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Mille splendidi soli, la recensione

Mille splendidi soli di Khaled Hosseini è un libro stupendo che però mette una tristezza indicibile ma che, nonostante tutto, ti arricchisce.

Mille splendidi soli, la recensione di Fulvio Luna Romero sugarpulpTitolo: Mille splendidi soli
Autore: Khaled Hosseini
Editore: Piemme
PP: 432
Prezzo: cartaceo 18,50 euro, ebook 6,99 euro

Se mai accadesse, un giorno, che vi doveste trovare su un ponte, indecisi se lanciarvi di sotto, sarà il momento di prendere in mano questo libro. Lo leggerete con calma. E, verso pagina 20, vi lascerete andare ad un carpiato con triplo avvitamento.

Capiamoci: è un libro stupendo, ma di una tristezza… di una tristezza che, per riprendermi, mi sono guardato Schindler’s List ascoltando In morte di SF cantata da Carboni ai tempi di Farfallina.

Mille splendidi soli è un libro che parla di miseria umana, di dolore, di privazione. Insomma, di Afghanistan.

Per me è stato un viaggio approfondito, quasi didattico, in una cultura che conoscevo soltanto dall’esterno, per averne sentito parlare nei tg. Didattico, dicevo, ma mai noioso.

Mille splendidi soli è un libro nel corso della cui lettura fatichi a trattenere le lacrime, tale è il dolore che ti trasmette. L’evoluzione, se così la possiamo chiamare, di un paese che passa di mano in mano tra oriente e occidente, tra estremismi di ogni tipo e politiche violente, raccontata attraverso gli occhi di una ragazza che diventerà donna.

La chiave è questa: Hosseini racconta la storia di Mariam, e con lei quella dell’Afghanistan. Racconta i sogni di chi non ha mai avuto niente, cresciuta tra stenti in una baracca di legno persa tra i boschi perchè rinnegata. Di chi un giorno vede la città, ne coglie il sogno ma ne vive l’incubo.

Parla delle leggi talebane, delle bastonate per strada. Racconta i matrimoni combinati in un modo che ti spezza il cuore, le bombe che cadono tra le case e ammazzano, e straziano i corpi.

Narra di bambini che muoiono di stenti nei campi profughi, dei russi che cacciano i tagiki, dei talebani che cacciano i russi, degli occidentali che cacciano i talebani. Lasciando sullo sfondo le macerie materiali e umane, la povertà e la fame.

Mille splendidi soli è un libro davvero bello, un occhio diverso su quel folle paese di confine tra medio oriente, blocco sovietico ed Europa che si chiama Afghanistan.

Chi sceglierà di affrontare questo viaggio dovrà solo mettere in preventivo una buona dose di tristezza e disperazione. Ma, a mio avviso, valgono il prezzo del biglietto.

Un po’ come ascoltare Tutti morimmo a stento di De Andrè: il titolo ti terrorizza, la musica ti culla, il recitativo ti abbatte… ma alla fine capisci di essere un po’ più ricco.

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