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Mr. Robot, la recensione del pilot

Mr. Robot, nuova serie dedicata al mondo degli hacker che nel pilot ha dimostrato di avere i numeri giusti per diventare un nuovo instant classic

È difficile trovare una serie memorabile nel periodo estivo e la seconda stagione di True Detective difficilmente farà eccezione. Poi un amico mi ha consigliato Mr. Robot, e dopo aver visto il pilot ho pensato “eccola!”.

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Prodotta da USA Network, la serie elabora in maniera originale temi sempre più attuali come pirateria informatica, violazione della privacy e società del controllo, ma lascia trasparire un potenziale enorme e tanti filoni da sviluppare.

Elliott è un programmatore, dipendente di una grande azienda specializzata in sicurezza informatica. Difende i sistemi dei clienti da attacchi di qualsiasi genere. Quando cala il buio, sfrutta la sua abilità per trasformarsi in vigilante alla ricerca di criminali di ogni genere tra le pieghe del deep web.

È affetto da un disturbo, una sorta di disordine anti-sociale. Non riesce a entrare in relazione con i colleghi e soffre di manie di persecuzione e paranoia. Per questo vede abitualmente una psicologa e assume stupefacenti, senza riuscire a spegnere quella voce interiore con cui spesso dialoga.

La sua vita subisce un’improvvisa sterzata quando si trova a fronteggiare un attacco senza precedenti nei confronti di un grande cliente, la E-Corp.

Cercando di venirne a capo, Elliott si imbatte in Mr. Robot, un ambiguo personaggio che sembra avere un piano per rovesciare il sistema. Tralascio ulteriori dettagli che potrebbero anticipare momenti chiave della prima puntata.

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Vi lascio alcuni spunti. Il protagonista, Rami Malek, è sensazionale e la scelta narrativa del racconto in prima persona crea una forte empatia con il personaggio principale. Insieme a lui c’è Christian Slater, in grande spolvero, dopo anni di alti e bassi.

Tutta la serie è particolarmente curata: l’immagine è livida, spesso in contrasto con i pixel fluorescenti dei pc, rende al meglio il carattere disturbante della storia.

Il tappeto sonoro di sintetizzatori fa da contrappunto ai dialoghi, ricordando la recente colonna sonora da Oscar di The Social Network o le mitiche composizioni create da Carpenter per i suoi film.

La storia, che potremmo inserire nel filone distopico, risulta credibile anche nei momenti più complessi: tutto ciò che riguarda gli hacker e le tecniche di intrusione nei sistemi vengono raccontate in maniera avvicnente e realistica (stando alle valutazioni positive ottenute da veri hacker).

Viste le premesse, mi auguro che tutta la serie sia all’altezza del pilot. Sarebbe un nuovo instant classic, come Black Mirror ai suoi tempi.

Guarda il trailer di Mr. Robot su Youtube

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