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Marvel Knights Hulk – Trasformati o muori, la recensione di Giacomo Brunoro

Marvel Knights Hulk – Trasformati o muori di Joe Keatinge e Piotr Kowalski parte da una splendida idea ma poi si perde nei soliti cliché banali. Peccato.

Marvel Knights Hulk – Trasformati o muori è il volume che raccoglie la mini-serie in quattro albi dedicata a Hulk e inserita nella collana Marvel Knights, serie di albi dal taglio più autoriale che la Marvel ha inaugurato da qualche anno a questa parte.

Trasformati o muori non a caso è stato affidato a un disegnatore come il belga Piotr Kowalski che non è certamente un artista mainstream ma, anzi, si è sempre fatto valere per il suo tratto da disegnatore indipendente. Ai testi invece Joe Keatinge, autore pluripremiato che non è certamente sinonimo di fumetto seriale o commerciale.

Marvel Knights Hulk - Trasformati o muori

L’idea di partenza è sicuramente cazzuta: Bruce Banner si ritrova a Parigi e ha perso la memoria. Niente di particolarmente originale direte voi, e invece no, vi rispondo io, perché quest’amnesia totale di fatto impedisce al nostro Dott. Banner di trasformarsi in Hulk.

In passato infatti diversi autori hanno ipotizzato che l’esplosione della Bomba Gamma che diede al via alla trasformazione di Banner in Hulk sia stata soltanto l’episodio scatenante di un qualcosa che già preesisteva in Banner. Idea affascinante che un maestro come Peter David ha sfruttato per creare una serie di storie a dir poco meravigliose.

Keating porta all’estremo questo concetto: se Banner non ricorda nulla del suo passato allora non può più trasformarsi in Hulk, perché di fatto è un’altra persona, completamente diversa dal Banner che diventava il gigante di giada.

E fin qui tutto bene, l’idea non è affatto male e anche una location insolita come Parigi per il nostro pelleverde è interessante. Poi però salta fuori l’ennesima cospirazione di una serie di elementi deviati della solita organizzazione criminale (questa volta è l’AIM), il luogo comune dei cattivoni che tirano le fila da dietro, lo SHIELD che arriva a tentare di fare piazza pulita… e Hulk che spacca, naturalmente (ma questa è la parte divertente!).

La storia dunque gira fino a un certo punto, poi però tutto puzza troppo di già visto e anche i disegni di Kowalski sono un po’ di legno, i personaggi non decollano e tutto s’incarta nella noia. Peccato perché un’idea del genere poteva essere sviluppata in mille modi diversi, senza dover per forza tirar fuori il Generale Ross, Modok, Rick Jones e la sua armonica e compagnia bella.

Marvel Knights Hulk - Trasformati o muori

Insomma, mi piacerebbe una volta tanto leggere una storia Marvel che superi i riferimenti scontati ai soliti “miti fondanti” della Casa delle Idee, che si liberi davvero dai vincoli che tutti noi fan di vecchia data ormai conosciamo a memoria. Del resto proprio a questo dovrebbe servire una serie come Marvel Knights, nata proprio per dare spazio a storie e ad autori a cui starebbero stretti i vincoli di un albo commerciale.

Marvel Knights Hulk – Trasformati o muori in definitiva resta una grande occasione sprecata: non basta inserire un po’ di scene di ultra-violenza o qualche massacro per far sì che un albo sia automaticamente “per adulti”, queste sono problematiche da censura che a noi lettori non interessano.

Per fare davvero il salto di qualità e, soprattutto, per provare a parlare a chi vuole qualcosa di più dai fumetti di supereroi (e proprio per questo magari ha abbandonato i seriali) ci vogliono i contenuti, le idee. Del resto abbiamo visto in passato come un grande autore sia in grado di dare un imprinting autoriale anche ad una serie ultracommerciale ma, si sa, la classe non è acqua.

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