The Night Manager, la recensione

The Night Manager, la recensione

The Night Manager segna il ritorno della migliore spy-story: una trama ad orologeria, attori in stato di grazia ed una sobrietà tutta british.

Vincitrice di tre Golden Globes The Night Manager è la serie della quale tutti gli amanti dello spionaggio sentivano la mancanza: brillante, avvincente e glamour quanto uno dei migliori 007 ed allo stesso tempo più credibile e concreta di tanti film e prodotti di questo genere.

Lo show, targato BBC, è ispirato all’omonimo romanzo di uno dei pesi massimi della spy-story, John le Carré, e si apre al Cairo, durante la Primavera araba, dove il protagonista Jonathan Pine (Tom Hiddleston), ex soldato, lavora come direttore notturno di un lussuoso albergo.

Dopo il truculento omicidio di una delle facoltose ospiti del hotel, Pine scoprirà un intrigo internazionale al centro del quale si trova Richard Roper (Hugh Laurie), losco trafficante d’armi camuffato da miliardario filantropo. Il protagonista tenterà quindi di infiltrarsi nella rete del ricco magnate grazie all’aiuto di Angela Burr (Olivia Colman), responsabile di un’agenzia d’intelligence britannica.

Il grande merito dello sceneggiatore David Farr è quello di aver saputo riadattare un romanzo scritto nel 1993 al nostro recente passato, richiamando fatti e avvenimenti che lo spettatore può ricordare con facilità, senza però snaturare l’essenza della storia.

La serie, pur non eccedendo in eccessivi colpi ad effetto, mantiene sempre alta la tensione ed i sei episodi scorrono con piacere, senza momenti di stanca, inchiodando il pubblico alla poltrona.

Ed è questa sobrietà tutta british a fare di The Night Manager un thriller credibile, fortemente ancorato alla realtà in grado di sollevare interrogativi sugli effettivi rapporti tra politica, lobby e servizi segreti.

Il carisma dei protagonisti gioca un ruolo fondamentale. Il cast conta infatti su tre punte di diamante di assoluto spessore: i già citati Tom Hiddleston (possibile successore di Daniel Craig nel ruolo di James Bond), Hugh Laurie (il caro vecchio Dr. House) e la bravissima Olivia Colman (Broadchurch). Non è un caso che tutti e tre si siano aggiudicati un globo: il primo come best actor, il secondo e la terza come migliori coprotagonisti nella categoria limited serie.

Laurie, in particolare, si scrolla di dosso l’ombra lunga del Dr.House, interpretando uno splendido villain, cinico e bastardo oltre ogni limite, dimostrando – se ancora ce ne fosse il bisogno – di essere un attore a tutto tondo.

Promossa a pieni voti anche alla regia di Susanne Bier (vincitrice nel 2011 dell’Oscar e del Golden Globe come miglior film con il suo In un mondo migliore) capace di dar vita ad uno spettacolo adrenalinico nel quale si incrociano bugie, segreti, tradimenti e sospetti in un susseguirsi di scenari mozzafiato: dall’Egitto alla Svizzera, dal Cario a Maiorca, passando per il Principato di Monaco e Londra. Il tutto senza sacrificare o soffocare la personalità e le psicologie dei numerosi personaggi.

The Night Manager, già consacrata come una delle migliori mini serie dell’anno è uno di quegli show capaci di far gridare al miracolo. Chi si sarebbe mai aspettato nel 2017 una storia di spionaggio che non fosse scritta e girata come un video game?

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