Master of None, la recensione

Master of None è la global comedy del momento, una fotografia sfacciata ed irresistibile dei trentenni confusi ed infelici del nostro tempo.

Fresca vincitrice come Best Comedy Serie ai Critics’ Choice Awards 2016 di Santa Monica, Master of None è certamente la più originale produzione “leggera” lanciata da Netflix negli ultimi tempi: basta vedere il primo episodio e si ha già voglia di berla tutta in una sorsata.

Brillante, veloce, irriverente e piena di idee interessanti la serie deve la sua fortuna al talento ed alla vis comica del suo protagonista e creatore, vale a dire lo scatenato stand up comedian Aziz Ansari, il quale impersona Dev Shah, giovane attore indiano semisconosciuto e dal futuro incerto, circondato da amici quantomeno eccentrici ed alle prese con una relazione sentimentale piuttosto travagliata, in quel di New York.

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Robe più o meno già viste, direte voi. Certo, ma Master of None non è una semplice commedia, quanto piuttosto il racconto pungente e dissacrante dei trentenni di oggi e del mondo multiculturale e iperconnesso che li circonda.

È una boccata d’aria fresca, intrattenimento intelligente nella sua miglior forma costruito su di una narrazione deliziosamente pop, su dialoghi agili e caustici e su di una critica poco velata allo showbiz, ai social, al consumismo ed alla “cultura bianca” predominante.

La forza della serie sta tutta nel suo sapere parlare di temi importanti senza mai soffocare lo spettatore: dietro un’apparente leggerezza non mancano certo argomenti di spessore, dal razzismo all’ingerenza della tecnologia nelle nostre vite, dall’esplorazione del sé al vuoto esistenziale di una generazione di nativi digitali persa tra post, hashtag, selfie, sms e multimedialità.

Non era certo nelle intenzioni di Ansari e degli autori scomodare Zygmunt Baumann ed il suo modello di “società liquida”, ma questo concetto è forse ciò che più si avvicina al vero contenuto di Master of None, una global comedy che parte dalle radici specifiche del protagonista, appartenente ad una minoranza (come buona parte dei suoi amici), per raccontare la complessità stratificata di una società i cui punti di riferimento sono in continua evoluzione, o forse più semplicemente, si sono disintegrati.

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Tutto questo pippone per dirvi che, per una volta, si ride in maniera davvero intelligente.

Si ride di gusto, pur con una punta di amarezza, perché la bravura di Ansari come comico e come autore sta proprio nel raccontarci per quello che siamo senza veli o ipocrisie di sorta.

Il tutto in una prima stagione (destinata ad essere rinnovata) di dieci episodi one shoot di 30 minuti che possono essere visti, a parte gli ultimi due, senza una cronologia fissa.

Master of None conferma ancora una volta, nel caso ce ne fosse il bisogno, la grandezza di Netflix e la sua fenomenale capacità di stare sul pezzo, offrendo nel suo palinsesto show di grandissima attualità, costruiti con uno sguardo lucido ed innovativo, senza paura di osare.

Questo, signori miei, si chiama fare scuola.

 

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