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Nancy morì d’Autunno, la recensione

Nancy morì d’Autunno di Fulvio Luna Romero: nuova indagine e amarezza per l’Investigatore Privato Carlo Caccia

Nancy morì d'Autunno, la recensioneTitolo: Nancy morì d’Autunno
Autore: Fulvio Luna Romero
Editore: Piazza Editore
Pagine: 412
Prezzo: 14 euro

Il noir e le crime story non sono tra i miei generi preferiti, no no. Qui lo dico pubblicamente, anche se chi mi conosce lo sa da tempo. Anche chi ha letto i miei articoli e le mie recensioni su Sugarpulp Magazine credo l’abbia capito da un pezzo.

Però c’è sempre da imparare e, in letteratura, limitarsi ai soli generi preferiti alla lunga risulta deleterio nei confronti dell’arricchimento del bagaglio culturale personale, quando non risulti essere limitante e puerile.

Deve essere stata proprio questa la ragione per la quale ho trovato il nuovo romanzo di Fulvio Luna Romero con protagonista Carlo Caccia, investigatore privato proveniente dalla Treviso bene, atletico, sempre elegante e con un sigaro a fargli compagnia (se non una bella, bellissima donna), molto lento all’inizio. Ma poi…

Ecco: ma poi. Poi ingrana e lo fa alla grande.

In Nancy morì d’Autunno c’è tutto il marcio del Nord Est. Un marcio che si può benissimo adattare a tutto il territorio nazionale, europeo e mondiale ma che l’autore limita al proprio circondario perché l’investigatore Carlo Caccia è di Treviso e si muove in Veneto.

Rimane però l’amaro in bocca ugualmente, perché Luna Romero racconta una storia che potrebbe toccare chiunque, una storia d’amore giovanile sopita ma che si risveglia all’improvviso, una storia di droga, di prostituzione e di malaffare tutto italiano.

La Nancy del titolo, che viene trovata morta dalla sua coinquilina a causa di un’overdose, è al centro della storia ed è stato il primo amore adolescenziale di Carlo Caccia.

Ecco la ragione per cui, quando la coinquilina chiede l’aiuto delle sue abilità investigative per far luce su quella che a lei, e poi anche a Caccia, non sembra una morte accidentale per droga, l’investigatore privato ne è coinvolto personalmente ed emotivamente.

Dopo secoli che si erano persi di vista, Caccia scopre che Nancy era diventata una prostituta tossicodipendente ma che non si “bucava” più da qualche anno. Era uscita dal giro e aveva un lavoro regolare in un night privè, dove tentava di far passare in secondo piano il fatto di essere una escort.

Caccia si immerge quindi in un’investigazione del tutto personale che diventa quasi un’ossessione. Ovvio, senza anticipare nulla, i fili della trama si fanno via via sempre più fitti.

La morte di Nancy non è casuale e gli eventi che man mano Caccia scopre sono sempre più stratificati e pericolosi, con radici che vanno dallo spaccio di strada ai grandi appalti regionali.

Carlo Caccia è un personaggio particolare, a volte può risultare antipatico proprio a causa della sua estrazione sociale, del suo amore per il fisico atletico, per le donne e la bella vita (non perde tempo a provarci con tutte quelle che incontra), le belle macchine e il cazzeggio.

Quasi un Philip Marlowe de noantri che dimostra però un animo sensibile e rabbia per le ingiustizie, con una morale nobile, anche se tutta sua, e un ottimo saperci fare con le investigazioni. Insomma, ha fiuto e occhio clinico da vendere.

A fargli da contraltare, manco fossero Gianni e Pinotto, il socio e amico per la pelle Niccolò Zottarelli, ex-poliziotto super esperto nel portare a termine il “lavoro sporco”. Zottarelli stempera le situazioni sdrammatizzando e parando il culo a Caccia nelle situazioni più difficili.

I due grandi amici sono parchi nello scambiarsi battutacce e lo Zottarelli è anche alle prese con un nuovo amore, Zuleyka, una bella ragazza di ultra-sinistra impegnata politicamente e culturalmente. In pratica, il diavolo e l’acqua santa anche se tutto sembra funzionare alla perfezione.

Sembra, perché Zottarelli ne ha le palle piene ma ha paura di lasciarsi sfuggire una strafiga come Zuleyka. Situazione comica ma talvolta drammatica, man mano che i due amici scavano nel mistero della morte di Nancy.

E più scavano a fondo, più scheletri vengono fuori. Dicevo corruzione tutta italica, malaffare, droga, prostituzione, giri di soldi ad alti, altissimi livelli, e infine in mezzo a tanto sesso spudorato senza troppi problemi, anche un pizzico di buoni sentimenti, tanta nostalgia per ciò che fu e che è mai più stato.

Finale a sorpresa? No, neanche poi tanto ma tanta malinconia e amarezza che i noir ti devono lasciare in bocca. Questa è l’essenza del nuovo romanzo di Luna Romero.

Scorrevole, pulito anche se con qualche descrizione di troppo dei capi di vestiario, secondo me non utile ai fini della trama ma a far capire l’ossessione di Caccia per la moda, Luna Romero confeziona un bel romanzo dal quale non ci si riesce a staccare, pagina dopo pagina.

È soprattutto bravo a intessere una trama mai banale, un mistero che tocca i nervi scoperti di tutti mali del laborioso Nord Est. E non solo di esso.

Lo ammetto: ho cominciato con un approccio sbagliato e mi cospargo il capo di cenere. Mi sono costretto però ad andare avanti grazie a Dio, e grazie a Fulvio Luna Romero.

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