Mano Nera

Bentornati a Sarajevo! Avete portato con voi giubbotti in kevlar e armamentari vari? Sì, perché anche se nel titolo del nuovo lavoro di Custerlina non troverete la parola bang come nel precedente, vi assicuro che già nel primo capitolo di colpi ne sentirete riecheggiare parecchi, esplosi da un arsenale che farebbe invidia alla polveriera più tecnologicamente fornita e avanzata; quelle che seguono sono solo alcune delle armi operative nelle prime otto pagine: Mini-Uzi, Beretta 92SP, Glock 20, Desert Eagle .50, H&K P9 calibro .45, BaikalMP-153 calibro 12 e la lista continua.

Ed è proprio nella storica polveriera balcanica, quella dalla quale ebbe origine il primo conflitto mondiale che si svolge questo action-thriller incentrato sul progetto di creazione della Grande Serbia ad opera della rediviva, temibilissima organizzazione sovversiva Mano Nera, che affonda le radici proprio nell’attentato del 1914 ai danni dell’Arciduca Francesco Ferdinando.

Per scatenare l’inferno in tutta la Bosnia-Erzegovina e non solo, il gruppo ultranazionalista organizza questa volta un doppio rapimento politico, avvalendosi dell’appoggio di loschi collaboratori russi, i quali, è abbastanza risaputo, hanno sempre avuto interessi in tutta la regione balcanica. Ma l’espediente che altera definitivamente i già precari equilibri politico-sociali consiste nel furto del simbolo della multiculturalità balcanica: la Haggadah, un prezioso e antico libro considerato sacro dai vari gruppi etnici.

L’autore rimarca la centralità che hanno questo scritto venerabile e i libri tutti per la popolazione bosniaca: durante l’assedio per ripararsi dal freddo bruciavano di tutto ma salvavano i testi, sacri e non. La scomparsa di questo pregevole simbolo infuria le varie fazioni, prefigurando, attraverso una prima ondata di sommosse popolari, una mesta recrudescenza dei conflitti dei quali la regione conserva ferite non ancora rimarginate. Ad ostacolare le nefaste mire della Mano Nera, un personaggio che resterà impresso a lungo nella memoria del lettore: Ljudmila Horvat, detta la Santa per il suo spiccato fondamentalismo cattolico, un’incaponita della religione pedissequamente praticata, una pia donna che farebbe fare i salti di gioia all’attuale pontefice restauratore.

Ma della dottrina di Sacra Romana Chiesa, Ljudmila non recepisce il messaggio del perdono come educativo, propendendo per sentimenti molto meno nobili: vendetta e punizione. I suoi non sono omicidi, nelle sue operazioni effettua pulizia morale, liberando il mondo da esseri ignobili e non degni del dono della vita; con la Vanilla Ride lansdaliana formerebbe una coppia omicida in gonnella senza rivali.

Protagoniste del romanzo anche altre figure femminili, come le due donne rapite e prese in ostaggio, che, nonostante debolezze e fobie, riescono a dare alla trama un’ inaspettata svolta, in contesti nei quali squadre speciali son risultate fallaci. Ma il romanzo non è solo una cornice corredata da un paraphernalia di armi che racchiude un susseguirsi di scene ricche d’azione, la trama ha aspetti “epic” di non poco conto.

Custerlina ci rammenta come nella Bosnia-Erzegovina, ad un tiro di schioppo dalle nostre coste, si rigurgitino ancora odio, violenza e risentimento; stati d’animo negativi che germogliano anche in persone estranee a questo sentire, come nel caso delle due rapite, nelle quali si risvegliano istinti omicidi generati dalle contingenze estreme affrontate.

Tutto questo raccontato con un ritmo che non lascia scampo al lettore, non a caso, subito dopo la quarantaduesima pagina mi sono accorto di un otto che campeggiava a margine della pagina successiva: nella fretta di procedere con l’avvincente plot non mi ero nemmeno reso conto della suddivisione in capitoli.


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