Narcos, la serie. Recensione

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Narcos è una serie destinata a lasciare il segno. Raccontando la storia di Pablo Escobar Netflix vince la sua scommessa più ambiziosa.

Siete orfani inconsolabili di gentaglia tipo Walter White (alias Heisenberg), Jax Teller ed Enoch “Nucky” Thompson? Per non parlare del Libanese e di Tony Soprano? Niente paura, potete finalmente smetterla di stracciarvi le vesti e tornare a sorridere. Il recente sbarco di Netflix in Italia ci ha regalato una nuova saga criminale di assoluto spessore, capace di competere con le migliori produzioni degli ultimi anni.

Sto parlando di Narcos, la serie che racconta vita, morte e miracoli di don Pablo Escobar, il primo e più ricco narcotrafficante della storia, creatore di quel cartello di Medellín che negli anni ottanta ha cambiato per sempre la storia della Colombia e del mondo intero, immettendo sul mercato globale abnormi quantitativi di cocaina. Il fatto di essere di fronte ad una true story stimola da subito la nostra curiosità verso un personaggio di cui abbiamo sentito più volte parlare, ma che in realtà non conosciamo a fondo: Pablo Escobar è forse l’unico criminale al mondo a essersi avvicinato allo status di vera e propria icona popolare.

Il boss spietato dall’aria paciosa, l’uomo che per un certo periodo è stato considerato dai colombiani una sorta di “Robin Hood” – memorabili le sue distribuzioni pubbliche di denaro – è stato l’unico trafficante capace di suscitare sentimenti del tutto contrastanti all’interno del proprio paese, creando fortissime divisioni.

Durante il suo “regno”, alcuni sono arrivati a santificarlo contrapponendo la sua figura quasi leggendaria di bandido dal cuore d’oro ad una classe politica corrotta e distante dalla gente. Qualcuno lo considerava un male doloroso ma necessario per mantenere la pace; altri, infine, un cancro da estirpare ad ogni costo.

La sua filosofia criminale, sintetizzata dall’incisivo assunto plata o plomo (soldi o piombo), era tanto semplice quanto efficace: o ti lasciavi comprare o venivi ammazzato. I pochi politici che non accettavano la sua egida finivano inevitabilmente vittime di rappresaglie o di inspiegabili incidenti.

Pablo tentava di corrompere e uccideva chiunque, senza distinzioni di bandiere. La sua ambizione lo portò ad osare l’impensabile: candidarsi a presidente in seno ad una forza politica di sinistra; radere al suolo il tribunale che conteneva intere stanze di prove a suo carico; ammazzare un primo ministro e tentare di farne fuori un altro facendo esplodere un volo di linea. Infine, costruirsi un carcere che pareva una reggia.

Raccontare la sua vita era senza dubbio un’impresa difficile e complessa: una sfida che Netflix, almeno in questa prima stagione, ha dimostrato di poter vincere a mani basse, facendo un altro significativo passo in avanti nel suo processo di internazionalizzazione.

José Padilha, sorta di showrunner del progetto (ha anche diretto i primi due episodi), è riuscito a sfornare un prodotto che rappresenta ad oggi un unicum nell’affollatissimo panorama delle serie televisive. Il regista brasiliano, coadiuvato da una squadra di promettenti filmakers, ha dato a Narcos un’impronta del tutto personale fondendo insieme docufiction, dramma, azione, politica e storia con una narrazione affine al police procedural ed al thriller, senza far mancare intensi momenti d’intimità che rimandano direttamente alle telenovelas tanto care dal pubblico dell’America latina.

Non preoccupatevi però, Narcos è tutt’altro che una soap opera, nonostante insistenti primi piani e lunghi giochi di sguardi. Il crossover di Padilha è un’opera di cesello che si smarca elegantemente da tutto ciò offerto sinora dalle grandi produzioni statunitensi. La sua mano è diversa e si sente da subito, così come era successo nel 2007 con il suo esplosivo Tropa de Elite.

Il cineasta ha espressamente dichiarato di essere stato fortemente influenzato da Goodfellas di Martin Scorsese, al quale si è ispirato nell’utilizzo del voice over che tira le fila della storia. Il vero colpo da maestro è stato quello di affidare il racconto non a Escobar, bensì al suo antagonista, l’agente della DEA Steve Murphy (Boyd Holbrook) che attraverso i suoi occhi americani rende ancora più evidenti le contraddizioni che caratterizzarono la politica estera degli States, per lungo tempo più preoccupati dalla minaccia rossa che dal dilagare del coca. Le stoccate agli Usa ed alla loro ingerenza sono velenose, sferzanti ma ben calibrate.

Narcos si rivela sin dalla prima puntata un abile mix di realtà e finzione.

Ricorrendo ad un ampio uso dell’archival footage, Padilha dà corpo alla narrazione servendosi di filmati e foto d’epoca che contribuiscono a restituire la follia e l’orrore di quegli anni. Panoramiche di paesaggi meravigliosi fanno da contrappunto ai fiumi di sangue versato tra le strade di Medellín e Bogotá, nelle quali il gringo Murphy si trova a dover lottare insieme al compagno latino Javier Peña (Pedro Pascal, già visto in Games of Thrones).

La regia nervosa, il ritmo concitato ed una scrittura sempre fluida finiscono per creare nello spettatore un’immediata dipendenza destinata a trasformarsi facilmente in un binge-watching compulsivo. Gli sceneggiatori Chris Brancato, Carlo Bernard e Doug Miro evitano con grande abilità le trappole ed i cliché del biopic concentrando l’attenzione non tanto su Escobar quanto sulle conseguenze delle sue azioni, in grado di fare letteralmente saltare le stanze del potere e di mettere in ginocchio un’intera nazione.

Insomma, la vera protagonista di Narcos è la Storia. Fondamentale, inoltre, la performance di Wagner Moura, attore feticcio di Padilha, che per entrare nei panni del re della cocaina ha messo su ben venti chili. La sua interpretazione rende appieno il travaglio interno di Escobar. Pablo è un criminale che vorrebbe essere presidente; un fedifrago che si comporta da marito e padre di famiglia perfetto; un diavolo che vorrebbe farsi santo.

Una figura complessa che solo una grande attore, come ha dimostrato essere Moura, poteva impersonate. Narcos è una di quelle serie in grado di rimanere negli anni, alla pari dei Soprano o Breaking Bad. L’atmosfera latina è una piacevole novità, così come lo stile fresco e innovativo di un prodotto confezionato alla perfezione per un pubblico in cerca di storie forti che affondino nella realtà.

L’ennesima conferma che il modello Netflix funziona alla grande ed è destinato a fare moltissima strada. Chapeau!

Guarda il trailer di Narcos su Youtube.

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  • Vista su Netflix in lingua originale, veramente una produzione al top! Netflix, con un palinsesto veramente dark, si presta ad essere un must have nelle vostre case, nella mia c’è già!

  • Henry Spadazza

    Hey, hey hey…come vi permettete di dare della “gentaglia” a Walter White ??
    Ho sempre pronto un grosso bidone di plastica e acido fluoridrico in quantità….
    Narcos comunque, è una bella serie, che mescola crimine, storia e politica abilmente.
    Pur godibile & avvincente la storia, di certo Pablo Escobar – a modo suo geniale e abile organizzatore, ma anche spietato e paranoico – non puo’ evocare il rooting dello spettatore a sè.

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  • Iolo

    Ottimo prodotto ma per me hanno cannato una cosa fondamentale: l’arco narrativo. Praticamente alla fine della prima stagione siamo quasi al 1992. Escobar muore nel ’93.
    Quindi cosa si inventeranno nella seconda? Racconteranno vicende nell’arco di un solo anno a differenza della prima dove l’arco narrativo va dal 79 al 91? E tra l’altro proprio per questo motivo non ci sarà una terza stagione. Un vero peccato

    • Giacomo Brunoro

      Secondo me svilupperanno l’ultimo anno del Patròn aggiungendo molti flashback per approfondire le tante cose che sono rimaste fuori nella prima serie.

  • roby

    sono rimasto senza parole davanti all’intelligenza di questa serie . attori , storia ( vera ) , regia ,
    sceneggiatura , ambientazione cosi’ politicamente scorretta , la descrizione di eventi cosi’ lontani da noi , solo in apparenza .
    la bravura degli autori e della produzione e’ quella di raccontare narcos una seconda stagione e poi terminarla . sono queste serie che dimostrano che in giro c’e’ gente in gamba che sa cosa e come raccontare una vicenda che ha dell’incredibile .

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