Nobel: Peace of Any Cost, la recensione di Matteo Marchisio

Nobel - Peace at any cost, la recensione di Matteo Marchisio

Nobel – Peace at any cost è un gioiello perfetto che mostra in chiave perlomeno credibile un’altra faccia della cosiddetta guerra al terrore in Medioriente.

Ecco il cugino furbo di SIX che fa sfiorare le battaglie europee moderne: Nobel – Peace at any cost è un gioiello perfetto che mostra in chiave perlomeno credibile un’altra faccia della cosiddetta guerra al terrore in Medioriente.

Nobel, nemmeno a dirlo solo su Netfix, è una serie TV che cerca di seguire alcuni operatori delle forze speciali norvegesi, le FSK o Forsvarets Spesialkommando, nella caccia ai talebani in patria come sul campo. Il leitmotiv della serie è sviscerare gli intrighi internazionali che creano le condizioni entro cui rimangono incastrati i paesi occidentali quando si imbarcano nell’impresa di combattere il terrorismo islamico e il conseguente dilemma fra salvaguardare vite e partecipare a un remunerativo Risiko fra superpotenze.

La Norvegia ha un ricco patrimonio di collaborazioni militari all’estero, meno note, meno spettacolarizzate ma non per questo meno importanti. Negli ultimi anni è stata fra le nazioni che più hanno abbracciato l’ideale di guerra all’integralismo islamico in generale e potere talebano in particolare.
Un po’ come il nostro paese…. A dover di cronaca anche noi abbiamo provato ad affrontare temi simili con sceneggiati TV. C’erano Raul Bova e un mirino Acog montato male. Basta questo.

Per quanto le produzioni anglosassoni tendano a collocarsi sistematicamente ad alti livelli nel genere war\thriller drama visti i chachet di norma superiori a tutti gli altri, Nobel arriva dalla gelida Norvegia, riuscendo a unire la spettacolarità di scene di guerra, alla complessità della presenza dei protagonisti in quel punto e in quel momento.

La distanza fra senso della missione e spettacolarità dell’azione è sempre il discrimine fra capolavoro e B-movie nel genere warUltimamente, già solo considerando il cinema, si sono visti parecchi film del genere, ma nessuno che verrà ricordato negli anni. Uno per tutti? 13 Hours: the secret soldiers of Benghazi.

Nobel coinvolge fin dai primi minuti ambientati in Afghanistan presentando la dinamica cecchino\attentatore già vista ma tanto “normale” da far riflettere all’instante sul senso della presenza occidentale in quel paese. Dietro ogni grilletto premuto esplodono infine conseguenze. Quel gesto potrebbe aver significato la morte in un nemico, la salvaguardia di vite, ma anche l’uccisione di un innocente, la demonizzazione del proprio paese da parte della stampa internazionale, l’aggiunta di tensioni fra paesi già ai minimi termini.

Il protagonista di Nobel è Erling Riiser, tenente dell’FSK, a capo di una squadra di operatori delle forze speciali. In patria le tensioni e il disagio con la famiglia e la vita quotidiana non gli impediscono di seguire comunque sospetti di terrorismo, sventare aggressioni stile Jason Bourne e dimostrarsi un soldato norvegese determinato e affidabile.

Fino a qui Nobel potrebbe non sembrare troppo speciale. In realtà la quasi totale mancanza di celebrazione dietro le uccisioni, la poca colonna sonora e le ambientazioni crudelmente realistiche danno un senso di realtà difficilmente visto. Aiutato certo dal fatto che i momenti “civili” hanno come set una città europea non troppo lontana da quelle in cui viviamo quotidianamente, invece che nel solito prototipo di cittadina americana.

La Norvegia di Nobel è reale come casa nostra, ci è vicina negli scorci, come molte delle situazioni, le stesse che si potrebbero vedere a Milano o Torino. Il comparto estetico punta sul coinvolgimento meno “di pancia” ma più “cerebrale” perché i protagonisti in primis non sono velati da quella distanza estetica che avvolge spesso le star in queste produzioni, una per tutte SIX, sempre belle, sempre perfette, sempre con un’espressione più fotogenica.

Ecco, come accennato all’inizio, se volessimo paragonare Nobel a un prodotto USA, il confronto sarebbe subito verso SIX a favore del primo quanto a qualità. Le facce sono credibili, le situazioni reali e perfino le tonnellate di equipaggiamenti militari di ultima generazione diventano strumenti reali e non giocattoli da pubblicizzare.

Per ora Nobel – Peace of any cost è l’unica serie TV che far annusare agli spettatori l’idea di cosa può essere combattere i talebani, da europei, nel 2017, a casa nostra come a casa loro.

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