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Nel peggiore dei modi, la recensione

Nel peggiore dei modi

Nel peggiore dei moNel peggiore dei modidi di Flavio Villani, la recensione di Federica Belleri per Sugarpulp MAGAZINE con un’illustrazione originale di Niccolò Pizzorno.

Titolo: Nel peggiore dei modi
Autore: Flavio Villani
Editore: Neri Pozza
PP: 384

Milano 1990. Sono gli anni di Cossiga e Craxi, di Berlusconi e dei primi telefoni portatili. Dei computer e di tecnici che non sono ancora in grado di farli funzionare. È il periodo in cui ci si siede in un archivio, fra polvere e faldoni enormi, caffè e notti in bianco.

In questi anni il commissario Rocco Cavallo con il suo immancabile Loden verde muschio e la sua Alfa 75 color panna, si trova a dover indagare sull’omicidio del proprietario di un’agenzia immobiliare. L’uomo viene ucciso per strada, davanti agli occhi innocenti e spaventati del suo bambino di undici anni. Si pensa subito a un’esecuzione mafiosa, giudice e questore sono in fibrillazione. Dal Texas arrivano due ROS dei carabinieri che collaborano con la DEA americana.

Famiglie di mafia si scontrano con i boss calabresi… Si esaminano tabulati telefonici, ci si concentra sulle coincidenze, si spulciano cartelle datate, ma il commissario vuole capire. A modo suo.

E lo fa, scoprendo che esistono modi assurdi per lasciarsi vivere, per sopportare in silenzio. Lo fa, tornando indietro nel tempo, scavando nell’amicizia, rompendo l’anima a politici e a personaggi di spicco della Milano che conta. Lo fa, per lo spirito di giustizia e per se stesso. Senza il timore di affondare o di rimanere solo.

Nel peggiore dei modi è il secondo giallo poliziesco scritto da Flavio Villani. L’autore ci porta in una storia dalla trama costruita con il tempo e la pazienza, nella quasi totale rassegnazione di un qualcosa che non si può più evitare. Il dolore di alcuni protagonisti ha creato la giusta base a un’azione criminale in piena regola. Tanto, peggio di così, cosa sarebbe rimasto da fare?

Il commissario Cavallo non teme gli scontri con i suoi superiori, ma è tenace e procede nell’indagine osservando e accendendo la classica lampadina illuminata, ogni tanto. Camminando attraverso Milano, fra la nebbia e l’umidità, contattando testimoni o sospettati. Viene assorbito totalmente da dimenticare di avere una famiglia e lo stesso accade ai membri della sua squadra.

Una vita dedicata al suo lavoro, o forse no? Buon lavoro commissario. E buona lettura.

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