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The Outsider, la recensione

The Outsider, la recensione di Corrado Ravaioli

The Outsider, la recensione di Corrado Ravaioli della serie HBO tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King.

Se c’è una sicurezza in questi tempi incerti è HBO, grande casa di produzione americana, che non sbaglia un colpo. Ne è ancora una prova l’adattamento del romanzo di Stephen King The Outsider, in onda in queste settimane su Sky Atlantic

Il fatto che il Re abbia dato la sua benedizione alla serie, è un indice positivo del livello della produzione, a cui hanno partecipato in fase di scrittura due cavalli di razza come Richard Price (The Night Of, The Wire e The Deuce) e Dennis Lehane, (l’autore di Mistic River e Shutter Island, ha scritto un episodio).

A questo aggiungiamo anche un cast ben equipaggiato, guidato dall’eclettico Ben Mendelsohn e tra gli altri Jason Bateman, che ha curato anche la regia dei primi due episodi. 

Quando ogni certezza vacilla

Di cosa parla The Outsider? Dell’indagine su un brutale omicidio di un undicenne, il cui mistero viene risolto rapidamente visto che il presunto assassino ha lasciato una serie di tracce inequivocabili lungo il percorso. Di questo è sicuro il detective interpretato da Medelsohn, che decide di arrestare in maniera eclatante il fantomatico orco.

Ma alcuni elementi sollevati dalla difesa fanno scricchiolare l’impianto accusatorio. Come si fa a dubitare di indizi così evidenti? E chi può aver compiuto un gesto così efferato se non lui? A queste domande, nel corso di questa serie, se ne aggiungeranno altre. E le certezze del protagonista, da sempre fedele a un’analisi razionale dei fatti, cominceranno a vacillare.

In particolare dopo il coinvolgimento nelle indagini di un’investigatrice dai metodi decisamente poco ortodossi. Insieme troveranno il modo per mettere insieme gli elementi di un rebus apparentemente senza soluzione, fino allo showdown da applausi. 

Soprannaturale, violenza e atmosfere cupe

Inutile nascondersi. In questa storia, come buona parte della produzione di King, c’è un elemento soprannaturale molto forte, e lascio allo spettatore il piacere della scoperta, accompagnata dai brividi del caso. 

A rendere l’atmosfera particolarmente lugubre concorrono la fotografia cupa che lascia un senso di morte imminente e la colonna sonora davvero efficace a segnalare i momenti di attesa o i cambi di tono. Chiaramente si tratta di una serie a tratti molto cruda e non mancano le scene truculente. Ora sapete cosa vi aspetta. 

Nell’arco delle 10 puntate di cui si compone forse non tutto funziona. Alcuni passaggi appaiono scontati ma sono tappe obbligate del racconto, giustificano l’evoluzione dell’indagine quanto quella dei personaggi. Uno degli elementi forti della serie è proprio la caratterizzazione dei personaggi.

Tra tutti il già citato Medelsohn, in una delle sue prove migliori, sempre misurato nel ruolo di un poliziotto tormentato a un passo dall’esplosione emotiva, e Cynthia Erivo, nella parte della detective sensitiva, molto abile in un ruolo personaggio delicato e complesso. 

The Outsider, uno slow burn horror

The Outsider è una sorta di slow burn horror. Vive di brusche accelerazioni e momenti più riflessivi, mescolando abilmente poliziesco procedurale e dinamiche del thriller soprannaturale.

Senza dimenticare il tema del dolore, vero filo conduttore della storia. Un sentimento che unisce le famiglie delle vittime, i protagonisti che hanno subito un lutto o un trauma, e non ultimo l’assassino. 

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