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Natura morta con briciole, la recensione di Camilla Bottin

Natura morta con briciole del premio Pulitzer Anna Quindlen racconta una storia semplice e forse un po’ scontata che rivela una fiducia grande nelle persone.

natura-morta-con-bricioleTitolo: Natura morta con briciole
Autore: Anna Quindlen
Editore: Cavallo di Ferro
PP: 286
Prezzo: 18 euro

Croci bianche intorno a un malmesso cottage di campagna: questo il nuovo soggetto delle foto di Rebecca Winter, fotografa di sessant’anni non più sulla cresta dell’onda dopo la fortunatissima serie Piano di cucina.

Non è ricercatezza ma semplice spontaneità dopo la fuga dalla grande città, New York, troppo cara per i conti che si accavallano e la notorietà che svanisce nel nulla: con un figlio grande e un divorzio alle spalle con un inglese altezzoso, ciclico nella scelta (e nell’abbandono) delle mogli, Rebecca non può più vivere nell’agio, deve ridimensionarsi e così fa trasferendosi in campagna, da sola, in attesa di conservare i pochi fondi rimasti e di trovare lavoro presso qualche università.

Ero Rebecca Winter, si dice tra sé e sé, è diventata l’ombra di sé stessa: priva di quella creatività che l’ha portata a diventare un’icona del femminismo con Natura morta con briciole (o con strofinaccio, come si preferisce), ora la donna è alle prese con tetti fatiscenti, il riscaldamento che non funziona e improvvise bufere di neve.

Ad affiancarla negli inconvenienti di un paesino a due ore dalla Grande Mela, in mezzo al nulla, c’è Jim, un uomo sulla quarantina che ripara i tetti, un tuttofare dai modi gentili. Pure lui, nella sua semplicità, ha una situazione difficile alle spalle: morti i genitori gli resta una sorella adolescente dal disturbo bipolare.

Rebecca non lo sa, ma poco per volta comincia ad affezionarsi a Jim, insieme fotografano le aquile per conto di un ente scientifico. Cercando di superare quelle notti in cui aveva un’innegabile recinzione di filo spinato che le serrava il cuore, Rebecca si lascia andare con un uomo più giovane di lei: Jim sembra amarla seriamente, ma la mattina dopo, appena passata la tempesta, la promessa di tornare per cena non viene mantenuta. Lui sparisce.

Rebecca non ama i cani ma in campagna trova un nuovo amico quattrozampe. Rebecca fa yoga ma improvvisamente comincia a scalare alberi. È il cambiamento il vero motore di questo romanzo, il sapersi adattare ai tempi che si modificano, alle nuove generazioni.

Anna Quidlen, vincitrice del Premio Pulitzer, racconta una storia semplice e forse un po’ scontata con una fiducia grande nelle persone: nessuno ti può dire che sei un fallito se non te stesso, la prima spinta al miglioramento viene dall’interno.

Un melò con un ottimo fondo di verità.

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