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Mercenaries (2014), la recensione

Mercenaries è la versione femminile di The Expendables. Firmata Asylum…

Deve essere andata così. I soliti cervelloni della Asylum discutevano alla mensa aziendale del buon successo che The Expendables, arrivato già al terzo episodio, stava riscuotendo al botteghino. Tra una birra ed un burrito, un tizio in camicia hawaiana ed infradito domandò come mai non avessero ancora pensato di fare un film sull’onda dei film di Stallone. Il problema, rispose un altro, era che non sapevano come “copiarli” senza copiare. D’altro canto, tutte le vecchie glorie se le era accaparrate il buon Sylvester.

In un gesto di stizza, il primo tizio accartocciò la carta oleata ed unta del burrito e la gettò per terra. In quel momento passò la donna delle pulizie, un donnone attempato in grembiule verde e guanti di gomma rosa, che trasportava il suo spazzolone per i pavimenti come fosse uno spadone a due mani.

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Visto il gesto maleducato, la donna si avvicinò minacciosa e, brandendo il mocio sotto il naso del tizio, lo apostrofò: Ehi grand’uomo! Raccogli subito quella cazzo di carta schifosa, prima che ti infili questo manico nel tuo bel culetto e ti usi come succedaneo dello spazzolone!

“Succedaneo”: disse proprio quella parola. Ma non fu tanto la ricercatezza del vocabolo che impressionò gli astanti ammutoliti, quanto la sua mascolinità, il coraggio e l’abilità nel maneggiare il mocio. Inutile dire che i tizi, folgorati da quel magnifico esemplare di virago, stesero di getto il soggetto di Mercenaries sul retro della carta bisunta del burrito sul seguente assunto: cosa manca a The Expendables che possiamo utilizzare?

Qualcuno disse il mocio (idea simpatica per il momento accantonata per un futuro film, non si sa mai), ma la vera risposta fu LE TETTE!

In effetti, i film di Stallone non brillano certo per la presenza femminile. Quindi, la formula, peraltro non originalissima ma chissenefrega, fu presto fatta: prendiamo un manipolo di donne, vecchie e nuove glorie dell’action anni ’90 e 2000, armiamole fino ai denti, gettiamole in pasto ad una sceneggiatura risibile (ma non più demente delle note pellicole muscolari sino ad oggi viste) ed avremo MERCENARIES, una delle ultime “fatiche” della Asylum.

Le eroine in questione sono: le tarantiniane Zoe Bell (controfigura tra le altre di Lucy Lawless in Xena e di Uma Thurman in Kill Bill, e vista “in proprio” in Grindhouse – A prova di morte) e Vivica A. Fox (la Copper Head che fa a coltellate con la Thurman in Kill Bill ed ormai incardinata nella scuderia Asylum), la topona Kristanna Loken (la letale T-X di Terminator 3), l’asiatica Nicole Bilderback (noto volto delle serie TV), a cui si aggiungono la mitica Cynthia Rothrock (la Chuck Norris delle donne anni ’90) e la super cougarona Brigitte Nielsen, che nonostante l’età resta una gran gnocca.

La “Gitte”, in particolare, fa da trait-d’union tra Mercenaries e The Expendables, in quanto legata sia a Stallone (ex moglie e coprotagonista di Cobra), sia a Schwarzenegger (Red Sonja in Yado) sia a Lundgren (la moglie di Ivan Ti spiezzo in due Drago in Rocky 4). E così si salva anche il fattore “nostalgia canaglia” tipico dell’operazione Expendables.

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Questo Mercenaries, al di là delle apparenze e della consueta piattezza di regia, ci regala tuttavia svariati momenti di azione veramente vecchio stile: pugni e pedate sferrate con maestria dalle nostre letali mercenarie, tra rallentatori alla John Woo (beh non proprio, ma quasi…) e frenetiche sparatorie.

Ciò che più spicca, in Mercenaries, benché latente e veramente sotto traccia, è invece l’aspetto puramente exploitation del film. Ci sono donne tenute prigioniere ed uccise da una donna folle (la Nielsen) che le avvia alla prostituzione per renderle libere (!) e dominare così il maschio che ragiona solo con l’uccello (il ragionamento è un po’ contorto, in effetti…); le stesse donne fatte oggetto di soprusi da parte degli uomini al comando della pazza; la vendetta tramite evirazione da parte di una di loro.

Ed è proprio la Nielsen, tra tutte le protagoniste, che ci offre la migliore interpretazione in Mercenaries: una terrorista folle con manie di onnipotenza, probabilmente cripto-lesbica, che con quei suoi occhi di ghiaccio, i tratti duri ed i corti capelli biondi, non può che ricordarci la sadica ninfo-nazista tettuta Ilsa, la belva delle SS, meravigliosamente interpretata da Dyanne Thorne nell’omonimo film del 1975 caposaldo della nazisploitation.
Insomma, Mercenaries ci fa passare un’ora e mezza di svago, perché questo è e vuole essere. Niente di più e niente di meno.

Guarda il trailer di Mercenaries su Youtube

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