Milo Manara, la nuova collana dal verbo dello stesso maestro dell’eros

Jeeny, la nostra strega di barbabietola, è andata a trovare il Manara nazionale in quel di Milano.

Certe volte vivere a Milano ripaga dei costi usurari dell’affitto e dello spritz. Tipo quando ti girano l’invito alla presentazione da parte dello stesso maestro Milo Manara della sua opera omnia in uscita con La Gazzetta dello Sport/Corriere della Sera (vedi l’articolo di Andrea Andreetta) e, passandoti il testimone, ti dicono “vai tu” (grazie, Andrea!).

Così, armata di tacco 10 e spillina Sugarpulp, mi sono avviata al luogo dell’incontro con un anticipo tale da imbattermi nel maestro stesso lungo la via Solferino, importunarlo stringendogli la mano, sotto il suo sopracciglio leggermente arcigno, e fargli sbagliare numero civico … (impennata del sopracciglio …. argh!).

Giunti allo storico palazzo del Corriere della Sera, con le mie arti magiche ho provato a far sì che la mitragliata di flash dei fotografi sortisse il medesimo effetto dei “neuralizzatori” di Men in Black. Credo che abbia funzionato, perché di fronte alla sala gremita degli ammiratori, ma soprattutto ammiratrici, di tutti i tempi, Manara si è dimostrato sin da subito molto brillante e via via sempre più coinvolto nel condividere con la platea alcuni spaccati della sua vita professionale e – con il contagocce – personale.

Dopo i richiami di rito del maestro ai propri esordi (e le espressioni di gratitudine ai “fumettacci” che gli hanno consentito di imparare una professione senza frequentare una scuola di fumetto e nonostante la madre maestra), Manara si sofferma sulle origini e sulle caratteristiche de “Lo scimmiotto” (disegni di Manara e sceneggiatura di Silverio Pisu), per rispondere ad una domanda sull’episodio del calcio ricevuto da Hugo Pratt.

Qual è l’aneddoto del calcio? Manara racconta che, all’incontro con i rappresentanti di Casterman (i.e. casa editrice franco-belga della rivista francese “A’ suivre” – quella di “Le avventure di Tintin”), interessati a “Lo scimmiotto”, Manara dichiarò candidamente che l’opera era già stata assegnata alla pubblicazione su un’altra rivista (i.e. Alterlinus). A quel punto Hugo Pratt assestò un calcio a Manara e millantò poi l’esistenza di un’altra opera già pronta di Manara … tuffandolo con quel calcio nelle acque sconosciute dell’ “autorialità” e dando a Manara la possibilità di trasformarsi da disegnatore ad artista completo.

La storia de Lo scimmiotto trae ispirazione da un’antica storia cinese (cfr. Il viaggio in Occidente) che narra le avventure di una scimmia (i.e. Sun Wukong – il re scimmia) che accompagna in India un monaco buddista. Gli amanti di manga ricorderanno senz’altro le numerose serie giapponesi ispirate alla medesima storia, fra cui in primis The monkey, ovvero Le grandi avventure di Gokū (fumetto scritto e prodotto nel 1967 da Osamu Tezuka, che è autore altresì di Kimba, il leone bianco, Astroboy e La Principessa Zaffiro), ma anche Dragon Ball e Starzinger.

Nella visione di Manara (e Pisu) il protagonista de Lo scimmiotto doveva essere caratterizzato da qualità come l’animalità, l’energia, lo spirito rivoluzionario e avventuroso, enfatizzando la dimensione fisica dell’uomo. In quel contesto storico-politico lo scimmiotto era una metafora di Mao Tse Tung e del popolo cinese ed esprimeva il clima politico di quegli anni.

Manara sembra particolarmente affezionato a quel personaggio burrascoso. Forse ha accettato la richiesta di Valentino Rossi di fare un fumetto su di lui (“Quarantasei”) proprio per lo spirito ribelle che alberga in Valentino, così come nei suoi miti (Jim Morrison e Steve McQueen, rappresentati nel fumetto)… e anche in Manara. Infatti, sperticandosi in elogi sulla carriera di Valentino, Manara fa trapelare il suo “essere” motociclista e la sua passione per i motori, con una veemenza che solo un Sun Wukong potrebbe avere.

Non sono mancati gli aneddoti su Fellini. Vincenzo Mollica ha raccontato che le sole tavole di Viaggio a Tulum sulle quali Fellini ha sollevato obiezioni sono state quelle in cui una signorina indugiava in un lungo lunghissimo (3-4 pagine) bagno. Quindi l’acqua è certamente un elemento molto presente nelle tavole del maestro… meno sulla sua tavola da pranzo, per la quale Manara sembra preferire l’amarone della Valpolicella (come dargli torto).

Introdotto l’elemento “territorio” le barbabietole vorrebbero sicuramente sapere qual è il suo ruolo nel procedimento creativo del maestro … sono stata calorosamente invitata a lasciare la sala Montanelli, perché si dovevano chiudere i battenti. Appena il tempo di recuperare la dedica con autografo del maestro, raccogliere la sua risatina al mio commento “i miei amichetti ne saranno felici” e mi sono avviata verso l’uscita canticchiando “Manà manà…dudduuuddududu …”.

Godiamoci quindi ogni numero (il secondo – I Borgia – in uscita a breve) di questa grande collezione a colori delle opere del grande maestro dell’eros, che – come ha tenuto a precisare lo stesso Manara – è lungi dall’essere “tombale”. Vi basti sapere per ora che sta lavorando ad un’opera sul Caravaggio, che avrà il volto di Andrea Pazienza. ZOT

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