Missing. New York, la recensione

Missing. New York inaugura una nuova serie poliziesca firmata da Don Winslow. Il romanzo, seppur coinvolgente, è però ben lontano dalle sue opere migliori. [Attenzione: recensione con spoiler]

missing new york don winslow recensioneTitolo: Missing. New York
Autore: Don Winslow
Editore: Einaudi
Pagine: 312
Prezzo: cartaceo 18,00 euro – ebook 9,99 euro

“Diventai il Vagabondo Americano.
Blue e io percorremmo strade infinite, non in cerca dell’America, ma di una bambina.
Ma nel viaggio non ero solo.
Con me c’era il signor Springsteen, e sulla strada non c’è miglior compagno di un uomo che canta di altri uomini impegnati in missioni disperate attraverso tutta l’America, in cerca di qualcosa”.

Don Winslow, per noi di Sugarpulp, rientra a pieno titolo nella categoria dei mostri sacri. Un autore che, insieme alla triade formata dagli amatissimi Lansdale-Gischler-Willocks, è riuscito a portare una ventata d’ aria fresca nel sovrappopolato mondo della crime-fiction grazie a trame ficcanti, personaggi indimenticabili ed una scrittura fortemente cinematografica ed iconica.

Confesso quindi, con un certo rammarico, che la sua ultima fatica Missing. New York ha deluso, almeno in parte, le mie aspettative. Il romanzo è certamente un buon thriller. Un page turner costruito magistralmente, ma che non aggiunge nulla di significativo né alla produzione dello scrittore statunitense né, tantomeno, al genere di riferimento.

Insomma, il mago Don ha tentato il suo bel numero, ma questa volta ha perso il coniglio dentro al cilindro. Missing. New York è un libro già letto, un film già visto, una storia già sentita. Certo, è pure una bella cavalcata di oltre trecento pagine e ci si rimane incollati dalla prima all’ultima.

Manca, però, l’epicità e la forza drammatica de Il potere del cane. Mancano personaggi esplosivi come Frank Machianno o Tim Kearney. E si sono persi per strada anche l’universo cool di O, Bene e Chon, la vivacità e gli esperimenti linguistico-stilistici del meraviglioso dittico formato da Le Belve ed I re del mondo. Stiamo parlando di un fuoriclasse che invece di stupirci con la giocata memorabile, si limita ad appoggiare la palla in rete con un piattone senza infamia né lode, comunque ben lontano dalla prodezza che ci saremmo aspettati.

Analizziamo per un momento il plot: una bambina scompare misteriosamente ed il poliziotto incaricato delle indagini, Frank Decker (ex marine che si porta dietro parecchi fantasmi), deluso dall’esito negativo delle ricerche, decide di abbandonare moglie e carriera per continuare a seguire testardamente il caso. Gli indizi lo porteranno dalla città di Lincoln, Nebraska sino, appunto, a New York, dove ne capiteranno di cotte e di crude.

L’idea, seppur buona, è di per sé esile, trita e piuttosto scontata se messa a confronto con le trame dei titoli citati poco sopra. Inoltre, il lettore più scafato (ma anche quello meno) capisce subito che il romanzo, nonostante tutti gli ostacoli, è destinato ad un happy ending che non farà certo strappare i capelli (mi cospargo il capo di cenere per l’abnorme spoiler).

Di buono rimangono un incipit oltremodo accattivante ed una prosa fluidissima (entrambe specialità della casa), un eroe solitario ottimamente tratteggiato ed un viaggio attraverso gli Stati Uniti in grado di farci provare il sapore della strada e della solitudine. Sarebbe abbastanza per uno scrittore qualsiasi. Non per sua maestà Don Winslow.

In coda al romanzo leggiamo che Missing. New York è il primo potente capitolo di una nuova serie poliziesca. Decker viene paragonato dall’editore a Harry Bosch ed Harry Hole. Qualcuno farà i salti di gioia. Altri, come me, si rincuorano con un’altra succulenta notizia: Winslow sta anche lavorando al seguito del suo capolavoro, Il potere del cane. Don, per piacere, datti da fare. Non vediamo l’ora.

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