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Oblivion

Oblivion

Oblivion certamente non resterà negli annali di cinematografia, garantisce comunque due ore di puro e sano intrattenimento.

Joseph Kosinski vi dice nulla? Beh e un giovane architetto appassionato di render 3D che un giorno viene notato da uno sfigato di nome David Fincher (Seven, Fight Club, Zodiac, Il curioso caso di Benjamin Button, The Social Network, Millennium – Uomini che odiano le donne e la serie tv House of Cards), questi gli permetterà di realizzare nel 2010 un filmettino chiamato Tron Legacy. Una storia tutta americana ma Joseph è un architetto prima di tutto e, ancor più del sequel di Tron, renderà Oblivion un campionario 100% di design contemporaneo, anzi “Moderno”.

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All white, linee tese quasi fosse passato un Richard Meier di turno. La casa sospesa è simbolo di quel razionalismo tutto vetri e solai, quasi a usare Mies van der Rohe come archetipo di un futuro possibile. Persino i robot e i mezzi volanti presenti assumono forme geometriche basilari, mimando la perfezione della sfera, assurta a “modulor” di stampo vitruviano. Per non parlare del finale tutto Bauhaus con buona pace di Gropius.

La prova d’artista di Kosinski non risiede solo nell’aver studiato bene il “Movimento Moderno”, cosa peraltro riuscitissima, ma contenendo l’esagerato delirio digitale di Tron Legacy, rende il lungometraggio molto più godibile e interessante.

Eliminate le eccessive ed invasive sovrastrutture a troppi bit si concentra sull’aspetto della narrazione e su questo segna un bel goal. Il nostro regista già dal 2005 aveva in canna un racconto originale dal titolo Oblivion, questo a dimostrare il fatto che il progetto viene da lontano, pensato, digerito e non lasciato al caso. Sia chiaro, il digitale c’è ma non si vede.

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Mette avventura e tanta azione come solo negli States sanno fare, per concludere un po’ di mistero che tiene con il fiato sospeso fino a metà pellicola. Qui un piccolo miracolo, il film non si smonta e anche la seconda parte, meno misteriosa, tiene alta l’asticella dell’attenzione. Gli 8 Euro sono spesi bene.

Interprete assoluto della pellicola il sempre bravo e bello Tom Cruise, nella parte del protagonista Jack Harper, meccanico del futuro con mille dubbi sul proprio passato. A stupire però è la bravissima Andrea Riseborough, comprimaria d’eccellenza in quanto a interpretazione, fondamentale per la riuscita generale del film. Purtroppo la nota dolente è il resto del cast, decisamente sottotono e per nulla incisivo. Morgan Freeman e la bellissima Olga Kurylenko non convincono dando una prestazione mediocre, forse per colpa dello script più leggero e macho del secondo tempo, forse perché Freeman ha rotto per la sua sovraesposizione cinematografica, forse perché la Kurylenko è tanto bella quanto una sola a recitare.

Come dicevo all’inizio, fortunatamente non è una caporetto, tutto procede senza troppi indugi fino all’epilogo, passando per la “rivelazione del mistero” non senza qualche coup de théâtre ben programmato a ravvivare l’attenzione dello spettatore. Quello che si definisce un prodotto d’intrattenimento ben confezionato.

Oblivion

Gli estimatori del fantascientifico saranno felici di trovare nuove idee per il genere post apocalittico, gli irriducibili avventurieri godranno delle gesta eroiche, gli appassionati di fotografia ammireranno il lavoro di Claudio Miranda (Premio Oscar con Vita di Pi) incisivo come non mai ed in fine i drogati di action godranno di un po’ di fuoco nemico/amico. Accontentati tutti.

Da vedere al cinema, comunque su di un grande schermo, per non sminuire la potenza visiva dell’opera.

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