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Outlander, la recensione di Andrea Andreetta

Outlander, il nuovo serial di uno degli showrunner più poetici, sensibili e visionari, Ronald D. Moore is back.

Per chi non conosce Diana Gabaldon e La saga di Claire Randall probabilmente Outlander sarà passato in secondo piano, anzi proprio non ne conosce la sua esistenza. Per tutte quelle, si al femminile visto che il 70% pare siano lettrici, innamorate del fantasy-romance-action-historical-drama della Diana accorrete frettolose al piccolo schermo.

Outlander, la recensione

Premetto che ad ora di Outlander è andato in onda solo il pilot, non sono solito scrivere con così scarno footage a meno che non sia proprio inguardabile, ma pare che questa volta debba fare un’eccezione vista l’opera nel suo insieme. Con insieme intendo la trasposizione in live action di libri famosi come la saga di cui stiamo parlando, Game of Thrones rulez, che risulta veramente complessa per la portata degli eventi narrativi e la commistione di generi. Gabaldon crea un mix molto interessante camminando come equilibrista sul filo dei generi (ndr letterari), ma Ronald D. Moore riuscirà a mantenere la perfetta simmetria dei libri?

Alla luce del primo episodio parrebbe che il grande mattatore di Battlestar Galactica abbia centrato un colpo da maestro. In un set scozzese al 100%, dove le Highlands sono il contorno adatto ad un fantasy sui generis, il nostro sceneggiatore patina tutto con una fotografia “fiabesca”, musiche adeguate e soprattutto lancia in scena la bravissima Claire Randall aka Caitriona Balfe e il super bello Jamie Fraser aka Sam Heughan (quest’ultimo sembra che dica “Siamo frigo sì, mica immortali!” cit.). Ma non solo, il plot amalgama tutto senza forzare la mano, così traspare l’anima romance della sagra senza diventarne schiavo, speriamo continui così (d’altronde chi ha visto, il sottoscritto almeno 4 volte tutta la serie, Battlestar Galactica ha già perfettamente capito di che pasta sarà Outlander).

Outlander, la recensione

Senza raccontavi troppo, cadendo in un vortice di spoiler allert, posso rivelare che la trama si svolge in due piani temporali molto interessanti dal punto di vista storico, brava la Diana, il 1945 e il 1743. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale con tutta la tragedia di un conflitto sanguinoso e inutilmente mostruoso, si passa al pieno Giacobitismo con personaggi degni d’interpretare il più efferato dei serial killer, nomi come “Billy il Macellaio” non sono dati a caso.

Proprio a ridosso della definitiva, per gli scozzesi, battaglia di Culloden (1746) la giovane Claire si troverà trasportata magicamente senza possibilità di ritorno al presente. Insomma un classico della narrativa che però avrà notevoli colpi di scena, assolutamente imprevedibili, dato che la saga consta di ben 8 volumi (l’ultimo in uscita per il 2014).

Outlander, la recensione

In fine la produzione di Starz dovrebbe garantire un futuro (vedi: Spartacus, Da Vinci’s Demons, Black Sails) radioso a questa serie americana ma dal sapiente cuore british, sicuramente ritornerò sul pezzo!

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Publisher, writer, copywriter and graphic editor for Sugarpulp Magazine
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