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Musica, Western, Noir e Fumetto a #Venezia75

Musica, Western, Noir e Fumetto a #Venezia75. Nuovo capitolo del reportage di Silvia Gorgi dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Anche la musica è molto presente in questa Mostra, a partire da A star is born, fuori concorso, prima prova da regista per l’attore Bradley Cooper, remake del film È nata una stella, con Lady Gaga.

E c’è pure in Vox Lux, dove a impersonare una pop star, con nel passato un evento sconvolgente, è il volto di Nathalie Portman. Mentre l’interpretazione della canzone Tic tac, da parte di Barbora Bobulova, le permette di ottenere, insieme a Matteo Buzzanca (Sugar), che ha curato l’intera colonna sonora, il premio speciale da parte della giuria Soundtrack Stars Award, per Saremo giovani e bellissimi, opera prima di Letizia Lamartire, presentata alla Settimana della Critica, in cui Barbora interpreta appunto il ruolo di una cantante.

E, nel primo episodio del film dei fratelli Coen, The Ballad of Buster Scruggs, il western si trasforma quasi in musical. Una pellicola in sei capitoli che verrà distribuita da Netflix. Come avverrà anche nel caso del film di Cuarón. L’altro western in concorso potrebbe invece regalarci la miglior interpretazione maschile. Si tratta di The Sisters Brothers, di Jacques Audiard, adattamento del romanzo Arrivano i Sister, scritto da Patrick deWitt. Ad interpretare i due fratelli pistoleri, Eli e Charlie Sisters, John C.Reilly e Joaquin Phoenix. Ed è proprio Reilly con la sua dolcezza, ad avere chance di vittoria.

Oregon, 1851, i due fratelli al servizio del Commodore, un padrino locale, si lanciano sulle tracce di un cercatore d’oro fuggito in California. Un western atipico, in cui Eli si lava i denti nel west, porta con sé lo scialle dell’amata che annusa, e cerca di fare col fratello, attaccabrighe e ubriacone, conversazione alte. Nel cast anche Jake Gyllenhaal.

E a giocarsi una possibile Coppa Volpi potrebbe esserci anche Willem Dafoe, nella pellicola emotiva dedicata al grande genio di Vincent Van Gogh, da lui interpretato in At Ethernity’s Gate di Julian Schnabel, qui nelle vesti di regista, smesse per un attimo quelle d’artista, che torna dietro la macchina da presa per raccontare un pittore, come fece nel 1996 per Basquiat.

Il giallo del sole, dei campi di girasole, di Vincent tocca l’anima così come l’interpretazione tormentata di Dafoe.

Impossibile non citare, fuori concorso, un poliziesco come Dragged Across Concrete, del regista cult Steven Craig Zahler. Famoso per le sue pellicole, molto cruente, quasi splatter, e molto lunghe, a Venezia75, regala un film in cui la nuova coppia di investigatori non può che conquistare: Mel Gibson e Vince Vaughn.

Sospesi per un video mandato in rete che li riprende mentre usano metodi forti nel corso di una perquisizione, i due poliziotti continuano il loro lavoro, e fra appostamenti in cui attendono le mosse dei criminali mangiando insalata di pollo, con dialoghi a tratti anche comici, ci regalano un’intesa che sarebbe fantastico rivedere presto sullo schermo.

E convince il noir Frères Ennemies, di David Oelhoffen, per carità nulla di nuovo sotto il cielo, ma è un buon film francese, che racconta i sobborghi di Parigi, dove Manuel (Mathias Schoenaerts) piazza cocaina insieme all’amico Imrane (Adel Bencherief), ma il colpo che stanno mettendo a punto non va a buon fine, e spunta ad indagare sul caso, un loro amico d’infanzia che ha deciso, a differenza loro, di stare dall’altra parte, da quella della presunta giustizia, Driss (Reda Kateb). L’uccisione di Imrane aprirà una caccia al colpevole che farà ritrovare i vecchi amici del quartiere, i fratelli del titolo, in cerca di giustizia.

Ha avuto il suo posto anche il fumetto in questa Mostra, con l’opera prima di Emanuele Scaringi, ispirata alla graphic novel di Zero Calcare, La profezia dell’armadillo – uscirà il prossimo 13 settembre – con un pubblico giovane in sala che l’ha amata, e con Gipi, in versione registica, con il suo Il ragazzo più felice del mondo.

La lunghezza dei film e gli italiani

A proposito di lunghezze è una Mostra con film da tre ore e mezza, come quella del tedesco von Donnersmarck, Werk ohne Autor (Never Look Away), e, in media le pellicole si aggiravano sulle due ore, due ore e mezza.

Peccato rimproverato anche alla versione di Luca Guadagnino (Call me by your name) del capolavoro di Dario Argento Suspiria. Una rivisitazione intellettuale, estetica, in cui viene inserita anche una Berlino anni Trenta, che alcuni hanno amato, altri hanno trovato troppo lunga e con troppe cose. Ma del resto ad ogni angolo alla Mostra si parla, si discute, ci si confronta, si giudicano i film in visione. In un gioco febbrile che coinvolge tutti mentre sul red carpet sfilano le grandi star.

E giusto ieri c’è stata anche la presentazione dell’ultimo film italiano, dopo quelli di Guadagnino e Roberto Minervini, con What you gonna do when the World’s on fire, di Mario Martone, con Capri-Revolution, mentre alle giornate degli autori è passata la splendida storia d’amore fra Linda Caridi e Luca Marinelli, Ricordi? di Valerio Mieli, con un montaggio che riproduce quello che succede nella nostra mente quando alla realtà si uniscono le sensazioni dei ricordi.

Ed è piaciuto moltissimo anche Il bene mio di Pippo Mezzavia, con un toccante Sergio Rubini. Con la voglia di vedere subito le altre puntate ha lasciato la prima stagione della serie L’amica geniale, tratta dal primo libro, successo mondiale, di Elena Ferrante, regia di Saverio Costanzo, che vedremo a novembre sulla Rai.

Tutto in attesa del gran finale, la cui cerimonia sarà in diretta su Rai Movie domani (8 settembre) a partire dalle 19, con, a presentarla, colui che l’ha aperta il secondo madrino-padrino della Mostra, dopo il successo di Alessandro Borghi dell’anno scorso: Michele Riondino (Il giovane Montalbano). 

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