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October Baby, la recensione

October Baby è un film fin troppo strappalacrime sul significato della vita in chiave cristiana, con un buon condensato di sfiga sfortuna

Lacrime. Tante, fin troppe, e poi un condensato di sfiiga sfortuna, ecco, da far impallidire uno iettatore.

In poche parole ecco il riassunto di October Baby (2011), film diretto da Andrew Erwin e Jon Erwin e disponibile in Italia nella curiosa, unica versione in inglese con sottotitoli in italiano.

October Baby, la recensione

Una pellicola che promette tanto ma alla fine sbrodola in un polpettone rosa come tanti, ambientata in una America cristiana.

Hannah (Rachel Hendrix) è una ragazza di 19 anni timida e carina, il classico tipo bella-ma-non-so-di-esserlo che piace tanto ai produttori cinematografici americani.

Una sera, recitando a teatro, sviene sul palco e le analisi mediche successive portano a galla il problema: le ansie, l’asma, lo svenimento sono collegate alla nascita della giovane.

E qui arriva la prima svolta:s copre di essere stata adottata fin da neonata, dopo un tentativo di aborto quando aveva appena 24 settimane!

Invitata dall’amico di una vita, Jason (Jason Burkey), la ragazza parte con lui e altri amici per un viaggio particolare: andando a New Orleans, meta del gruppetto, si fermeranno a Mobile, in Alabama, la città in cui Hanna nacque prematuramente.

Nonostante la forte avversità del padre (John Schneider), lei parte alla ricerca della sua madre biologica ma in realtà vuole scoprire la vera se stessa. Un viaggio che sempra spegnersi in un tregico vuoto, quando i due scoprono che l’ospedale in cui Hanna nacque non esiste più, ma tutto ricomincia grazie all’aiuto di un poliziotto.

Il tema dell’aborto, le importanti domande sulla vita sono il leit motiv per oltre 107 minuti, unite al dramma verità-menzogna che la ragazza si trova ad affrontare dopo la sconcertante rivelazione.

La trama diventa così molto interessante, offrendo importanti spunti di riflessione per lo spettatore su tematiche etiche e anche religiose.

October Baby, la recensione

Ma ad appesantire tutto sono le innumerevoli disgrazie che piombano su Hanna, tanto da provare alla fine un’angoscia non indifferente per la protagonista.

Il punto di vista cristiano su tutto è palese e influenza tutta la pellicola, fino alla fine. Il the end romantico tra lei e Jason arriva senza troppe sorprese, è evidente e in generale la sceneggiatura prevede per tutti una conclusione di speranza.

Al di là di tutto questo, October Baby è comunque un film che colpisce per l’insieme di simboli e rimandi a un sentimento etico e religioso, comune un po’ in tutto l’Occidente: ideale per una serata di lacrime sul divano, con tanto di fazzoletti bianchi a portata di naso.

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