Narcos 2, la recensione della seconda stagione

Narcos 2 la recensione della seconda stagione

Narcos 2, la recensione della seconda stagione della serie di Netflix che racconta l’incredibile epopea di Pablo Escobar, il Patron del cartello di Medellin

Narcos 2 è senza dubbio una delle migliori serie degli ultimi anni. Prodotta da Netflix, Narcos racconta l’ascesa e il declino di Pablo Escobar, Patron indiscusso del Cartello di Medellin.

La prima stagione si interrompeva con Escobar e i suoi in fuga tra la giungla colombiana dopo l’evasione dalla Catedral, la prigione-farsa in cui il nostro Pablito aveva passato più o meno un anno. E qui spunta quello che a mio avviso resta il problema più grosso di questa seconda stagione, ovvero la compressione dell’arco narrativo. Nella prima serie infatti abbiamo assistito all’ascesa del Cartello di Medellin e dell’impero di Escobar, ovvero un periodo storico di circa 15 anni. In Narcos 2, invece, vengono sviluppati gli ultimi 15 mesi di vita del Patron (Escobar scappa dalla Catedral il 21 luglio 1992 e viene ucciso il 2 dicembre 1993). Pensavo che la produzione avrebbe utilizzato una serie di flashback per espandere la narrazione, mentre invece la scelta è stata quella di focalizzarsi il più possibile su Escobar.

Narcos 2 resta comunque una delle cose migliori viste negli ultimi anni, anche se credo che il livello qualitativo sia leggermente inferiore alla prima insuperabile stagione. Poco di dire sulla storia di Escobar e del Cartello, al netto delle più che legittime licenze narrative che si sono presi gli sceneggiatori. Ecco, magari giova ricordare che si sta parlando di una fiction, e non di un documentario o di una biografia, perché sempre più spesso mi capita di sentire persone convinte di imparare la storia guardando i film o le serie. Beh, vi svelo un segreto: non è così che funziona.

Il declino del Patron

Pablo Escobar è il protagonista assoluto di Narcos 2, ancora più che nella prima stagione. Lo ritroviamo solo, braccato dalla polizia e dai narcotrafficanti rivali, dimenticato dai vecchi compagni di negocios, indebolito da una lotta continua contro tutto e tutti. Wagner Moura restituisce magistralmente la dimensione drammatica e solitaria di un uomo che non vuole rinunciare all’idea di essere stato sconfitto. Un uomo divorato dall’ego e dalla smania di potere.

Emerge con prepotenza anche la violenza criminale e oscena di Escobar, pronto a qua pur di mantenere il suo potere, accecato dalla sua visione personalistica del mondo, un mondo tristemente ridotto a plomo o plata...

Forse a tratti la recitazione di Moura risulta troppo pesante e insistita, anche se credo che ci sia stata una precisa volontà di trasmettere il senso di ansia, di frustrazione e di sconfitta che aleggiava intorno alla figura del boss di Medellin nei suoi ultimi giorni. Peraltro nella splendida interpretazione del declino fisico e psicologico del Patron mi è sembrato di vedere una serie di citazioni e rimandi al Padrino di Marlon Brando, splendido omaggio di Moura ad una delle interpretazioni più eclatanti della storia del cinema.

In questa seconda serie brillano poi Pedro Pascal e Paulina Gaitan, ovvero l’agente della DEA Javier Peña e la Tata, moglie di Escobar. Due interpretazioni molto diverse tra loro ma che ci restituiscono due personaggi contrastati e mai banali, due personaggi molto complessi che si fanno amare ed odiare dal pubblico. Rispetto alla prima serie le caratterizzazioni dei coprimari sono più marcate ed interessanti, anche se dallo sfondo a tinte forti di sangue e terrore che devasta la Colombia emerge una storia grigia fatta di corruzione, interessi economici, politici e militari.

Premio occhio spento e viso di cemento a Boyd Hoolbrook, l’unico uomo che riesce a recitare con due sole espressioni: faccia con sigaretta e faccia senza sigaretta. Per il resto il cast è su livelli di eccellenza, con Moura sopra tutti come già detto.

Il fascino magico della Colombia

La grande protagonista di Narcos è comunque la Colombia, una terra fantastica devastata da corruzione e violenza. Una terra insanguinata dalla follia dei narcotrafficanti e da una guerra infinita che, per fortuna, presto potrebbe diventare soltanto un ricordo. Dallo schermo escono i colori e i profumi di un Paese dal fascino antico e inquietante, un Paese che ha saputo creare il Realismo Magico (due parole che sintetizzano l’allucinante storia del Patron) e che oggi sta ritrovando a fatica un equilibrio dopo anni difficilissimi.

Particolarmente efficace e d’impatto la ricostruzione delle scene più drammatiche con filmati d’epoca, che rendono più intensi e coinvolgenti scene come quella della bomba che ha devastato un centro commerciale a Bogotà nel gennaio del ’93. Personalmente avrei sviluppato di più la teoria per cui è stata la famiglia di Escobar a vendere il patron alla CIA e alla polizia colombiana (madre e moglie in primis) in cambio di una buonuscita, anche se l’impostazione di fondo della serie è stata quella di concentrarsi sul personaggio del Patron. Le dinamiche politiche alla base di tutta la storia infatti sono state toccate in maniera piuttosto superficiale, ma credo che sia stata un’ottima soluzione per non appesantire una vicenda che resta ancora oggi tutt’altro che chiara.

Narcos, ci aspettano altre due stagioni

Netlflix ha già annunciato che ci saranno altre due stagioni di Narcos. Sotto i riflettori finirà ben presto l’attività del Cartello di Cali, che negli anni seguenti al crollo del Cartello di Medellin si garantì il monopolio del traffico di cocaina nel mondo. Peraltro già in questa seconda stagione viene mostrato il rapporto perverso tra le istituzioni (colombiane e a stelle e strisce) e gli uomini del Cartello di Cali, da sempre molto più “politici” e “imprenditori” dei banditi di Medellin (e, infatti, i soldi del Cartello di Cali non verranno mai ritrovati, nemmeno dopo la totale disfatta del cartello).

Sicuramente questa nuova avventura per Netflix sarà molto più complessa dal punto di vista narrativo, dato che in manca una figura centrale e carismatica come quella di Pablo Escobar. Sarà interessante vedere poi se si arriverà fino all’evoluzione moderna del narcotraffico, con i nuovi cartelli messicani che oggi sono i padroni assoluti del mercato. Storia peraltro già raccontata in maniera clamorosa da Don Winslon nei suoi romanzi (e che presto vedremo anche al cinema).

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