Collettivo DUMMY: Officina Infernale

Dopo l’intervista ad Alberto Ponticelli pubblicata la settimana scorsa ecco una nuova tappa del nostro viaggio dentro a “Le 5 Fasi”, fumetto-capolavoro pubblicato l’anno scorso dal Collettivo DUMMY con Edizioni BD. Il secondo episodio del volume, Rabbia, è stato realizzato da Officina Infernale che naturalmente è il protagonista dell’intervista di oggi.

Personalmente adoro lo stile di Officina Infernale e il suo sia uno di capitoli più belli di tutto il volume, ecco come lui stesso descrive il suo lavoro ne Le 5 Fasi: «Ho usato una tecnica mista a base di acquerello, china, acrilico, aerografo e collage. Colonna sonora a base di Electric Wizard, Slayer, Kvelertak, Crossed Out, Hank Williams III, Eyehategod. Ulteriori livelli di pennellate, acquerelli, retini, graffi e macchie varie. Cibo Spazzatura. 2 Settimane a San Diego, cibo spazzatura (molto) e skateboarding (molto poco io). Ho stampato tutto su carta fotografica, 2 copie per pagina, una di base, una poi ritagliata per l’effetto “collage sfasato”. Nessun lottatore messicano è stato usato contro la sua volontà, tutti i protagonisti sono maggiorenni. Altri interventi poi di acrilico, graffi, aerografo, pastelli. Il tutto assemblato in un pentacolo tracciato con il sangue, sacrifici umani e riti blasfemi inimmaginabili».

Allora Officina Infernale, ad un anno dall’uscita che ne dici di provare a fare un bilancio di quest’esperienza editoriale?

«L’abbiamo fatto, presentato, venduto, fine».

Da cosa nasce l’idea di dare vita ad un progetto come “Le 5 Fasi”?

«L’idea è quella di provare a fare quello che sentiamo in un medium lasciato marcire  in mano ai bulli e alla miseria di formato e contenuto».

Sei soddisfatto del risultato finale del tuo lavoro o cambieresti qualcosa?

«Si sono soddisfatto, non cambierei nulla anche perché ho cambiato gia tutto all’inizio. Quando ho visto il libro la prima volta sono rimasto senza parole».

Cosa ti ha colpito di più nel lavoro dei tuoi “compagni di viaggio” in questa avventura?

«La cosa bellissima è stata la “sinergia”: nonostante i vari confronti si è sempre trovata una soluzione e alla fine anche se siamo abituati a lavorare in solitaria lavorare in gruppo ha funzionato alla grande».

“Le 5 Fasi” potrebbero avere un seguito? Per lo meno dal punto di vista di un progetto editoriale così particolare e complesso.

«Non penso che ci sarà un sequel, ma sicuramente con il Collettivo DUMMY andremo avanti, stiamo solo aspettando il momento giusto».

Cosa ti fa arrabbiare nel mondo del fumetto di oggi?

«La stagnazione a livello di idee, l’affrontare un lavoro creativo come si stesse compilando un modulo F24, l’esaltare la pochezza di contenuti pensando di stare facendo chissà cosa, l’imbecillità di certi seguaci, di certi siti, di certi blogger».

Cosa ti piace nel mondo del fumetto di oggi?

«Mi piacciono molte le realtà indipendenti, sempre in movimento e propositive, l’esatto contrario dei “grossi” editori congelati nella loro putrefazione».

Fumetti e digitale: che ne pensi?

«Questa cosa mi fa ridere, nel senso che in Italia qualsiasi passo evolutivo a livello di tecnologia sembra un evento da interrogazione parlamentare. Il digitale sicuramente non impedirà di mettere dentro ad un iPad fumetti di merda… il problema sicuramente non è il mezzo».

Muore Moebius e per un giorno tutti si scoprono grandi appassionati o esperti di fumetti (soprattutto in Italia), poi silenzio totale… Come ti spieghi una cosa del genere?

«Un altro classico, come quelli che si fanno la foto sulla nave mezza affondata. La morte come elemento aggregativo e di discussione sembra interessante, da approfondire. Il web ha generato dei mostri ma comunque è stato meno patetico di un’altra morte celebre qualche mese prima, forse perchè era francese e non ci aveva collaborato nessun piagnone di turno. Ad ogni modo a me di Moebious non è mai fregato un cazzo, sicuramente è stato un grande, anche se l’espressione “fumetto a forma di elefante” mi è sempre stata sulle palle…».

Oggi in Italia tutti si riempiono la bocca con la parola “graphic novel” nel tentativo di dare spessore culturale al fumetto (come se ce ne fosse bisogno). Personalmente credo che esistano fumetti belli, fumetti brutti e fumetti così così, e questo a prescindere dal fatto che si parli di comics, di graphic novel, di fumetti seriali o di “giornaletti”. Che ne pensi di questa moda delle graphic novel?

«La prima volta che sono venuto in contatto con la parola “graphic novel” è stato con un albo di Dazzler della Marvel e poi con “Love and war” di Miller/Sienkiewicz, era un termine che la Marvel aveva dato ad una serie di albi con un formato diverso e con storie autoconclusive, la maggiorparte disegnate con il buco del culo. Questo per me è sempre stata la Graphic Novel, poi è venuto tutto il resto… adesso usano questo termine per giustificare una sorta di contenuto culturale in un medium considerato per mentecatti, un po’ come i metallari che dicono che ascoltano musica classica per non fare la figura degli ignoranti».

L’ultimo bel fumetto che ti è capitato di leggere è stato…

«Scarlet di Bendis e Maleev, varia roba del Punisher, la Quarta necessita di Luttazzi e Giacon».

Grazie!

Il viaggio alla scoperta de “Le 5 Fasi” e del Collettivo DUMMY
continua il 7 maggio con l’intervista a Squaz


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