Mater Dolorosa, 30 anni di Dylan Dog

Mater Dolorosa 30 anni di Dylan Dog

Mater Dolorosa, anni di Dylan Dog. Marco Piva ci racconta l’attesissimo albo del trentennale del detective dell’incubo firmato da Recchioni e Cavenago.

Titolo: Dylan Dog #361 – Mater Dolorosa
Editore: Sergio Bonelli Editore
Testi: Roberto Recchioni
Arte e colori: Gigi Cavenago
Copertina: Angelo Stano

Premessa.

Dopo mesi di attesa, dopo annunci e controannunci, recensioni anticipate e battaglie sui social network, finalmente anche noi di Sugarpulp, con la flemma che ci contraddistingue, diciamo la nostra riguardo a Mater Dolorosa, il numero 361 di Dylan Dog, l’albo (a colori) del trentennale della serie.

Per meglio interpretare questo articolo, penso sia utile spiegare in due parole la mia “storia” dylandoghiana: ho cominciato a leggerlo con il numero 40 (Accadde domani) e non ho mai smesso, non sono uno di quelli che dicono che dopo il numero cento Dylan non è più lo stesso, ed ero fermamente contrario alla “fase due” annunciata e portata avanti da Roberto Recchioni – poi mi sono ricreduto.

Un nuovo inizio.

Allora, torniamo a bomba. Mater Dolorosa. Non poteva non essere un albo epocale, ai livelli dello storico e da molti rimpianto numero cento (e se lo rimpiangete rileggetevelo, ca**o!). Un precedente da far tremare le vene ai polsi, anche al sempre sicuro di sé – basta seguirlo su Facebook – Roberto Recchioni. Che ha fatto centro.

Siamo sul galeone. Sì, il galeone. C’è il piccolo Dylan (con una camicia rossa), c’è suo padre Dylan sr., c’è sua madre Morgana. E c’è la malattia. Mater Morbi. Quella che ha colto Dylan adulto nell’albo omonimo (numero 280), capolavoro dylandoghiano di Recchioni. Finora.

Non ho intenzione di perdermi ulteriormente nella meraviglia (dura, cruda, dolorosa, ma comunque meraviglia) di questa storia. Dylan Dog non invecchia, e ormai sappiamo benissimo perché. Ma Dylan Dog sì. E noi con lui.

Torniamo a Moonlight, dove si è svolto Il lungo addio (numero 74), ma ci troviamo John Ghost, il nuovo grande avversario di Dylan Dog. E scopriamo qualcosa di interessante riguardo a lui. Rivediamo, anche se fuggevolmente, Lord Wells e Madame Trelkowski. Sentiamo parlare di Mana Cerace. Ci sono, naturalmente ma non più di tanto, Bloch e Groucho.

E c’è Dylan Dog. Il Dylan Dog che a qualcuno mancava, quello del numero cento, quello de Il lungo addio, quello di Mater Morbi, quello che in realtà non se n’era mai andato, al massimo ci aveva raccontato qualche storia meno appassionante – ma è sempre stato lui.

Se lo storico numero 100 era, secondo Tiziano Sclavi, la fine della storia di Dylan Dog, possiamo dire che questo numero del trentennale ne sia l’inizio. Sia per quello che succede sul galeone che per quello che accade nel tempo presente. Vedremo come verranno sviluppate le nuove rivelazioni.

L’arte di Gigi Cavenago.

E naturalmente, soprattutto in occasione di un albo a colori, una parola va assolutamente spesa per l’arte. Gigi Cavenago si dimostra un maestro, non solo con le illustrazioni in sé ma anche – anzi, soprattutto – con i colori.

Ogni tavola ha un tono cromatico principale, che basterebbe da solo a far capire tutto quello che vi viene detto. Già, Mater Dolorosa si capirebbe perfettamente anche senza una sola parola.

Non credo serva che espliciti ulteriormente le mie conclusioni…

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