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Nella mente dell’ipnotista, la recensione

Nella mente dell’ipnotista di Lars Kepler è un thriller meravigliosamente claustrofobico. Impossibile staccare gli occhi dalle pagine.

nella mente dell ipnotista lars kepler recensioneTitolo: Nella mente dell’ipnotista
Autore: Lars Keples
Editore: Longanesi
PP: 597
Prezzo: cartaceo 16,40, ebook 9,90

Stoccolma, fine estate. Donne, le vittime. Filmate dentro casa. Non si sentono tranquille, percepiscono qualcosa di strano là fuori. Sono in trappola, hanno i brividi e il battito accelerato.

Tentano di nascondersi, di proteggersi. Non sanno che la loro vita terminerà entro pochi istanti, per i colpi inferti al volto e al petto. Qualcuno le ha osservate, fino ad ammazzarle.

Qualcuno le ha filmate e ha inviato i video via mail alla polizia della città. Polizia che si sente impotente, non sa come identificare le donne prima che vengano massacrate, non riesce a capire dove siano stati girati i video.

Non resta altro da fare, per loro, che oltrepassare i nastri che delimitano la scena del crimine e affiancarsi ai paramedici. Farsi abbagliare dalle luci che rischiarano l’orrore. Camminare sulle tavole in legno e indossare le protezioni adeguate. Confortare l’angoscia di chi rimane.

Convivere con la tremenda sensazione di un particolare che sfugge, che è lì, pronto per loro.

Margot, trentasei anni, lesbica. Prossima al parto. È esperta di serial killer e di stalker. Adam, ventotto anni, di origini siriane. È il suo collega investigatore. Vite private che si trascinano nella stanchezza e nella solitudine di parole non dette e di decisioni prese come se si fosse single.

Erik, l’ipnotista. Psichiatra e psicoterapeuta. Lui è il migliore anche se ha il viso stanco e abusa di tranquillanti. Il suo contributo nei casi più complessi è spesso fondamentale.

Il suo metodo aiuta a selezionare i ricordi. È solo, dopo la separazione dalla moglie e troppe sono le menzogne che pesano sulle sue spalle.

L’indagine ha inizio fra la testardaggine di Margot, l’insofferenza di Adam e i silenzi di Erik. Reparti psichiatrici, fascicoli da consultare, eroina, preti dalla dubbia vocazione, cimiteri. Animali distrutti dal dolore a altri che lottano per sopravvivere. Questi sono gli indizi raccolti omicidio dopo omicidio, rilevazione dopo rilevazione.

Non basta.

Il clima è soffocante d’angoscia, il tempo non è sufficiente, l’assassino continua a colpire, implacabile, feroce. Poi, un gradito ritorno dal passato. Poi il sospetto, l’inquietudine che toglie il sonno, la coscienza da tenere sedata.

Infine il panico per una direzione da prendere che risulta fin troppo ovvia. Cosa non torna? Dove stanno sbagliando?

Il tunnel in cui è infilata questa storia sembra non avere uscita, la paura e le ossessioni non si riescono a frenare. Non è ancora finita. L’ansia cresce. La soluzione?

Chiudete la porta a chiave. Mettetevi comodi, prendete questo romanzo, accendete la luce e apritelo. I personaggi di questa storia senza pietà vi entreranno nelle viscere. Vi spingeranno a guardare le donne uccise.

Vi metteranno a confronto con la mente dell’assassino. Vi abituerete a osservare da vicino le sedute di ipnosi, a correre in auto verso la casa delle povere vittime. Senza fermarvi mai, senza arrendervi.

L’oscurità vi guarda. Non siate deboli. Non potrete vedere, solo intuire. La morte non sarà l’espiazione delle colpe.

Meravigliosamente claustrofobico. Impossibile staccare gli occhi dalle pagine. Buona lettura.

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