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Il Mistero del Falco, la recensione di Gianfranco Spinazzi

Il Mistero del Falco di John Houston è un grande noir, un classico ancora oggi modernissimo grazie anche alla prestazione superlativa di un Humphrey Bogart in stato di grazia. Da riscoprire.*

Sam Spade: un nome creato dalla penna di Dashiel Hammet.
San Francisco. Città. America. Mito.
Periodo classico del noir: anni Quaranta.

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Sam Spade e Miles Archer condividono un ufficio a San Francisco, un luogo dall’essenzialità emblematica. Gli spazi degli investigatori privati all’inizio degli anni Quaranta non sono eleganti: soltanto una segretaria, un tavolo, due poltrone.

Non si indulge all’effimero nell’ufficio, dove si reca miss Ruth Wonderly (Mary Astor) per chiedere aiuto: sua sorella è scomparsa, probabilmente in compagnia di un certo Floyd Thursby, con il quale aveva una relazione.

La donna, visibilmente agitata, versa un cospicuo anticipo agli investigatori. Archer, che ha un debole per le donne, si incarica di cercare Thursby quella stessa sera e di ritrovare la sorella scomparsa.

Naturalmente Sam Spade non può che essere che Humphrey Bogart. Immediatamente delineata la sua interpretazione, essenziale quanto il luogo del set: l’ufficio investigativo, topos delle successive ambientazioni dei film polizieschi. Impossibile immaginarlo diversamente. Per motivi di budget, John Houston sceglie di girare quasi tutto il film in interni.

Scena notturna, fatta più di ombre che di altro (vago sapore espressionista). Un’ombra di più ed ecco che Archer viene trafitto da rivoltellate. Inizia la caccia all’assassino. L’omicidio del socio rivendica che Spade scopra il colpevole. Spiegherà l’urgenza e imprescindibilità del proposito: non si tratta di particolare affetto e stima verso Archer, con la cui moglie intrattiene perfino una relazione, ma dell’etica professionale che gli impone di trovare chi ha ucciso il collega.

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La mattina seguente l’allucinato Joel Cairo, (Peter Loore) irrompe nell’ufficio e nella storia e cerca di assumere Spade per cercare una statuetta di un falcone d’oro dal valore incommensurabile. Spade rifiuta e quando Cairo lo minaccia con una pistola lo disarma umiliandolo.

In questa complessa vicenda a incroci, emergerà che Cairo e la bella Ruth Wonderly (il cui vero nome risulta essere Brigid O’Shaughnessy) si conoscono. A formare un ambiguo terzetto contribuisce l’entrata in scena del “grassone” Kasper Gutman (Sidney Greenstreet).

Spade per il momento formerà il quarto anello, seguito per tutto il film da Wilmer Cook, sgherro poco intelligente ma aggressivo, interpretato dal grande caratterista Elisha J. Cook.

La ricerca affannosa che avvicina i personaggi riguarda il falcone dall’immenso valore. Spade si reca nell’albergo dove alloggia Gutman che gli rivela la rocambolesca storia della statuetta.

Il Noir sfiora la favola: nel 1539 i crociati dell’Ordine degli Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme convinsero l’Imperatore Carlo V di Spagna a concedere loro l’isola di Malta. L’Imperatore la cedette a condizione che ogni anno gli venisse fatto tributo di un falcone come riconoscimento che Malta rimanesse spagnola.

I cavalieri dell’ordine, immensamente ricco, esternarono la loro gratitudine inviando all’Imperatore il primo anno un falcone d’oro con incastonate le più belle pietre preziose del loro tesoro. La nave che lo trasportava, saccheggiata dai pirati turchi, non giunse mai a destinazione.

Da qui la dispersione del falcone e il suo presunto passaggio nella mani di vari collezionisti e antiquari senza che il suo reale valore venisse mai riconosciuto e stimato.

Sam a un certo punto si sente svenire, gli hanno drogato il bicchiere di whisky. Al suo risveglio nota un giornale dove è cerchiato l’arrivo di una nave, La Paloma. Corre verso il molo ma la nave è in fiamme.

Agli appassionati di storia l’opportunità di verificare la veridicità dei fatti. Ai protagonisti del film l’ossessione del ritrovamento. Il capitano della Paloma scampato ma ferito dall’incendio sviluppatosi a bordo, raggiunge in fin di vita l’ufficio di Spade con sottobraccio il bramato falcone. Spade se ne impossessa e gioca le sue ultime carte alla ricerca della verità.

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Beffa del destino: il falcone recuperato è un falso. Spade inganna i delusi cercatori e li fa arrestare. Si sofferma su Ruth Wonderly, colpevole, come ha scoperto, di aver ucciso il socio Archer ed esponendole l’etica che gli impone di trovare l’assassino del proprio socio, a costo di sacrificare l’amore che sente di provare per la donna. Quando lei viene arrestata, l’ultimo sguardo che rivolge a Bogart è di languida disperazione.

Esemplari sono le parole che chiudono il film: al poliziotto che gli chiede di che materia è fatto il falcone, Sam Spade risponde: È fatto della materia di cui sono fatti i sogni. L’aveva preceduto William Shakespeare nella Tempesta: siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.

Guarda Il Mistero del Falco di John Houston in versione integrale su Youtube.

*La recensione, anche se pubblicata con il profilo di Alberto Spinazzi, è di Gianfranco Spinazzi.

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