi messi in campo da Gwynne: il giovane Corban, che nel tentativo di diventare un guerriero dovrà superare le sue paure, la sua indomita sorella Cywenn, l’ambizioso principe Nathair e il suo valoroso braccio destro Veradis, lo sconclusionato Kastell e diversi altri.

Figlio della narrazione con punti di vista multipli tipica delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George. R. R. Martin e della Saga dei Rigante di David Gemmell, sotto altri punti di vista il romanzo si discosta grandemente dai suoi ispiratori.

Sebbene i personaggi, con l’andare del racconto, divengano via via più complessi, la divisione tra bene e male, tra buoni e cattivi è comunque netta e figlia di un worldbuilding che accanto ad influssi scandinavi e celtici pone una contrapposizione tra luce ed ombre a dir poco manichea, fondata su una mitologia di derivazione cristiana, con tanto di racconto della caduta del maligno e la presenza di figure angeliche e demoniache.

Lo stile poi, sebbene in una versione moderna, si lega a quello dell’high fantasy classico, diciamo simile a quello a cavallo tra anni ’80 e ’90, con una spiccata attenzione per i personaggi ma con una visione d’insieme piuttosto edulcorata, molto lontana da tanto fantasy contemporaneo, più oscuro e realistico.

Scelte che forse troveranno anche l’apprezzamento di chi non ama i romanzi infarciti di sesso e violenza, ma personalmente mi fa sorridere leggere una scena in cui due adolescenti innamorati, in un ambiente pseudo-medievale, si appartano da soli e qui, invece di annusarsi come cervi nella stagione degli amori, conversano e si sorridono. Timidamente.
Malice – La Guerra Degli Dei è una po’ afflitta dalla sindrome del young adult, fattore che ne penalizza la verosimiglianza, soprattutto visto che il confronto con certi mentori viene quasi immediato.

Diciamo poi che il romanzo fa parecchia fatica a decollare e se nella seconda metà le cose si fanno decisamente più interessanti, arrivarci a quella seconda metà è impegnativo.

Come già detto altrove a volte l’attuale tendenza del fantasy a confezionare corposi prodotti seriali a volte si ritorce contro gli autori, soprattutto quelli di primo pelo.

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