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A misura d’uomo, la recensione

A misura d’uomo, la recensione di Corrado Ravaioli del romanzo d’esordio di Roberto Camurri per le NN Editore.

A misura d'uomo, la recensioneTitolo: A misura d’uomo
Autore: Roberto Camurri
Editore: NN Editore
PP: 176

È un esordio bruciante quello di Roberto Camurri per Edizioni NN. Il suo A misura d’uomo si infila sotto pelle e lascia il segno. Racconta in maniera viscerale la Provincia, rappresentata in questo caso da Fabbrico, nel reggiano, ma si può intendere come luogo dell’anima, in un’accezione più ampia.

Esce sul balcone, guarda il cielo grigio e le nuvole ammassate, l’acquedotto, il parco e i giochi sotto il temporale dove una volta c’era il vecchio campo da calcio di quando erano piccoli, pensa ai gol segnati nella porta senza rete, ai pali arrugginiti, al pericolo, alla fiducia dei loro genitori nel farli giocare lì da soli, pensa alle loro risate prive di responsabilità, al fatto che la vita nei pomeriggi della loro primavera sembrava perfetta.

Davide e Valerio sono amici speciali, hanno un legame coltivato da bambini e saldato nel tempo. Dalle prime corse dietro un pallone fino alle zingarate adolescenziali. In età adulta, l’arrivo di Anela, compagna di Davide, scava un solco tra i due.

Parte da qui la storia descritta da Camurri, o meglio le storie. Perché il libro appare come una raccolta di racconti dedicati a temi forti come l’amicizia e l’amore, il tradimento e la disillusione, sotto forma d’istantanee, momenti precisi nella vita dei protagonisti. Attorno a loro gravitano altri personaggi, come Elena e Mario, Maddalena e Luigi, Bice la barista e il vecchio partigiano Giuseppe. Tutti impegnati a sopravvivere, alle prese con un delicato ménage familiare o un lavoro alienante. In un paese che si ama e si odia allo stesso tempo.

Attraverso una prosa secca, l’autore disegna con pennellate veloci, a volte delicate, altre violente, uno spaccato vivido della realtà di paese e le sue contraddizioni. I dialoghi sono essenziali, la scrittura stimola i sensi. Vediamo il colore di campo di frumento illuminato dal sole e sentiamo l’odore del fieno umido o di un caffè corretto alla sambuca. Camurri riesce a cristallizzare con apparente semplicità momenti di vita quotidiana, anche molto commoventi, riportandoli in maniera autentica.

La verità è che gli piace guardare fuori, guardare il paesaggio, le case che sbucano in mezzo ai campi, i trattori che arano, l’erba tra i solchi, gli uccelli posati sui fili della luce, le lepri immobili in mezzo a quella terra infinita; la radio in macchina lo distrarrebbe, gli piace vedere la campagna passare, diversa e uguale.

I personaggi del libro covano un malessere, un’aspirazione troncata, un senso di colpa. E Fabbrico, paesino “a misura d’uomo” con le sue due strade, gli argini e i canali, a un certo punto sembra soffocarli in un vortice di inquietudine e disorientamento. Ma un’occasione per ricominciare esiste. Un giorno alla volta.

A misura d’uomo è un romanzo breve ma denso di emozioni. Alcune sferzanti, altre tiepide e confortanti. Ora aspre, ora dolci. Comunque vitali.

Ludovica si sta lavando i denti, lui resta fermo a guardarla, seduto sul water, è un rito abituale tra loro, uno spazio per dirsi le cose, un modo di stare insieme da quando lei è alle superiori, da quando ha iniziato a diventare autonoma, da quando si vedono sempre meno.

Nota a margine. Quando avrete finito il libro, vi consiglio di ascoltare questa canzone. La sentivo in testa leggendo le ultime pagine.

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