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Il marchio ribelle, la recensione

Il marchio ribelle di Nicolai Lilin

Il marchio ribelle, il nuovo romanzo di Nicolai Lilin. La recensione di Federica Belleri con un’illustrazione di Niccolò Pizzorno realizzata in esclusiva per Sugarpulp.

Titolo: Il Marchio ribelle
Autore: Nicolai Lilin
Editore: Einaudi
PP: 192

Torna Kolima nel suo quartiere di Fiume Basso. Siamo nel 1986, nella ex Unione Sovietica.

Il Partito Comunista è corrotto e il paese sta andando in rovina. Il popolo viene privato delle scorte alimentari, per essere costretto a soggiogarsi al terrore. Legge e illegalità sono in precario equilibrio. Kolima ha solo sei anni, ma è il momento giusto per lui, di entrare in una banda criminale. Sì perché, è importante per i ragazzini come lui sentirsi parte di un gruppo, imparare ad usare le armi e diventare in futuro degli importanti capi banda.

Piedi Scalzi, Ladruncoli, Fratellini, Metallari, Teste d’Acciaio… sono solo alcuni nomi delle bande più conosciute della zona. Kolima lo sa bene. Sa che ogni banda ha regole
precise e riti d’iniziazione da rispettare. Sa che i tatuaggi criminali sono fondamentali per identificarsi, per raccontare la propria storia attraverso simboli e codici nascosti. Per questo Kolima osserva, memorizza e riporta tutto ciò che vede tatuato sul suo piccolo album.

L’ex Unione Sovietica diventa un grande mercato dove la speculazione è fuori controllo. Molti territori si governano da soli e le forze dell’ordine perdono potere. Generazioni di vecchi e giovani criminali si scontrano per il controllo della droga e della prostituzione. Che tipo di alternative può avere Kolima, o chi come lui, conoscendo solo la vita di strada?

La gente osserva pestaggi in strada e si volta dall’altra parte, per la paura di subire violenza. Chi conosce le regole conosce anche tutti i movimenti delle bande criminali avversarie. Durante risse o sparatorie, qualcuno muore e qualcun’altro prende il suo posto. È la dura legge della vita.

Kolima, o Nicolai che dir si voglia, conosce tutti e alla sua maniera rispetta un codice morale che ha appreso nel tempo. Comprende la tristezza e il dolore. Si confronta con l’amore platonico e ammira il più forte, anche se non si considera da meno.

Il marchio ribelle è impresso a fuoco nei giovani che hanno perso la loro fanciullezza molto presto, rimbalzati dal carcere all’orfanatrofio. Il marchio ribelle sta nei sogni infranti dalla crudeltà della strada. Il marchio ribelle è nei giochi spietati, subiti o praticati, e nella voglia di sentirsi invincibili.

Benvenuti a Fiume Basso, quartiere inaccessibile di Bender in Transnistria. Buona lettura.

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