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Mi chiamavano Speed Queen

Mi chiamavano Speed Queen di Stewart O’nan è un romanzo bellissimo. Se non vi piace vi rimborso i soldi

Mi chiamavano Speed QueenTitolo: Mi chiamavano Speed Queen
Autore: Stewart O’nan
PP 212
Editore: Feltrinelli
Prezzo: Euro 7,00

Chiamatela operazione nostalgia ma Mi chiamavano Speed Queen di Stewart O’Nan è uno dei capolavori di quel genere che qui a Sugarpulp va per la maggiore. Meglio non dilungarsi in definizioni quindi e andiamo subito al sodo.

Il romanzo parte con un bell’escamotage commerciale. C’è una donna, Marjorie Staniford, detenuta nel braccio della morte di un penitenziario dell’Oklahoma, in attesa dell’imminente esecuzione. Perché? Ha commesso una strage. Ma è stata lei oppure no? Per saperlo Stephen King decide di scriverci un libro e invia a Marjorie centoquattordici domande a cui lei deve rispondere, se vorrà, per raccontare finalmente tutta la verità.

Fin qui la partenza. Ma c’è molto di più in Mi chiamavano Speed Queen. Anzitutto, giusto per spiegarci in modo chiaro, l’idea delle risposte non è solo una trovata interessante di per sé ma permette al romanzo di avere un ritmo serratissimo, micidiale, con un plot che gira e strilla come pneumatici sull’asfalto.

E poi c’è una storia cupa, con abbondanza di sesso, un rapporto a tre – fra Marjorie, Natalie e Lamont – malato e inquietante, un’escalation di violenza a tratti quasi insopportabile, una fuga sulla route 66 che trasforma la seconda parte del libro in un road movie al cardiopalma che neanche “Natural Born Killers” o “Kalifornia” ci vanno vicino.

Un romanzo durissimo, narrato con una sensibilità e un senso dello spetttacolo sconcertanti che da un lato permettono ad un autore davvero straordinario come O’Nan di scavare i personaggi, dall’altro di lasciare il lettore con gli occhi sbarrati ogni volta che gira le pagine.

Il tutto, condito con una coloratissima e affascinante iconografia americana: il succo di ciliegia, le lattine di diet coke, le anfetamine, i distributori di benzina, i fast food e le patate fritte, i motori rombanti e le armi da fuoco.

Traduzione, splendida, di Raul Montanari. Il libro è stato originariamente pubblicato da Feltrinelli nel 1999, poi ristampato in tascabile nel 2002. Purtroppo non ha venduto quello che ci si aspettava e l’autore è finito nel dimenticatoio. Succede spesso ma è un peccato, e in questo caso quasi insopportabile, visto il talento dell’autore

Magari se ci ricordiamo di acquistare questo libro qualche casa editrice coraggiosa potrebbe pensare di ricominciare a pubblicare O’Nan anche in Italia. Chissà.

Rimane il fatto che non c’è, davvero non c’è, un romanzo come questo in libreria, perciò volate a comprarlo alla prima Feltrinelli in edizione economica.

Se non vi piace vi rimborso i soldi.

Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, Matteo Strukul è romanziere e sceneggiatore. Ha pubblicato per Mondadori “La giostra dei fiori spezzati” (2014) e per Multiplayer “I Cavalieri del Nord” (2015). Scoperto da Massimo Carlotto, ha firmato per le edizioni e/o i tre romanzi della serie di Mila: “La ballata di Mila”, “Regina nera” e “Cucciolo d’uomo” (2015), in corso di pubblicazione in 20 Paesi – fra cui Stati Uniti, Inghilterra, Germania – e opzionati per il cinema. Nell’aprile 2016 ha dato alle stampe “Il sangue dei baroni” per Fanucci e sta ultimando la trilogia dedicata a “I Medici”, in corso di pubblicazione in Italia per Newton Compton e all’estero. Nel 2017 pubblicherà un romanzo su Giacomo Casanova per Mondadori.  Matteo collabora con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica e FilmTV. Fondatore di Sugarpulp e direttore artistico della SugarCon, è professore a contratto di “Interactive Storytelling” presso la Vigamus Academy alla Link University di Roma. Vive fra Padova, Berlino e la Transilvania.

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