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Nessuna più. Quaranta scrittori contro il femminicidio

Nessuna più. Quaranta scrittori contro il femminicidio, antologia a cura di Marilù Oliva.

Nessuna più. Quaranta scrittori contro il femminicidioTitolo: Nessuna più
Autore: a cura di Marilù Oliva
Editore: Elliot
PP: 249
Prezzo: 15 euro

Femminicidio.

Ripeto questa parola tra me e me, tentando di renderla meno sgradevole. Ma l’effetto non cambia: suona orrenda, sporca. Mi si attacca al palato come fosse fatta di terra.

Femminicidio.

Negli ultimi tempi questo termine si è propagato, complici i mass media, e all’improvviso sembra di assistere a una sorta di presa di coscienza collettiva su un problema denunciato ormai da una ventina d’anni. Eppure a guardare i numeri pare che non se ne dica mai abbastanza: 137 donne uccise in Italia nel 2011,126 nel 2012. Salta fuori che tra il 2006 e il 2012 ne sono morte ammazzate 1083.

Femminicidio. Strage di un genere.

Quante sono le donne di cui non sappiamo nulla? Quante le prostitute e le casalinghe scomparse nell’oblio? Quando è iniziata questa strage? Perché se ne parla da così poco tempo? Quanto conta in questo scenario il cambiamento del ruolo della donna nella società e la sua emancipazione? Che peso hanno la religione, la cultura patriarcale e la crisi economica su queste morti violente?

Impossibile non porsi mille domande davanti a tali numeri.

Donne, bambine, madri, sorelle, amiche, figlie, nonne, zie, nipoti. Ogni morte trascina con sé un senso profondissimo di ingiustizia e d’impotenza, che diventa inaccettabile quando si scopre che ad uccidere è stato il marito, il fidanzato, il padre. Intollerabile se si riconosce che prima dell’assassinio c’erano state ripetute violenze, avvisaglie, denunce, ma che nessuno ha fatto niente.

Perché esiste tutta questa violenza contro le donne?

Questa è la domanda cruciale che i quaranta scrittori di Nessuna più, l’antologia pubblicata da Elliot edizioni e curata da Marilù Oliva, sembrano essersi posti.

I motivi che spingono degli uomini a violentare psicologicamente e fisicamente e, in taluni casi, ad uccidere possono essere numerosi, dai più banali ai più intricati, ma a conti fatti la risposta che emerge dai diversi racconti è unica.

Queste donne sono state violentate o uccise in quanto donne. Punite talvolta con la vita perché si sono ribellate a dei ruoli e a delle imposizioni maschili, o, più banalmente, sono vittime della cattiveria, della brutalità, dell’incapacità di amare degli uomini.

Il termine femminicidio, per quanto fastidioso, è depositario di questa verità. È il termine giusto per definire questi reati.

Gli scrittori di Nessuna più affrontano da differenti punti di vista una tematica dolorosa, un problema antico (si pensi alla caccia alle streghe) ma mai come ora così attuale. C’è chi per raccontare si è rifatto a famosi casi di cronaca, da Elisa Claps a Yara Gambirasio, e chi ha preferito interessarsi a omicidi meno noti. La caratteristica che accomuna le narrazioni è che tutte partono da fatti – e quindi da una violenze – reali, che poi sono interpretati in maniera del tutto personale, ma sempre con un occhio di riguardo alla memoria della vittima.

Chi è entrato nella mente dell’assassino come in “Satana nella zona giorno” di Alessandro Berselli, chi ha vestito i panni della vittima come in “Dente per dente” di Francesca Bertuzzi , chi si è finto arma: “La forma di ciò che sono” di Marco Marsullo, chi luogo del delitto: “Io sono la Chiesa” di Marilù Oliva.

Ne sono uscite narrazioni brevi ma che lasciano il segno, si pensi al toccante e intenso “Il tempo di un bacio” di Laura Liberale o alla cronaca pungente di “Parole per i codardi” di Matteo Strukul. Racconti che abbracciano la vittima come “Guardami” di Sara Billotti o che scavano nelle frustrazioni dei carnefici come “Non sarà mai l’ultima” di Piergiorgio Pulixi.

Tutte queste narrazioni invitano il lettore a riflettere, a non dimenticare, ma vogliono anche essere una via per dare speranza ai parenti delle vittime e a chi subisce violenza.

“Nessuna più è il nostro augurio per il futuro” scrive Marilù Oliva, “uno scorcio di luce. Le vittime sono morte, ma non cancellate”.

La pubblicazione di Nessuna più mira al concreto: i proventi della vendita andranno a Telefono Rosa ONLUS, allo scopo di dare un aiuto economico e un sostegno reale a chi può ancora salvarsi dalla violenza.

Non è un caso se la prefazione è stata scritta da Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa, ambasciatrice e volontaria di Telefono Rosa e da sempre impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne.

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