Neil Gaiman, un classico contemporaneo

Neil Gaiman, un classico contemporaneo

Neil Gaiman, un uomo di sabbia tra gli dei americani. Daniele Cutali ci racconta uno dei più importanti autori viventi, un vero classico contemporaneo.

Inghilterra, calderone di molteplici genialità nel campo dell’arte, letteratura, comics, cinema o musica che sia. A Portchester, paese che è un tutt’uno con Portsmouth, sulla costa della baia che si affaccia davanti alla famosa Isola di Wight, nel 1960 nasce Neil Gaiman, un personaggio che a quel calderone ha dato un bel contributo, di quelli molto consistenti.

Gli esordi

La vita professionale di Gaiman comincia come giornalista musicale, quasi subito però la narrativa diventa la sua strada principale e, dopo aver scritto qualche racconto di fantascienza, inizia a sceneggiare fumetti. Muove i primi passi sulle pagine di quel crogiolo fondamentale che risponde al titolo di 2000 AD, rivista britannica che ha dato i natali a Judge Dredd in primis ma soprattutto ha sfornato talenti come Alan Moore, Grant Morrison, Garth Ennis, Peter Milligan, Steve Dillon, Brian Bolland, Alan Davis, Alan Grant, Simon Bisley e molti altri.

Il talento che Neil Gaiman dimostra sulla famosa rivista inglese viene notato oltreoceano da Karen Berger, chiamata dalla DC Comics a ricoprire il ruolo di editor e dare una ventata d’aria nuova alla casa editrice di Superman e Batman. La funzione della Berger è supervisionare alcune nuove serie con tematiche più adulte rispetto alla serialità supereroistica, che toccano l’horror il mistero e la magia, svincolate dal famigerato bavaglio del Comics Code Authority.

Siamo nel 1988, Alan Moore lavora per la DC Comics già qualche anno, e con il tempo la grandissima, lungimirante e visionaria Berger porterà alla DC Comics quasi tutti gli artisti citati sopra, gettandoli in un pentolone che tre anni dopo si chiamerà Vertigo. Gaiman comincerà a lavorare su un personaggio secondario della DC, Black Orchid. Ridare linfa a personaggi secondari, rimasti nel limbo o trascurati ma che hanno comunque contribuito alla costruzione del tessuto DC Universe, sarà una caratteristica preponderante della linea d’azione che confluirà poi nel brand Vertigo.

Da supereroina sconosciuta e dimenticata che aveva fatto il suo debutto nel 1973, Black Orchid diventa un’estensione elementale della sfera vegetale alla stregua di quanto fatto da Alan Moore qualche anno prima con Swamp Thing. Poesia e introspezione caratterizzano la trama, e Gaiman getta l’humus che contraddistinguerà sempre la sua scrittura d’ora in poi. La sceneggiatura unita ai collage visionari di Dave McKean, tratteggiati in maniera surreale ed eterea, decretano il successo di Black Orchid, miniserie pubblicata in tre numeri pregni di lirismo visivo, prosaico.

Sandman

Il 1989 è l’anno della serie a fumetti grazie alla quale Neil Gaiman è diventato famoso in tutto il mondo, cominciando a fare incetta di premi. Mette le sue mani incantate su un altro personaggio secondario del passato DC Comics. Sì lui, Sandman, ed è proprio il caso di dire che l’ha pensato a sua immagine e somiglianza.

Da supereroe misterioso che affronta i criminali indossando un impermeabile e un copricapo fedora (caratteristica comune dei personaggi nati nella Golden Age come The Question, Lo Straniero Fantasma, il Dr. Occult), maschera antigas, pistola a gas soporifero e l’immancabile sacchetto di sabbia, diventa un immortale dio degli Eterni con le sembianze di un darkettone goth. Ovvero, l’immagine di Gaiman stesso.

La serie mensile di Sandman, durata settantacinque numeri, rappresenta un esempio di altissima narrazione che affonda le mani nei miti dell’umanità; uno dei punti più alti nella storia del fumetto mondiale. Gaiman ci narra le avventure oniriche di Morfeo, è proprio il caso di dirlo, attraverso vari cicli in cui vengono poi raggruppate.

Preludi e notturni, Casa di bambola, Le terre del Sogno, La stagione delle nebbie, Il gioco della vita, Favole e riflessi, Vite brevi, La locanda alla fine dei mondi, Le eumenidi e La veglia, ai quali nel 2004 aggiunge Notti eterne, la vita eterna di Sandman ci viene snocciolata a partire dalla sua terribile cattura da parte di un occultista inglese agli inizi del ventesimo secolo. Attraverso il tempo e lo spazio; l’incontro con altri esseri magici e i supereroi DC Comics (quando ancora non era nato il marchio Vertigo, totalmente fuori continuity); l’Inferno stesso e il riappropriarsi del proprio Regno dei Sogni; gli inizi della storia dell’Umanità; il Rinascimento; Shakespeare; gli dei nordici; fino alla fine dei tempi e alla veglia per una nuova incarnazione di Morfeo stesso. Tutte le copertine dell’intera serie dono disegnate dall’onirico, ancora una volta, Dave McKean.

Non solo Sandman

Mentre la serie di Sandman è in corso, la fervida mente di Gaiman ci porta altri due grandi gioielli. È il 1990, anno in cui sugli scaffali delle librerie arrivano The Books of Magic e Buona Apocalisse a tutti!

Quest’ultimo è il primo romanzo in assoluto di Gaiman, scritto a quattro mani niente meno che con Sir Terry Pratchett (la saga di Discworld o Mondo Disco, come è stato tradotto, vi dice niente?) The Books of Magic è una miniserie di quattro numeri, poi diventata mensile ma non più sceneggiata da Gaiman, dedicata al personaggio che sarebbe dovuto diventare il mago più potente del DC Universe, un ragazzino inglese di nome Timothy Hunter miope e un po’ sfigato (quando ancora Harry Potter non era neanche lontanamente un’idea).

Il viaggio interiore e mistico di Timothy alla scoperta dei suoi poteri magici è affidato a quattro personaggi carismatici dell’universo magico DC Comics, uno per ogni numero della miniserie. In ordine di apparizione: lo Straniero Fantasma, che gli mostra il passato del DC Universe in cui vive; il presente lo visualizza con l’aiuto di John Constantine; le terre di Fairie e il Regno del Sogno, fortemente legate a Sandman, gli vengono mostrate dal Dr. Occult; mentre i possibili futuri gli vengono mostrati da Mister E.

Racconto di formazione, basato sulle scelte personali e sulle responsabilità di un grande potere, The Books of Magic rappresenta un altro grande tassello della genialità di Neil Gaiman.

Buon Apocalisse a tutti! È quasi un divertissment narrativo, un nonsense alla stregua dell’ironia satirica fantascientifica di Douglas Adams ma riversato sul lato fantasy e weird della stessa medaglia. Soltanto due geni come Gaiman e Pratchett possono immaginare un angelo e un demone essere amici da un’Eternità e fare della Terra il loro campo giochi personale. Ecco che quando Dio decide di far arrivare il Giorno del Giudizio e scatenare i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse in versione motociclisti, i due amici devono darsi da fare per evitare la fine del loro divertimento e, attraverso un pronipote di un cacciatore di streghe che s’innamora proprio di una strega, e un ragazzino che è l’Anticristo, continuano a suggellare la loro amicizia, snocciolando tutti i mali della della società moderna attraverso metafore ironiche come solo i britannici sanno fare. Boom, esplode la supernova Neil Gaiman anche nella letteratura fantastica.

Nel frattempo, Gaiman mette le mani sulla serie Miracleman: The Golden Age per la Marvel Comics e, con il fido illustratore Dave McKean, produce i graphic novel Mr. Punch e Signal to noise, mentre ritorna al suo primo amore, la musica rock, scrivendo un concept a fumetti in tre capitoli per The Last Temptation, album di Alice Cooper.

Fumetti, musica, romanzi, serie tv…

Nel 1996 arriva il primo romanzo a suo nome, Nessun dove, tratto dalla sceneggiatura del telefilm omonimo scritta da Gaiman stesso. Un fantasy weird nel quale un impiegato frustrato si ritrova a vivere un’avventura pazzesca in una Londra parallela, la Londra-di-sotto, dopo aver soccorso una ragazza eccentrica trovata per caso svenuta in un vicolo. Infatti, sotto la capitale britannica esiste una realtà parallela fatta di mostri e personaggi malvagi ma anche di persone buone e gentili, un mondo nel quale l’impiegato, da frustrato e represso, diventa eroe e deve salvare la sua principessa.

Quello del luogo parallelo in cui rifugiarsi dalla vita quotidiana è un tema che pare caro a Gaiman. Ritorna anche in Stardust, romanzo nel quale viene raccontata la storia di un ragazzo che supera la barriera del muro del suo villaggio per entrare nel mondo di Fairie e cercare la stella cadente promessa alla ragazza che sembra amare. Con il tempo il ragazzo si innamora della stella che ha catturato e dimentica la ragazza piena di superbia che si è lasciato alle spalle nel villaggio, vivendo un’avventura straordinaria al di là del muro incantato e proibito, simbolo della barriera tra la spensieratezza dell’adolescenza e la pesantezza delle scelte da fare in età adulta.

La formazione, il transito tra queste due fasi così importanti della vita, la si trova anche anni dopo nel film MirrorMask del 2005, diretto dal compagno di avventure Dave McKean che lo sceneggia insieme a Gaiman, il quale poi lo traspone in romanzo. Un evento traumatico porta la protagonista a fuggire in un mondo parallelo in cui i suoi disegni prendono vita, e deve diventare salvatrice ed eroina suo malgrado. Trama significativa, pregna dell’humus comune a tutta l’adolescenza problematica che ci racconta Gaiman.

American Gods, il capolavoro

Il 2001 per Neil Gaiman è l’anno della svolta in qualità di romanziere. Arriva il suo capolavoro, American Gods, vincitore di tutti gli ambitissimi premi fantasy e sci-fi esistenti ovvero Bram Stoker, Hugo e Nebula. In questo libro Gaiman cambia strada e utilizza di nuovo le mitologie dell’ancestrale che risiede nelle credenze dell’Umanità, antiche e moderne.

Il tema centrale è la graduale scomparsa delle della fede nelle divinità classiche del pantheon umano in favore di altre divinità più materiali, vitelli d’oro rappresentati da denaro, televisione, carriera. La guerra tra le due fazioni è inevitabile e in mezzo, a districare la matassa per conto di un certo Mr. Wednesday ovvero Odino sotto mentite spoglie, si ritrova Shadow, un ex detenuto molto particolare. Meravigliosi scenari, personaggi ambigui, tridimensionali, vicende che hanno il sapore del dettaglio provinciale americano. Gaiman esplode in tutta la sua geniale abilità narrativa.

Coraline e la narrativa per ragazzi

American Gods a parte, in quel periodo Gaiman si dedica alla narrativa per ragazzi ma a modo suo. Utilizza una narrativa ironica, formativa ed educativa ma anche umoristica e pregna di horror, mistero e weird come soltanto lui sa fare. Nel 1997 pubblica Il giorno che scambiai mio padre per due pesci rossi, favola umoristica illustrata da Dave McKean in cui c’è ancora il superamento del sottile velo tra mondo reale e mondo di fantasia bambinesca, dove è possibile scambiare il papà con due pesci rossi soltanto per poi correre alla sua ricerca e ritrovarlo, comprendendo quanto siano preziosi i genitori per la propria crescita nonostante a volte vi siano spiacevoli rimbrotti.

Nel 2002 viene pubblicato il famoso Coraline, dal quale nel 2009 è stato tratto il film d’animazione Coraline e la porta magica. Vincitore anch’esso dei Premi Hugo e Nebula come miglior romanzo breve, ritorna ancora una volta il labile confine tra fantasia e realtà rappresentato da una porta misteriosa nella casa nuova in cui la ragazzina Coraline va ad abitare con i suoi genitori. Soltanto che questa volta la fantasia è molto più spaventosa e pericolosa della confortevole vita quotidiana e dall’altra parte i suoi finti genitori hanno bottoni al posto degli occhi. Inquietante, a dir poco.

Il 2003 vede l’uscita de I lupi nei muri e il 2005 quella del già citato Mirrormask, entrambi illustrati dall’ormai simbiotico Dave McKean. Nel 2005 esce anche I ragazzi di Anansi, non un seguito di American Gods ma uno spin-off, in quanto ambientato nello stesso universo narrativo, e vincitore anch’esso di due premi: il Locus Award, assegnato dall’omonima rivista, e l’August Derleth Award, assegnato dalla British Fantasy Society.

Protagonisti sono i figli di Anansi, il Dio-Ragno africano apparso anche in American Gods. Uno, Charles Nancy, imbranato impiegato londinese senza alcun potere, ignaro della propria origine e dell’esistenza di un fratello; l’altro che li possiede tutti. Una storia al limite del tragicomico che si sviluppa quando Charlie viene a sapere della morte del padre, per il quale si è sempre vergognato a causa dello stile di vita dissoluta. Non crede a tutte le storie sulla divinità ragno e sull’esistenza del fratello semidio, ma quando torna in Inghilterra accade proprio che i due s’incontrano e succede di tutto, dal momento che il fratello divino prende il posto dell’impiegatuccio londinese. Attraverso quella pacata ironia british che contraddistingue la narrativa di Neil Gaiman, I ragazzi di Anansi è un’altra perla da aggiungere alla collana delle meraviglie gaimaniane.

Uno scrittore poliedrico e prolifico

Neil Gaiman scrive anche una miriade di racconti che spaziano dal weird all’horror al fantasy, come ci ha abituati. Per fortuna sono quasi tutti raccolti in varie antologie dal momento che molti sono stati sparsi qui e là su riviste e varie antologie. Le antologie più famose sono Cose Fragili (2006), Il cimitero senza lapidi e altre storie nere (2007) in cui viene introdotto il personaggio di Nobody “Bod” Owens, il ragazzino cresciuto in un cimitero dai fantasmi e che ritroveremo nel romanzo dedicato a lui Il figlio del cimitero (2008); e Trigger Warning (2016) in cui c’è un toccante racconto dedicato a David Bowie.

Altri step della bibliografia dello scrittore inglese sono i romanzi per ragazzi Il ragazzo dei mondi infiniti (2007), Odd e il gigante di ghiaccio (2010), e L’esilarante mistero del papà scomparso (2014), tutte storie con al centro ragazzini che devono affrontare problemi reali o molto fantasiosi per poter raccontare la metafora del crescere. E nel frattempo mette anche mano al materiale Marvel Comics insieme al disegnatore Andy Kubert, scrivendo uno splendido What if…? nel quale re-immagina le origini di tutto l’universo Marvel spostandole, però, agli inizi del ‘600 appunto.

Sempre per la Marvel, scrive anche una miniserie che rappresenta una sorta di rivisitazione degli Eterni creati da Jack Kirby. Coadiuvato da John Romita Jr. Gaiman aggiorna gli Eterni che Kirby pensò come contrapposizione ai Nuovi Dei creati per la DC Comics, facendoli diventare un’evoluzione dell’Umanità di cinque milioni di anni prima a causa di una visita degli alieni chiamati Celestiali.

Tra grande e piccolo schermo

Nel 2007 Gaiman torna al cinema scrivendo il copione de La leggenda di Beowulf, film che guarda alla famosa storia della mitologia nordica in cui l’eroe Beowulf caccia il mostro Grendel. Viene poi chiamato a lavorare anche al piccolo schermo per scrivere la sceneggiatura di ben due puntate di uno tra i suoi eroi inglesi preferiti di sempre, il Doctor Who. Nel 2011 scrive per la sesta serie La moglie del Dottore, e nel 2013 per la settima serie Incubo Cyberman, entrambi gli episodi con Matt Smith come protagonista.

E per ora il 2013 rimane l’ultimo anno in cui Neil Gaiman pubblica un romanzo, L’oceano in fondo al sentiero. Un’altra storia di formazione, in cui un ragazzo ricorda avvenimenti del passato, un tragico suicidio e una vicina di casa che afferma che lo stagno in fondo al sentiero delle loro case sia in realtà un oceano. Neil Gaiman costruisce un’altra perla utilizzando il media della fantasia più sfrenata ma che in realtà ha profondi contatti con la realtà.

Neil Gaiman ci stupirà di sicuro con altre geniali trovate nel prossimo futuro. Per ora però pare che non basti mai il tempo di leggere la sua sterminata bibliografia in ogni campo dell’arte mediatica, che a raccontarla pare non si possa mai ambire a completezza assoluta.

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