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Miele

Miele è un grande noir che sa di vecchi video dei Pink Floyd e profuma di 1984 di Orwell.

MieleTitolo: Miele
Autore: Ian McEwan
Editore: Einaudi
PP: 320
Prezzo: 20

Ho sempre pensato che il vero talento di uno scrittore sia il riuscire a tenere il lettore incollato alle pagine. A regalare desiderio di leggere, di scoprire la riga successiva, la sensazione che seguirà. Molti scrittori hanno questa dote, questo talento.

Pochi, però, sono in grado di tenerti attaccato ad un noir, o ad un thriller, per oltre cento pagine, senza che nel racconto succeda assolutamente nulla. Voglio dire… se ci provassi io, a pagina quattro il lettore potrebbe scoprirsi narcolettico. A pagina dieci si sentirebbe come nel bel mezzo di un week end ad una spa. Alla undici non ci arriverebbe. Ma con McEwan, dannato, ci va avanti. Diretti e spediti.

Ian McEwan lo paragono ad un Tarantino della letteratura. Avete presente i film del buon Quentin? Cinque, sette, dieci minuti di dialoghi in cui non accade nulla. NULLA. Eppure te ne stai lì, a fissare lo schermo, in perenne attesa dell’avvenimento.

Miele è così. La scrittura riesce ad essere veloce ma poetica, leggera ma approfondita. Ti regala ritmo costante e inarrestabile, pur senza farti venire il fiatone. E, lentamente, ti fa immergere nell’acqua fino a quando questa ti arriverà al collo senza che tu te ne sia accorto. E allora cominci a muovere braccia e gambe per resatre a galla.

Miele è una storia di confine: tra il noir, il thriller e la spy story. Che, come elemento di contatto, hanno una storia d’amore.

La protagonista, Serena Frome è una giovane ragazza bellissima. Una che ama la letteratura ma che studia matematica. Con buona pace di chi dice che materie umanistiche e scientifiche viaggino su due piani differenti. E che finisce a lavorare per i servizi segreti di Sua Maestà quasi per sbaglio. Trovandosi, finalmente, a poter trasformazione la propria passione per la lettura in un mestiere, al servizio dell’operazione segreta che dà il nome al romanzo.

La storia si svolge in piena guerra fredda. Ricordate? Quell’epoca in cui tutto pareva semplice. L’epoca in cui era facile identificare il bene ed il male. A seconda del blocco a cui si apparteneva, ovviamente.

Serena ci racconta quegli anni con gli inganni e le illusioni di giustizia. Ci racconta i servizi segreti dal di dentro. E non i servizi segreti inglesi alla James Bond: gente bella ed elegante, auto veloci, orologi di prestigio. Ci parla di uffici piccoli e che sanno di chiuso, di pile di documenti da analizzare, di stanze in affitto in appartamenti divisi con studenti. Ci parla di paghe minime in un momento economicamente drammatico per la Gran Bretagna, con settimane corte, scioperi e disoccupazione. Ci narra le manipolazioni delle masse e le operazioni, tra cui appunto quella denominata Miele, messe in piedi dai governi per tirare l’acqua al proprio mulino.

Ma, soprattutto, ci racconta il reclutamento e le sue conseguenze, rilette ad anni di distanza. Il tutto sullo sfondo di una situazione che è sfondo di un’altra: una storia d’amore appoggiata su un telo di bugie. E lo fa senza ricorre mai alla violenza e senza uscire da un binario di educazione ed eleganza.

Miele sa di vecchi video dei Pink Floyd, e profuma di 1984 di Orwell. Miele è un volo panoramico con continue picchiate verso il cuore dei protagonisti. Un cameraman frenetico che passa da piani larghi a zoom strettissimi e primi piani alla Sergio Leone.

In estrema sintesi, Miele è un bellissimo romanzo, scritto da uno dei più grandi autori di noir contemporanei. Uno con la faccia da pazzo. Perchè con la faccia da persona normale, un romanzo così non gli sarebbe uscito!

Le serate invernali non aspettano altro!

VOTO: 5 Barbabietole su 5

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